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Un libro che somiglia a una matrjoška. “Cuori fanatici” di Edoardo Albinati

Un libro che somiglia a una matrjoška. “Cuori fanatici” di Edoardo AlbinatiIl vocabolario Treccani definisce fanatico «chi è mosso da passione forte ed esclusiva, da entusiasmo per un'idea, per un partito, o anche semplicemente da simpatia eccessiva verso una determinata persona o da eccessivo zelo nell'esercizio di un'attività”, o “di ciò che rivela fanatismo». A Roma «la parola è usata con senso più generico, attribuita a chiunque nelle sue manifestazioni o nelle sue mansioni si mostri eccessivamente zelante, smanioso, o dia comunque prova di esagerazione in tutto ciò che fa, e anche persona boriosa, che ama mettersi in mostra.» Nel suo nuovo romanzo Cuori fanatici (Rizzoli) Edoardo Albinati, scrittore e sceneggiatore romano e Premio Strega 2016 con La scuola cattolica, presenta in dodici capitoli alcuni archetipi che ben illustrano il lemma. Sono un capannello di personaggi che ruotano intorno a due giovani amici, Nanni e Nico, in un'epoca molto vicina eppure molto lontana, che sono gli anni Ottanta. Prima però Albinati fa dono al lettore di un prologo dedicato alla città meridionale, sottofondo in gran parte dei ritratti e camei più o meno grandi che compongono questo libro, e dall'identità assai facile da scoprire.

Riassumere la trama può essere fuorviante in quanto non può che essere riduttivo. A tratti si ha l'impressione di guardare dentro un caleidoscopio, di apprezzare più le ramificazioni rispetto al filo conduttore, di farsi distrarre dalla maestria della scrittura che incorpora tecniche anche molto diverse fra loro, e di non riuscire a focalizzare i contenuti con la dovuta attenzione. Cuori fanatici ha tante chiavi ed è un'opera che per essere apprezzata appieno richiederebbe più di una lettura. Abbraccia e respinge, esercita una forza magnetica, confonde e chiarisce.

 

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I due protagonisti sono in realtà punti di partenza, più che occupanti a pieno titolo dello spazio narrativo. Sono Nanni Zingone, professore in un liceo romano, e Nico Quell, consulente editoriale, «una specie di cortigiano della letteratura», presso una casa editrice al Nord. Nell'economia del romanzo i loro spazi non sono equamente divisi, non hanno lo stesso peso nella trama, e a volte sono solo un tramite, quasi un pretesto, per parlare di altro e di altri.

Un libro che somiglia a una matrjoška. “Cuori fanatici” di Edoardo Albinati

Nanni ci viene presentato subito come un fanatico dell'insegnamento: «...la loro parata d'istinto era frutto dell'addestramento condotto da Zingone sotto forma di impietosa pioggia di stimoli, una tormenta dell'attenzione che si placava solo al suono della campanella. Sopravvivere a una di quelle lezioni voleva dire aver qualcosa da rimarginare. I superstiti si riscuotevano e contavano le ferite e ne andavano un po' orgogliosi.»

Nico invece è figlio di un ambasciatore gambizzato, perché quelli erano anche gli anni di piombo, del fanatismo del tipo devastante. A suo modo è fanatico anche l'ambasciatore Quell: «L'orgoglio, la tenacia, forse la sua stessa insensibilità ebbero la meglio sulla sofferenza e isolarono Quell dal consesso umano.» Quell è anche lo strumento del narratore per tirare le somme del terrorismo, in questo caso di “sinistra”:

«Nei ragionamenti che ruminava per spiegarsi il perché fosse finito proprio lui nel mirino, Quell non si sognava di entrare nel merito dell'ideologia in nome della quale gli veniva sparato: gli sembrava irrilevante, ingenua, fondamentalmente immeritevole di essere considerata o analizzata, così come non si presta troppa attenzione ai vaneggiamenti di un barbone o al gioco di bambini che si contendono tappi di bottiglia come fossero un tesoro. Strategie illusorie e violente poste al servizio di ideali strampalati e anacronistici. In Europa, il comunismo si avviava al tramonto nei suoi regimi pomposi e truculenti, e nei Paesi dove non era riuscito ad affermarsi con l'appoggio dei carri armati, qualcuno pensava davvero di realizzarlo grazie a qualche squadra di ex operai e studenti fuori corso surriscaldati dalla mitologia dell'insurrezione?… Il fanatismo che viene dal popolo o afferma di agire nel nome del popolo ha il potere di risvegliarne uno di segno opposto, forse ancora più tenace e implacabile, cioè il fanatismo snobistico, e questo in fondo era Quell, un fanatico, sì anche lui lo era, esattamente come quelli che gli avevano sparato.»

 

Un colpo al cuore è il paragrafo che con poche parole incisive ricapitola l'epoca:

«L'idolo dei mediocri non era ancora il mediocre. Ancora i mediocri sognavano, e sognavano di non essere più mediocri, e almeno in alcuni momenti della loro esistenza poteva accadere loro di essere integri e liberi come l'aria e il sole. Era l'epoca stessa a permetterlo. Era un'epoca radicale e fanatica durante la quale nessuno si accontentava di quello che era, nessuno era soddisfatto di quello che faceva o del modo in cui lo faceva. Bisognava andare oltre e afferrare la pienezza.»

 

Con la figura del “professor” Berio l'autore presenta l'intellettuale velleitario, ossia il fanatismo di chi non riconosce altro valore al di fuori di una branca della cultura e della propria visione. Un a tipologia piuttosto diffusa, e l'attenzione dedicata rende il libro anche una sorta di manuale sugli intellettuali rivolto agli intellettuali. Berio è la figura centrale in due capitoli, con tanto di sproloquio provocativo che rievoca bene anche il clima dell'epoca. Cede poi il passo a Lenia, sua figlia, che è il suo contraltare, e che sfiorerà Nico nutrendo qualche esile speranza per i due.

Un libro che somiglia a una matrjoška. “Cuori fanatici” di Edoardo Albinati

Un lungo capitolo è dedicato alla famiglia di Nanni, a sua moglie Costanza e alle tre figlie. Il titolo Capelli evoca un rito introdotto da lui, quello del taglio e della spazzolatura dei capelli delle figlie, pregno di gesti che seguono l'individualità delle bambine. Nanni è un fanatico dell'amore per la moglie e per le figlie, Costanza invece combatte strenuamente per conservare un proprio spazio inaccessibile alla famiglia, dove coltivare anche l'adulterio. Asciutte anamnesi si alternano a righe poetiche come queste:

«... i fili per stendere brillavano contro il cielo, non regolari, non dritti e precisi come righe di pentagramma tra un albero e l'altro, ma disegnando nell'aria rigide onde e gobbe, lungo cui erano disposte le macchie colorate delle mollette: il verde, il giallo, il celeste, giallo-rosso, giallo-celeste-giallo, secondo pure frequenze ottiche.»

 

Non manca un inciso sferzante dello scrittore sugli scrittori:

«È un tratto antico dello scrittore italiano: anche scrivendo un sonetto sul cane di casa, è certo di aver dato una mano a migliorare il mondo, di aver sfamato i poveri, accelerato la rivoluzione dei giusti, dato uno scrollone al regime marcio. Ogni volta che afferra la penna per buttar giù una storiella, pretende che gli altri ci vedano il suo impegno per la soluzione del problema della vita.»

 

Il capitolo centrale è l'anello di congiunzione fra terroristi e vittime, che a volte sono gli stessi terroristi. La piramide narrativa arriva così a compimento, il lettore tiene ormai in mano le fila della trama. Con la figura implacabile della terrorista, che non può che essere malata di fanatismo, Albinati, capace di descrizioni e ritratti lunghi e molto dettagliati, qui ci insegna come anche con una sola frase lapidaria – «Alessandra decise che si faceva prima a sparare qualcuno» – si possano centrare azione e personaggio. Questo capitolo ospita anche il primo dialogo del libro, tanto indimenticabile quanto raccapricciante.

 

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In Cuori fanatici una storia tira l'altra, qualcuna è tragica, quella che si svolge nella città meridionale alla confluenza dei due fiumi addirittura epica, altre contorte, improntate sull'ironia, sul cinismo, sul grottesco o sull'ingenuità. L'interno di ciascuna nasconde sempre qualcos'altro, e il libro ricorda una matrjoška lavorata nei minimi dettagli. Ognuna veicola anche la visione di un segmento, un'opinione, un approccio, una presa di posizione. Albinati presenta il ritratto di un'epoca, di una serie di personaggi fanatici che in quell'epoca hanno vissuto il loro fanatismo nei modi descritti, ma che in altre epoche sarebbero stati sempre fanatici, perché possessori di cuori fanatici, caso mai in forme diverse.

Un libro non difficile da leggere ma non facile da afferrare, che non delude le aspettative di chi ha letto La scuola cattolica.


Per la prima foto, copyright: Ian Schneider su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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