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"Un chicco di grano", quando il Kenya divenne indipendente

"Un chicco di grano", quando il Kenya divenne indipendenteCon Un chicco di grano di Ngugi Wa Thiong’o (traduzione di Marco Grampa) la casa editrice Calabuig, nata nel 2014 da una costola di Jaca Book, prosegue nel suo interessante progetto di scoperta o riscoperta di autori contemporanei provenienti da quei paesi o aree geografiche che di solito compaiono raramente nei cataloghi dei grandi gruppi editoriali.

Un chicco di grano, già pubblicato per la prima volta da Jaca Book nel 1978, a undici anni dalla prima uscita in lingua inglese, e poi una seconda volta vent'anni dopo, nell'edizione curata da Marco Grampa (autore anche di una ricca introduzione) che viene ora riproposta da Calabuig, fa parte di un filone di autori considerati angloafricani, in quanto, pur proveniendo da diversi paesi del continente africano, hanno pubblicato i loro romanzi soprattutto in lingua inglese, oltre ad affrontare temi inerenti perlopiù al difficile rapporto tra questi paesi e i colonizzatori europei.

 

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La vicenda narrata in Un chicco di grano si svolge appunto nei primi giorni di dicembre del 1963, quando in Kenya ci si prepara alla grande festa dell'Uhuru (indipendenza), fissata per il 12 dicembre, giorno in cui il paese acquisterà la sovranità lasciando l'Impero Britannico.

Anche nel villaggio di Thabai si sta organizzando una celebrazione collettiva per quella giornata, ma questo non fa che mettere in risalto tutte le tensioni, le difficoltà, gli odi e le tragedie che hanno costellato gli ultimi anni di vita del Kenya, dilaniato da lotte tribali e movimenti che incitano alla ribellione al dominio inglese.

La transizione si avvia a realizzarsi in modo indolore, in quanto gli inglesi lasceranno il paese senza problemi, ma questo non sarà sufficiente a pacificare gli animi, profondamente segnati in vario modo dagli avvenimenti precedenti.

Tutto questo ci viene raccontato in un possente romanzo corale, dove ognuno dei numerosi personaggi è protagonista di una vicenda personale importante: uomini che hanno trascorso anni in carcere perché accusati di cospirare contro gli inglesi, tornati al villaggio segnati nel corpo e nello spirito, sono costretti a confrontarsi con chi, invece, si è messo al servizio dei bianchi sperando di ottenerne prestigio e potere.

"Un chicco di grano", quando il Kenya divenne indipendente

Le donne, spesso rimaste da sole in attesa dei mariti incarcerati, guadagnano a fatica una loro indipendenza rispetto alla tradizione che le vuole sempre sottomesse, gli anziani sono costretti ad assumersi nuove responsabilità e gli inglesi che vivono in Kenya devono dire addio, spesso malvolentieri, ai privilegi di una vita da dominatori per tornare in Europa, dove si ritroveranno inevitabilmente a condurre esistenze più anonime. Come spesso accade nella realtà, la celebrazione dell'indipendenza si rivelerà meno appagante rispetto alle aspettative dei singoli.

La lettura di questo romanzo è impegnativa, perché alla molteplicità dei personaggi si somma un cambio continuo del tempo narrativo: ogni capitolo parte da un momento contingente per risalire a un passato più o meno recente, raccontandoci gli eventi che hanno portato i singoli alla situazione presente. Senza conoscerne il vissuto sarebbe infatti impossibile per il lettore comprendere le motivazioni delle loro scelte.

 

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Ngugi Wa Thiong’o è considerato uno dei più importanti scrittori africani ed è stato candidato più volte al Premio Nobel per la letteratura. Nella sua vasta produzione narrativa e saggistica si è occupato a fondo del tormentato rapporto tra colonizzatori e colonizzati.

"Un chicco di grano", quando il Kenya divenne indipendente

L'indipendenza politica di un paese non ha significato, sostiene, se non comprende quella economica, ma anche e soprattutto quella psicologica: l'istruzione diventa fondamentale per restituire agli africani l'orgoglio delle proprie origini e della storia precedente l'arrivo dei coloni europei, così come è prioritario esprimersi nella propria lingua madre, sia pure in inevitabile convivenza con l'inglese assimilato durante il periodo coloniale.

A quattro anni dalla partenza degli inglesi, Ngugi Wa Thiong’o aveva scritto un romanzo che vedeva già il gran giorno dell'Uhuru con occhi pieni di disillusione, ma le pagine di Un chicco di grano ne fanno senza dubbio una grande voce narrante di quel mondo africano che l'Europa continua a conoscere davvero poco.

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