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Un grande gioco caleidoscopico. “Secondo Josh” di Lorenzo Fusoni

Un grande gioco caleidoscopico. “Secondo Josh” di Lorenzo FusoniIn Secondo Josh (Golem edizioni, 2019) Lorenzo Fusoni ripropone il giovanissimo e geniale personaggio già visto in Il libro di Josh uscito nel 2017 sempre per Golem edizioni.

Secondo Josh è una storia paradossale in cui la narrazione si dipana, ma spesso si aggroviglia tra personaggi surreali, primi fra tutti gli stessi protagonisti: Josh appunto e Marius, due bambini di nove anni che in realtà non hanno alcuna caratteristica dei bambini della loro età. Josh è un genio della speculazione finanziaria, calcolatore e manipolatore, colto (a un certo punto del libro viene descritto mentre sta leggendo Ada o Ardore di Vladimir Nabokov e interrotto dal padre si lancia in un’invettiva contro la rassicurante generalizzazione preconfezionata del lettore che si ferma all’apparenza consolidata e all’opinione più comune e generale), Marius è invece un novello paladino che combatte i soprusi e le ingiustizie e ama travestirsi da supereroe e prendere parte alle inchieste e alle indagini della polizia per assicurare alla giustizia i malviventi. Intorno a loro ruotano personaggi surreali le cui azioni danno vita a situazioni assurde al di là di ogni immaginazione.

 

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Non c’è una verità in Secondo Josh e la realtà non è quella che si vede, tutto è travestimento e inganno, un gioco di specchi deformanti che va oltre il reale sforzando l’immaginazione del lettore che spesso si perde nella prosa a volte tortuosa, spesso labirintica, piena di citazioni e rimandi quasi come se Lorenzo Fusoni volesse sfidare il lettore nel trovare le connessioni logiche e arrivare alla fine della storia senza perdersi nel coro di voci e nel flusso continuo dei dialoghi che si rincorrono e si sovrappongono.

Un grande gioco caleidoscopico. “Secondo Josh” di Lorenzo Fusoni

C’è tanto in Secondo Josh: genitori dalla strana genitorialità, criminali, rabbini che non sono rabbini, poliziotti che ricordano il Sergente maggiore Hartman di Full metal racket che abbaiano ordini e sciorinano offese al povero sottoposto di turno con un linguaggio artificioso dalle metafore arditamente barocche. Motore di tutta l’azione è un vecchio mafioso che si risveglia dal coma in una stanza d’ospedale dopo essere sopravvissuto a un terribile attentato. Non ricorda bene cosa sia successo, ma ricorda benissimo il nome di chi lo ha ridotto in quello stato: Josh, che si è divertito a rubargli tutti i suoi milioni e a rapirgli l’amata mammina.

In una continua girandola di equivoci e di situazioni paradossali a due poliziotti è affidato il compito di risolvere il caso, seguendo numerose piste che portano inevitabilmente ai due bambini inquietanti ognuno a suo modo, nella propria peculiarità, piccoli dottor Jekyll e mister Hyde senza però le componenti gotiche del grande romanzo di Robert Louis Stevenson.

Josh e Marius rappresentano il doppio, tema tanto caro alla letteratura di ogni tempo e che spesso si riallaccia al tema dell’equivoco che dà vita ad azioni che portano ad altre azioni, a soluzioni che partono da altre soluzioni, a realtà che nascondono altre realtà. In Secondo Josh le parole diventano rimandi continui, giochi semantici che creano una struttura narrativa meta testuale, anagrammatica, dai deittici ingannatori con riproduzioni onomatopeiche per cui la scrittura sembra quasi andare per conto proprio su strade lungo le quali si rischia ogni tanto di cadere.

Un grande gioco caleidoscopico. “Secondo Josh” di Lorenzo Fusoni

Fusoni ha voluto creare un romanzo dal carattere sperimentale, un esperimento linguistico e letterario dove non mancano incursioni nei nuovi linguaggi veicolati dalle chat e dalle e-mail in cui l’immediatezza del messaggio è fondamentale a discapito dell’accuratezza. In una società destrutturata anche la lingua si destruttura: «Ah! Ciop, ciop…Babbè, dai, ne mangio un attro, bavvero puoni, queszi bisciotti…ciop, ciop. Ci metthono ohhlburro frescho».

 

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Un gioco caleidoscopico di continua ricerca di modi fantasiosi di usare la lingua che penalizza forse un po’ la trama che in verità in alcuni punti perde di vigore e si sfilaccia. Dopo Piccole esistenze in cui il tema dell’incomunicabilità era centrale nello svolgersi della trama Fusoni riprende il filo di questa tema offrendo anche qui spunti di riflessione sull’incapacità di comunicare realmente gli uni con gli altri, sulla difficoltà di instaurare un vero e proprio contatto che vada al di là delle parole. In questo romanzo entra quindi in scena la “miseria” umana, la parte oscura che ognuno di noi porta in dote, il contrasto tra essere e apparire, tra detto e non detto.


Per la prima foto, copyright: Malcolm Lightbody su Unsplash.

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