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Un editore che brucia i libri. Ultima novità o inutile provocazione?

Un editore che brucia i libri. Ultima novità o inutile provocazione?Tutti noi siamo pronti a condannare chiunque proponga di bruciare i libri. E non solo perché abbiamo letto Fahrenheit 451 di Ray Bradbury o visto la versione cinematografica di François Truffaut, ma proprio perché abbiamo studiato cosa vuol dire vivere sotto l’ombra nera di una dittatura che fa dell’odio verso i libri e la cultura uno dei suoi punti di forza.

Oggi, a oltre settant’anni di distanza da quel periodo, questo pericolo sembra tornare, ma in una prospettiva del tutto diversa che nulla ha a che vedere con quella a cui siamo abituati.

 

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Si tratta infatti dell’iniziativa di una casa editrice islandese che stampa libri solo durante la luna piena in lotti da 69 pezzi e, quando la luna entra nella fase calante, tutti i libri rimasti invenduti vengono inceneriti. Il tutto per tenere alta la richiesta dei titoli dell’editore in questione.

 

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Tunglið (significa “luna”), questo il nome dell’editore, è stata fondata dallo scrittore Dagur Hjartarson e dall’artista Ragnar Helgi Ólafsson, con l’obiettivo di evitare che i libri restino a languire in un limbo editoriale stampandoli in un numero limitato di copie e incoraggiare così i lettori a comprarli il prima possibile.

 

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A dire il vero, un’iniziativa come questa forse potrebbe funzionare solo in Islanda, dove almeno un abitante su dieci pubblicherà un libro, come del resto Hjartarson, il cui romanzo The Last Confession of Love è giunto tra i finalisti dell’European Union Prize for Literature. Inoltre, il Paese ha anche una particolare tradizione: durante il periodo natalizio si regalano libri.

Un editore che brucia i libri. Ultima novità o inutile provocazione?

Intervistato dal «The Reykjavik Grapevine», Hjartason ha dichiarato:

«Tunglið prende piccoli libri e crea dei piccoli e preziosi momenti intorno a questi libri. Si oppone all’eternità che in genere gli altri editori promettono e valorizza la bellezza del momento».

 

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Tutto questo può sembrare molto poetico, ma alla fine – anche se con un fine diverso – sempre di bruciare libri si tratta. Voi che ne pensate?


Per la prima foto, copyright: Levi Jones.

Per la seconda foto, copyright: Mircea Ploscar.

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Commenti

Sinceramente, trovo che sia una trovata di marketing piuttosto forzata, destinata a finire presto e geograficamente circoscritta. Oltre al fatto che bruciare un libro mi repelle, ci sono libri che per essere scoperti ed apprezzati impiegano mesi o anche anni, perché questo è il tempo necessario per scoprirli. In questo modo, si rischia che vengano privilegiati solo gli autori che hanno saputo vendersi.
Anche senza richiamare alla mente orribili echi storici, ma sforzandosi di osservare questa iniziativa da un punto di vista artistico, non riesco a non condannarla: potrebbe apparire come un'ottima forma di arte contemporanea... ma io personalmente, avendola studiata per cinque anni in accademia, ho preso a detestare l'arte contemporanea, quindi su questo aspetto non mi pronuncio.
Ps. Era meglio se li riciclavano.

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