Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Un esordio più che luminoso. “Siamo riflessi di luce” di Samuel Miller

Un esordio più che luminoso. “Siamo riflessi di luce” di Samuel MillerUn esordio più che luminoso, quello del giovane autore americano Samuel Miller, che con il suo Siamo riflessi di luce (HarperCollins – traduzione di Alba Bariffi) arriva nelle librerie italiane da oggi. La portata di questo libro si intuisce immediatamente, ma non dalle prime pagine, e neanche dal prologo; in questo testo la curiosità è animata a partire dalla dedica iniziale dell’autore, scritta per intero in minuscolo, con la “&” commerciale al posto della “e” come congiunzione, e viene citato un fantomatico grande scopo.

La curiosità è da subito accesa. Si volta pagina e il volume prosegue con un prologo misterioso, che introduce quale sarà il colore di tutto il romanzo: opaco, onirico, una lettura che rimarrà costantemente sulla soglia della coscienza.

Il protagonista è un ragazzo di diciotto anni che porta lo stesso importante nome del nonno scrittore: Aurthur Louis Pullmann.

Il dolore per la perdita di quest’ultimo, avvenuta cinque anni prima in circostanze misteriose, i conflitti familiari con il padre e lo zio che vogliono speculare sui diritti di quell’unico libro scritto nel 1975, e che è considerato all’unanimità un capolavoro della letteratura moderna, la rottura con la ragazza Kaitlin e il migliore amico Mason, configurano il protagonista come un adolescente complesso, che vive alla giornata, privo di stimoli e, inoltre, preda di violentissimi scatti d’ira, che gli sono costati l’allontanamento forzato dall’Univesità, dallo sport e dagli amici, con un ordine restrittivo del tribunale. Per questi motivi Arthur appare da subito sofferente e rabbioso, introverso e sopra le righe: un ragazzo sovrastato dagli eventi, con la testa ricolma di fantasmi e incubi.

«La cintura di sicurezza intorno al torso stringe più forte, facendo uscire quel poco d’aria che mi rimaneva nei polmoni. «Va bene!» Una voce mi sta chiamando da una distanza infinita. Non mi giro neppure a guardare. Viene dall’alto, dalla superficie

bang.

Il finestrino vibra violentemente. Qualcuno sta cercando di romperlo. Qualcuno sta cercando di tirarmi fuori.

«Va bene!»

bang

Dovrei muovermi. Dovrei aiutarli. Dovrei tendere le braccia, comunicare che sono vivo. Dovrei strapparmi le cinture di sicurezza e cercare la maniglia della portiera.

Ma non mi muovo.»

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Il protagonista racconta se stesso in prima persona, le sensazioni, l’ambiente che lo circonda, gli eventi che gli capitano e i problemi che lo affliggono, con un linguaggio semplice ma allo stesso modo straordinario, perchè capace di portare il lettore all’interno della sua mente e levarne tutti i filtri: così si pensa con il suo cervello, si vede con i suoi occhi e si soffre con il suo cuore.

Un esordio più che luminoso. “Siamo riflessi di luce” di Samuel Miller

La prima persona è spesso una scelta narrativa difficile, che ha diversi limiti, ma in questo caso l’autore riesce a gestirla in maniera esemplare, perché è proprio l’io narrante che carica il libro di tensione e ritmo, e allo stesso modo di paura, incertezza, tanto che presto nasce nel lettore il dubbio che quello che il narratore racconta non sia veritiero.

Si ha la sensazione di avere una visione parziale e distorta dei fatti, che quello che sta vivendo il protagonista possa essere solo nella sua mente. Il cervello di Arthur è popolato di voci immaginarie, che s’inseriscono nella sua realtà come persone fisiche, e che rendono il testo profondo, quasi onirico. Nell’estratto che segue, Kaitlin è solo un pensiero del protagonista, ma si inserisce nel dialogo come se fosse reale.

«Sussultai per il terrore. Kaitlin era seduta vicino a Mara sul sedile di fronte a me. «Questa ragazza dall’accento terribile, che non conosci nemmeno?» «Sì» dissi. Kaitlin parve seccata; Mara alzò gli occhi. «Niente, scusa.»«Be’, grande idea, Arthur. Quando ti rapinerà lasciandoti per morto, non venire a piangere...»

«Arthur.» Mara aveva chiuso gli occhi e aveva di nuovo gli ingranaggi al lavoro dietro la fronte. «Vorrei aiutarti nelle tue ricerche.» Pareva quasi che avesse provato e riprovato quella frase. «Oddio!» gridò Kaitlin. «Ma chi pensa di essere questa qua? No, santo cielo, Arthur, dille di no.» Aveva ragione. «Mi spiace, Mara...» [….] Il treno volò dentro una galleria ed entrambe sparirono.»

 

Arthur Louis Pullmann, lo scrittore/nonno, rappresenta l’altro grande protagonista che non c’è del romanzo, in quanto è già defunto nel momento in cui la storia ha inizio.

Ma l’anziano letterato rimane una presenza chiave, ingombrante, potente: descritto come un autore solitario, scontroso e geniale, il cui brutto carattere è esacerbato dall’Alzheimer, negli ultimi giorni della sua vita è caduto rinchiuso in una sorta di incompresa pazzia che lo ha portato prima ad allontanarsi da casa e poi a essere ritrovato morto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo in cui viveva.

Un esordio più che luminoso. “Siamo riflessi di luce” di Samuel Miller

La storia, in una seconda linea temporale, è raccontata attraverso le pagine del diario del nonno, di cui Arthur, il nipote, ignora l’esistenza. Il diario si pone come una sorta di narrazione onnisciente, ma che, di contro, non aiuta la comprensione del romanzo. Ci aggiunge mistero. Fascino. Frasi mistiche, rese complicate dalla malattia, alle quali il giovane protagonista cerca di dare un senso.

«certi giorni io

mi domando chi sono

& mi chiedo se qualcuno intorno a me

sa rispondere alla domanda

luci colore respiro dorato

strade lucide

& sto seduto nel niente di tutto

certi giorni io sono solo riflessi,

anima elastico che manda indietro

senza il peso della mia influenza

certi giorni io sono senza la

mia umanità

divento la camicia che ho sulla schiena

scarpe consumate ai piedi

ma anche quei giorni

ti sento

ogni giorno so che ci sei

arthur louis pullman »

 

Samuel Miller si è così indentificato nel personaggio dello scrittore Arthur Louis Pullman che è riuscito a crearne il mito, ne ha inventato lo stile, il linguaggio, il modo di comunicare. E il risultato è un protagonista che non c’è spaventosamente reale. Si è certi, durante la lettura, che Arthur Louis Pullman esista e si è tentati di digitare il suo nome sul web per scoprire tutto di lui.

Il tema centrale di Siamo riflessi di luce è il viaggio: in generale, il romanzo mostra il cammino del protagonista verso la ricerca di qualcosa, e per mezzo della quale dovrà venire a capo dei suoi problemi.

Arthur spesso pensa al perché il nonno sia scomparso: di lui ha un ricordo sbiadito, ma a tratti acceso. Apparentemente, il vecchio non ha lasciato tracce di sé, ma il nipote, che sembra essere connesso a lui da un legame che va oltre la parentela, ritrova alcuni criptici scritti abbandonati in casa. Arthur, decodificando i messaggi, scoprirà cose riguardo a lui che nemmeno il padre e lo zio avevano mai saputo, e facendosi guidare dall’istinto, intraprenderà un viaggio nei luoghi visitati dal nonno proprio durante gli ultimi cinque giorni della sua vita.

Allo stesso modo, il libro è un percorso all’interno di dinamiche famigliari complicate, un cammino mai scontato che il protagonista percorre negli anni difficili dell’adolescenza. Un’incursione onirica dentro la mente e le emozioni, ma anche un vero e proprio viaggio fisico che ricorda quello di un altro grande scrittore americano: Jack Kerouac. Ma a differenza di Kerouac, quello che propone Samuel Miller è un viaggio attraverso gli Stati Uniti che non si svolge in auto, ma che corre sui binari di uno fra i più leggendari treni americani: il California Zephyr.

L’autore, infatti, fa vagabondare il suo protagonista sulla storica linea ferroviaria, e le descrizioni dell’ambiente sono così verosimili che ci si trova catapultati nei paesaggi del grande Ovest americano, fatti di viste mozzafiato, immense pianure e cielo sconfinato.

Ma nonostante le ambientazioni forti e molto reali, durante la lettura si ha la sensazione di trovarsi costantemente nei pressi di un sogno, sulla soglia della realtà, dentro a una torbida sceneggiatura di David Lynch, dove oggettività e fantasia hanno linee confuse e contorni sfocati. Tutto il libro è avvolto in un alone di mistero che accompagna dalla prima all’ultima pagina: è come stare con un piede dentro la realtà conosciuta, ordinaria, e con l’altro piede dentro la stessa realtà, ma più rarefatta, sospesa, un universo parallelo pieno di situazioni paradossali e strambi personaggi.

Una delle prerogative di questo autore è quella di sapere porre l’attenzione su particolari marginali della storia, portarli in primo piano, e utilizzarli per dare estensione narrativa e profondità. Per esempio, dare voce al capotreno del California Zephyr.

«Va bene, gente, le valigie sono pronte, le porte sono chiuse e noi ripartiamo verso la nostra prossima fermata: Elko, Nevada. «Uno dei colleghi mi ha chiesto di ricordarvi che non tutte le fermate sono un’occasione di... devo dire “di sgranchirsi le gam- be”? O vogliamo fare gli adulti e puntare il dito contro i fumatori? «Sentite, lo so quanto amate le vostre sigarette, fidatevi, ma non possiamo avere disordini violenti alle porte a ogni fermata solo perché possiate provare tutti a farvi un tiro. E non possiamo lasciarvi aprire i finestrini mentre siamo in movimento, è una stupidaggine per cento motivi diversi. Una volta che siamo ripartiti, devono restare chiusi. Queste sono norme non trattabili. Non le facciamo noi le regole, arrivano da chi comanda, e non sto parlando di Dio in questo caso, parlo della commissione di controllo dell’Amtrak, ovvero Satana, come ci piace chiamarla. «Potrete fumare a Elko, disgustosi animali. È tutto dal vostro brillante e leale capotreno.»

 

Oltre alle ambientazioni, gli unici ganci con il reale sono le pulsioni sensoriali del protagonista, che è pur sempre un ragazzo di diciotto anni, che vede la realtà in maniera diversa da come potrebbe vederla un adulto e che vuole, nel bel mezzo di una situazione drammatica, solo potere baciare la ragazza di cui è innamorato.

«Il viso di Mara era vicino al mio. Quindici centimetri d’aria ci separavano mentre stavamo con la guancia sul cuscino. La debole luce della lampadina tingeva la stanza di giallo e la sua pelle di un colore dorato. Non l’avevo mai guardata in faccia così da vicino, ma ora mi accorsi che ogni dettaglio era disposto alla perfezione: le sopracci- glia minute, le orecchie minute, le labbra minute. Gli occhi ardevano verdi e saettavano per la stanza. Lungo il letto, su al soffitto, fuori dalla finestra, per poi posarsi su di me, guardando dritto nei miei. «Okay.» Si sporse verso di me e mi baciò, delicatamente, rapidamente, prima che potessi reagire.»

 

Quello di Samuel Miller è un cammino straordinario che il lettore fa passo dopo passo con il protagonista, e che porta a un finale che fa divorare il libro e che non delude. Le nebbie del sogno si diradano cedendo lo spazio a una realtà credibile, che non lascia questioni in sospeso.

Un libro che si fa leggere a qualsiasi età, che contiene molti generi, avventura, noir, psicologia, un volume che vale la pena sfogliare e decifrare perché nasce dalla penna di un autore al suo esordio. Un’entrata in scena difficile da dimenticare, quella di Samuel Miller.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Un testo nel quale il viaggio arriva al capolinea con dolcezza e forza, l’oscurità si dipana e i buchi neri della luce si suturano, lasciando spazio a una realtà che è ancora tutta da vivere.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.