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Un incontro inaspettato con Enzo Foglianese

Enzo FoglianeseÈ la sera, quasi tiepida, di una giornata di primo agosto. L’ho passata, assieme ai miei amici, in compagnia di Maria Grazia nella sua città, Bari, per scoprirla e riscoprirla; dopo il caldo delle prime ore del pomeriggio, ci godiamo un veloce aperitivo e poi si va a mangiare la pizza.

Non c’è molta gente, ed è strano: l’altra volta il locale era zeppo di persone, ma è meglio così. Iniziamo a chiacchierare, Maria Grazia si dimostra nuovamente un’ospite premurosa nel raccomandarci la pizza più buona o gli ingredienti migliori. Nel frattempo, nel tavolo vicino al nostro, si accomoda una coppia, età sulla sessantina, più o meno: potrebbero avere l’età dei miei genitori, forse un paio di anni in più. Si siedono a un tavolo prenotato per otto, aspettano qualcuno e nel frattempo continuano a bassa voce una conversazione iniziata fuori dal locale. Così pure noi continuiamo la nostra, saltando dalla scuola ai libri, alla Puglia, a Sul Romanzo. Maria Grazia condivide le aspettative e i sogni per i progetti suoi e del gruppo con cui lavora, si discute di presentazioni, di letture pubbliche, dei vari festival: e così, tra una parola e un’altra, la conversazione prosegue con i suoi toni quieti ma interessati.

«Come a Mantova, sì!»
«Mi è proprio piaciuto.»
«Ci mettiamo tanto entusiasmo, ci divertiamo», dice Maria Grazia, «poi a volte mi chiedo se ne valga la pena, se tutto questo lavoro, tutto questo impegno, corrisponda a un risultato. Non so»
«Se posso…» La signora del tavolo di fianco ci sta guardando. «Se posso intromettermi…»
«Ma certo!»
«Dicevo, sì, ne vale sempre la pena

E allora la conversazione naturalmente alla coppia. La signora è una buona lettrice, ci scambiamo consigli di lettura e impressioni su questo o quell’altro, mentre attendiamo le nostre pizze e loro attendono, scopriamo, il figlio con la moglie e i bambini; e la voglia di unire e fare un’unica tavolata è frenata solo dall’impossibilità fisica di farlo, da quei tavolini bianchi incastrati come al tetris. Si parla della lettura nella scuola, racconto della prova INVALSI delle superiori, che chiedeva di indicare quanti libri ciascuno avesse in casa, e di come qualcuno avesse affermato di averne meno di dieci. Il che è incredibile, perché almeno il libro della Parodi e della Clerici non manca in nessuna casa!

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Enzo Foglianese«Simpatica, la Clerici», commenta lui. Sì, simpatica davvero.
Intanto arriva la famiglia del figlio e il gruppo aumenta. E poi il signore, che scopriamo chiamarsi Enzo, si accende, inizia a parlare di calcio, trovando tre su quattro di noi piuttosto impreparati; il rapporto Juve e Inter, i nipoti che tifano la squadra “sbagliata”; e poi, anche se le pizze sono arrivate, girando un po’ le schiene e i colli, continuiamo a parlare di Puglia, e lui afferma che la Puglia non è una regione. Scherza con la moglie, salentina, sulla Lecce barocca e sulle meraviglie di Bari; prendete, prendete un compasso e misurate la distanza tra Bari e Lecce; e poi fate girare il compasso, e con centro Bari superate Capri! Cioè Capri è più vicino a Bari di Lecce! La Puglia non è una regione. Si ride, si scherza.

Che bella serata.

Come tutte le cose belle, anche questa volge al termine. Ci salutiamo. Io e Maria Grazia, presi dallo stesso pensiero, ci avviciniamo e un po’ in disparte chiediamo se possiamo tenerci in contatto per ricordare tutti questi bei discorsi. Lui tituba, poi ci dice: «Sono Enzo. Enzo Foglianese

Ci salutiamo e usciamo dal locale. Subito su Google a cercarlo e le nostre facce basite saranno anche le vostre. Ma non vi rovino la sorpresa.

Altro che sessantenne, comunque. E a buon motivo parlava della Clerici.

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