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Un intreccio perfetto. “Km 123” di Andrea Camilleri

Un intreccio perfetto. “Km 123” di Andrea CamilleriÈ un “lampo” questo giallo che il maestro del genere, Andrea Camilleri, ci ha donato prima di lasciarci. Km 123 (Giallo Mondadori) è infatti un romanzo breve che racchiude un ginepraio di eventi che hanno il potere di catapultare il lettore in questa storia senza soluzione di continuità.

Le 138 pagine, attraverso cui il giallo si estrinseca, hanno quasi il sembiante di una sorta di partita a scacchi tra l’autore e il lettore, che cerca di intuire nella narrazione di Camilleri quegli elementi per arrivare alla soluzione e alla verità per la risoluzione del caso. Perché di un caso si tratta che ha come protagonisti molteplici personaggi, le cui vite s’intrecciano.

Si entra subito in medias res nella trama che ha la peculiarità di essere imperniata prettamente su dialoghi veloci, telefonate da cellulari, sms ed e-mail tra i personaggi coinvolti, articoli di cronaca riportati da quotidiani e resoconti tecnici della polizia che indaga su un tentativo di omicidio ai danni di Giulio Davoli, uno dei protagonisti, in un incidente stradale avvenuto il 9 gennaio 2008 al Km 123 della via Aurelia in direzione Roma. Un tamponamento durante una giornata piovosa fa carambolare la sua utilitaria, una Panda, in una scarpata proprio in quel posto, con l’uomo che si salva per il rotto della cuffia, ma è costretto a rimanere immobilizzato in ospedale per le fratture riportate. L’incidente, volontario secondo un testimone oculare che si trovava a viaggiare sulla medesima strada, viene causato da un misterioso SUV con il conducente a bordo che riesce a dileguarsi.

 

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Questo è l’evento da cui parte la storia per poi prendere i contorni di un feuilleton rosa, in quanto si scopre che Giulio, cinquantenne costruttore, ha una tresca di amorosi sensi con la giovane Ester Gigante. Una storia fatta di scappatelle con la ventottenne fascinosa donna, che non è single ma sposata (infelicemente) con l’avvocato Stefano Marsili. A far da contraltare al marito fedifrago non poteva che esserci una moglie gelosa e molto nervosa (per usare un eufemismo!), di nome Giuditta, che cerca di restituire pan per focaccia, ma con gli interessi, al marito.

Un intreccio perfetto. “Km 123” di Andrea Camilleri

Sullo sfondo di questa vicenda s’innestano altre storie aventi come protagonisti amici dei coniugi Marsili e cioè Maria e Francesco De Stefani, altre amanti del dongiovanni Davoli e gli investigatori della polizia, con l'ispettore capo Attilio Bongioanni e il primo dirigente Costantino Lopez, quest'ultimi perché ci scapperà anche il morto come in un buon crime che si rispetti.

L’ambientazione del giallo si sviluppa tra Roma, Grosseto e Milano, città nelle quali si muovono i vari personaggi, quasi che le loro vite, condite di segreti inconfessabili, atavici rancori, malcelate vendette e anche torbide passioni, siano dei cerchi concentrici e che abbiamo come punto centrale il famigerato km 123.

L’intreccio perfetto creato da Camilleri sembra una bomba a orologeria pronta a deflagrare, con il lettore che si perde nei meandri delle ipotesi e delle convinzioni degli inquirenti che lavorano al caso e che hanno fretta di archiviare la cosa, a fronte delle pressioni.

Di più non si può dire perché il rischio di fare spoiler è sempre dietro l’angolo e, specie in questo giallo, la nebbia si diraderà solo in dirittura d’arrivo.

Un intreccio perfetto. “Km 123” di Andrea Camilleri

L’evolversi della trama mi ha un po’ ricordato quei programmi tv sui casi insoluti, i classici cold case, nei quali la cassa di risonanza dei mass media crea partecipazione e coinvolgimento nell’opinione pubblica. Non poteva essere altrimenti con un lavoro a tinte gialle del maestro Camilleri, che ha giocato con i personaggi mettendo in risalto carattere e psicologia, utilizzando solo il loro parlato, senza alcuna descrizione delle situazioni in divenire. È quasi come se gli stessi stessero recitando una parte in una pièce teatrale per noi pubblico-lettore.

Il ritmo vorticoso della narrazione fa sì che il lettore possa perdere il filo, visto che ci sono numerosi richiami di sms e telefonate da cellulari (non controllati dagli investigatori?) tra i diversi interlocutori, oltre che a cambiamenti repentini di scena, ma questa tecnica è adoperata scientemente dall’autore per coinvolgere chi legge nello sbrogliare l’intricata matassa, lasciando anche un retrogusto di irrisolto.

 

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Possiamo tentare una chiave di lettura alla fine della storia e cioè che è quanto mai laborioso mettere in ordine le tessere di un puzzle per dirimere un caso all’apparenza semplice e che spesse volte il caso gioca un ruolo fondamentale. Un romanzo consigliato per godere appieno delle pennellate d’autore del grande Camilleri. Dopo la fine del racconto, viene riproposto un documento (dal titolo La difesa di un colore) dello scrittore siciliano recentemente scomparso, relativo a un convegno del 2003 all’Università di Roma, frutto delle sue riflessioni, in cui l’autore parla dell’origine del “giallo” in Italia, dando vigore e risalto alla scuola giallistica nostrana che si è affermata e ritagliata uno spazio importante in campo internazionale negli ultimi decenni, grazie a illustri rappresentanti del genere.


Per la prima foto, copyright: Aubrey Rose Odom su Unsplash.

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