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Un classico della letteratura russa. “Il colombo d’argento” di Andrej Belyj

Un classico della letteratura russa. “Il colombo d’argento” di Andrej BelyjIl colombo d’argento è il titolo del romanzo di Andrej Belyj, pubblicato da Fazi Editore e tradotto in italiano da Carmelo Cascone. Tra di voi coloro che hanno studiato letteratura internazionale sicuramente conosceranno l’autore del romanzo, è, infatti di uno dei più importanti scrittori russi, vissuto tra il 1880 e il 1934. Belyj studiò all’università di Mosca matematica e filosofia laureandosi e proseguendo la sua carriera letteraria come poeta e scrittore.

Il colombo d’argento è il suo primo libro, risale al 1909 e sono numerosi i riferimenti al simbolismo e alla musica che emergono durante la lettura. Andrej Belyj da molti è considerato uno dei massimi esponenti russi del simbolismo e c’è chi lo avvicina addirittura a Fëdor Dostoevskij per la tecnica narrativa in prosa. Dalle prime pagine del libro, anzi già dall’introduzione, che l’autore ha intitolato Al posto di un’introduzione, emerge tutta la matrice simbolica che pervade i suoi scritti. Il colombo d’argento non è affatto un animale, non è un colombo, ma forse non rappresenta neppure il significato che i russi davano all’epoca a questo nome, non si tratta pienamente della saga che tutti intendono, forse c’è un significato ancora più remoto, ancora più ancestrale.

«Molti hanno identificato la setta dei colombi con quella dei Chlysty. Sono d’accordo che nella setta ci sono aspetti che la fanno sembrare simile a quella dei Chlysty, ma il movimento del “chlystysmo”, come fermento religioso, non può essere adeguatamente inquadrato entro le pratiche dei Chlysty; esso è in fase di sviluppo; in questo senso i colombi, come io li ho rappresentati, come setta, non esistono. Ma possono esistere con le loro insane deviazioni: in questo senso i miei colombi sono del tutto reali.

A. BELYJ Bobrovka, 12 aprile 1910»

Un classico della letteratura russa. “Il colombo d’argento” di Andrej Belyj

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C’è molta religione in questo romanzo e c’è molta storia. Leggendo Il colombo d’argento si ha l’impressione di essere travolti dal tempo, come tutti i grandi classici letterari ha il potere di trasportare il lettore in un’epoca lontana, diversa. L’autore narra una Russia che non c’è più, una nazione che pochi anche all’epoca conoscevano, un patriottismo differente, formato da valori pre-rivoluzionari. Il vero fuoco della ribellione doveva ancora scoppiare, vi erano solo delle piccole micce, sparse qua e là in villaggi che appaiono fuori dal tempo. Il non conformismo della gente debole, dei più umili che si sovrappone a una nobiltà oramai in decadenza. Il rispetto verso i ricchi, che si sta trasformando in rabbia, alimentando una guerra che sconvolgerà le esistenze di tutti. Ancora però, non si pensa allo scontro, né all’imminente Rivoluzione d’ottobre, si pensa a vivere una vita semplice, fatta di cose genuine, in un luogo essenziale dove il ritmo viene scandito dall’orologio del campanile e l’amore è un gioco.

«In mezzo al villaggio si adagia un grande prato d’un bel verde: lì c’è spazio per scatenarsi, danzare e scoppiare in lacrime al canto delle fanciulle; e c’è posto anche per la fisarmonica, non come in quei luoghi dove si va a divertirsi in città: non lo si può ricoprire sputando i semi di girasole, né lo si può calpestare.»

Un classico della letteratura russa. “Il colombo d’argento” di Andrej Belyj

È questa la Russia raccontata da Belyj, la parte più sana di questa nazione, che può nascondere delle oscurità, perché ogni sole accecante ha come riflesso l’ombra più scura. Lo capirà preso il protagonistaPëtr Dar’jal’skij, un intellettuale fidanzato con la nipote della baronessa, la cui condizione aristocratica è oramai in declino e che si ritroverà ben presto assorbito in un ritmo incalzante di fantasmi che ritornano. Un passato che può far male e che si potrà confondere con la realtà. L’esistenza del protagonista verrà, infatti, ben presto stravolta da un incontro casuale con gli occhi meravigliosi di Matrena. Questa donna gli farà perdere la testa e farà comprendere a tutti che forse non tutto ciò che viviamo è fatto di concretezza, ma che spesso c’è qualcosa di silente che torna a farsi forza e a scuotere tutto ciò che abbiamo costruito.

«Matrëna Semënovna, con la giacchetta con la passamaneria sedeva pesantemente su una sedia viennese; davanti a lei, su un piatto, c’era un filone di pane bianco destinato a essere spezzato; al lato diagonalmente opposto a Matrëna sedeva Pëtr e la scrutava di tanto in tanto. Fatto mirabile: adesso Pëtr capiva che dal falegname verso Matrëna scorreva un mistero prodigioso […] ricordò la tenerezza mista a furore dei loro amplessi; “È una belva o una strega?”, si domandava.»

 

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Intorno a questa domanda ruota un romanzo insolito, dal ritmo incessante, degno dei più amati classici della letteratura Russa.


Per la prima foto, copyright: Steve Barker on Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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