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Un libro capace di mettere radici. “Planimetria di una famiglia felice” di Lia Piano

Un libro capace di mettere radici. “Planimetria di una famiglia felice” di Lia PianoTra le novità di Bompiani a fine estate è uscito il delizioso libro di esordio di Lia Piano: Planimetria di una famiglia felice.

In questo raccontonon c’è una trama vera e propria, gli episodi o per meglio dire i “tentativi” che queste persone fanno per diventare normali ‒ qualsiasi cosa questo significhi ‒ sono raccontati seguendo la disposizione delle stanze nella loro casa.

«In dieci anni erano riusciti a cambiare tre nazioni, festeggiando ogni trasloco con un figlio. A quel punto era venuto il momento di diventare una famiglia tradizionale, avevano comprato una vera casa e si erano imbarcati nella loro impresa più difficile: diventare normali».

 

Per «diventare normali» il primo passo è cercare una tata che si occupi dei tre bambini: Marco, Gioele e Nana, la protagonista del racconto. Ecco qui che nella storia irrompe con energia la caratteristica e divertente Concepita Maria che a suon di ceffoni ben piazzati, accompagnati da uno stretto calabrese, è sempre pronta a mettere tutti in riga, adulti compresi. Con lei una lunga serie di animali ‒ cani, criceti, rane, galline e via dicendo ‒ pian piano occupano la casa.

 

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Un altro passo per diventare normali è avere delle cose e riempire le stanze vuote. È così che inizia «la febbre dell’accumulo», e ognuno a modo suo occupa le camere. 

È per questo che nel seminterrato compaiono lo scheletro di una barca a vela da costruire, un campo di pallavolo in giardino e una miriade di pulcini nella vasca da bagno.

«Avevamo traslocato in cinque su un furgoncino mezzo vuoto, e non ho mai capito con cosa avessimo vissuto fino a quel momento. Ma qualsiasi cosa fosse, i miei genitori l’avevano lasciata altrove, nel mondo di prima».

Un libro capace di mettere radici. “Planimetria di una famiglia felice” di Lia Piano

Se prima il mondo era fatto di grigi e nemmeno si osava alzare lo sguardo al cielo, come ci racconta la piccola protagonista, ora la casa e ciò che la circonda sono pieni di colori e di notte tutti insieme guardano le stelle dalle vetrate del salotto.

Sono la scuola e i pomeriggi a casa dei compagni che fanno emergere le prime differenze.

«Le case degli altri avevano anche un odore diverso: di varechina, lacca per capelli, profumo dei panni appena stirati e nei bagni, a ogni tirata di sciacquone, esplodeva dalla tazza la fragranza chimica della primavera.  […] Nelle case degli altri c’erano un sacco di cose da tenere fuori dalla portata dei bambini. Tranne la televisione sempre accesa».

 

A casa di Nana invece è «vietato vietare» e anche se qualche attenzione in più non farebbe male ‒ dato che in diversi episodi i bambini rischiano l’avvelenamento o l’abrasione a causa della tata che non sa leggere le etichette ‒ viene coltivata la libertà di essere e di agire. Nulla è precluso, perfino una mensola per i libri lunga trecentosette metri che percorra tutta la casa.

«La maestra mi aveva spiegato che i libri sono stati un tempo alberi, che la cellulosa proviene dal legno. Anche questo non era del tutto vero: i libri erano ancora alberi, dove li posavi mettevano radici. Se c’erano i libri significava che quella era casa».

 

Paradossalmente i tentativi che questa famiglia fa per diventare normale finiscono quando, a seguito di un incidente, si stabilisce a casa loro un’assistente sociale che sorvegli la famiglia. Se tentare di essere normali non ha funzionato, non resta che fingere.

Un libro capace di mettere radici. “Planimetria di una famiglia felice” di Lia Piano

Mi sono innamorata due volte di questo libro: quando l’ho iniziato e quando l’ho finito.

All’inizio mi aveva colpito l’originalità del modo di narrare questa storia e cioè raccontando gli episodi sulla base della planimetria della casa. Anche l’humor con cui vengono mostrate queste scene mi ha divertita e appassionata ma mi sono innamorata davvero di questo libro quando l’ho finito perché la chiusura esplosiva della storia mi ha lasciato, per gli istanti seguenti, sospesa come i protagonisti del racconto e mi ha fatto arrivare con potenza il vero messaggio del libro facendomi capire la sua parte nascosta, come la cripta nella casa.

 

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Planimetria di una famiglia felice non è per niente un racconto spensierato e divertente, è un libro capace di mettere radici.


Per la prima foto, copyright: MI PHAM su Unsplash.

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