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Un bandito molto particolare. “Nessuno uccide la morte” di Leonardo Palmisano

Un bandito molto particolare. “Nessuno uccide la morte” di Leonardo PalmisanoNessuno uccide la morte è il titolo del secondo appuntamento con il bandito Mazzacani, uscito per Fandango Libri e firmato da Leonardo Palmisano.

Non importa se non si conosce l’antefatto, Leonardo Palmisano è molto bravo a seminare nel romanzo le giuste informazioni che permettano di ridisegnare le geografie e le biografie dei personaggi coinvolti. Nasce così una lettura travolgente che sorprende in più di un’occasione per le scelte lessicali adottate dall’autore, e non solo.

Infatti, i personaggi sono fortemente realistici. Specialmente Mazzacani che stupisce con il modo di parlare così vivido, aderente alla realtà, alla cultura a cui è profondamente legato. Come lui, così Delli Russi, una donna napoletana, poco raccomandabile, figura importante nella dinamica dei fatti narrati da Palmisano.

La prima sensazione, quando ci si addentra nella storia di questo bandito ruvido, lontano dalla sua terra, in una specie di esilio, è quella di assistere a una scena vera. Ti sembra di sbirciare nelle stanze private di Mazzacani, ma anche nell’ufficio della procuratrice Buonamico o della PM, donne acute e dal polso fermo. È per via del linguaggio, di come si parlano i personaggi, che questa sensazione di realtà diventa palpabile.

 

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Incontriamo Mazzacani in Sardegna, assieme a Isabella, una ladra che trafuga opere d’arte per rivenderle sul mercato nero. È la sua amante e, dal modo in cui si evolve la vicenda, si ha la sensazione che, forse, il bandito nasconda sentimenti più profondi dietro la maschera.

Che Mazzacani sia un uomo contraddistinto da un forte senso di umanità emerge anche dal rapporto che ha con il suo secondo, il braccio destro, Mascione, un bandito anche lui dal curriculum ben fornito e dal sangue freddo. Il dettaglio, quello dell’umanità, rende Mazzacani diverso dai mafiosi che gli stanno intorno, dai capiclan, dai malviventi albanesi che parlano l’italiano meglio di certi italiani, lo rendono un personaggio utile, collaborativo, con qualcosa da perdere perché ha qualcosa a cui tenere.

La fotografia scattata da Palmisano è dai colori vivaci. Bari, il suo entroterra assume i contorni di un ricordo, anche se i luoghi sono sconosciuti al lettore. C’è cura nella loro descrizione.

Un bandito molto particolare. “Nessuno uccide la morte” di Leonardo Palmisano

Man mano che si segue la vicenda, che si conoscono le dinamiche dietro la sparizione di Colucci, gli intrighi che portano profitto ai malviventi impegnati a spartirsi il territorio come iene affamate, si dispiega un mondo che va al di là della letteratura poliziesca a cui si è abituati. C’è una freschezza nel romanzo di Palmisano, un filtro che permette di illuminare una storia di malavitosi, di droga, di sangue, di potere, di morte da un altro punto di vista. Da dentro i sentimenti che creano relazioni.

La sparizione di Colucci, pezzo grosso negli equilibri mafiosi pugliesi, calabresi e napoletani, riporta a Bari il bandito Mazzacani. I due sono legati da un rapporto di amicizia, sostiene Mazzacani quando la procuratrice rintraccia questo ritorno poco gradito dell’esiliato. C’è il dubbio che menta, in fondo fino a che punto ci si può fidare di un bandito? C’è l’ipotesi che questo ritorno sia l’attuazione di un piano. Forse Mazzacani, con il suo compare Mascione, vuole prendere il posto di Colucci. È il candidato migliore, anche per gestire certe questioni che minacciano di trasformarsi in un incubo per tutti, buoni o cattivi che siano.

La situazione è più complicata di quello che sembra. Di mezzo c’è anche il cadavere di Matteo Maltempo, il compagno di Colucci. Qualcuno si è accanito contro di lui, in modo barbaro, crudele. Quasi una firma. Quasi una traccia di rivendicazione.

Un bandito molto particolare. “Nessuno uccide la morte” di Leonardo Palmisano

Per vederci chiaro non bastano i buoni. Serve che ci si incontri lungo una linea di mezzo, come lo yin e lo yang, i buoni e i cattivi che hanno qualcosa da perdere, per ragionare insieme, condividere le informazioni, le intuizioni, le conoscenze.

 

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Nessuno uccide la morte si muove a un ritmo vertiginoso, serrato che ti spinge a girare le pagine catturato dalla storia, mentre dal punto di vista stilistico le capacità camaleontiche di Leonardo Palmisano di dipingere i personaggi, ciascuno con un colore unico, singolare, diverso da tutti gli altri, crea l’effetto di un affresco, di uno spaccato sul reale, quasi fosse un fatto di cronaca in cui ciascun personaggio porta la sua testimonianza, scritta di proprio pugno.


Per la prima foto, la fonte è Pixabay.

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