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Un’adolescente e la paura del mondo. Intervista a Marta Morotti

Un’adolescente e la paura del mondo. Intervista a Marta MorottiLe due metà del mondo di Marta Morotti, edito da Harper Collins (già disponibile in ebook, sarà in libreria dal 9 febbraio), è un intenso romanzo di formazione nel quale Maria, l’adolescente protagonista, dovrà affrontare le scelte riguardanti il suo futuro.

Maria vive a Torino, vorrebbe tanto studiare, ma il padre le fa capire che è meglio avere un lavoro sicuro. La ragazza, consapevole delle difficoltà economiche della famiglia e dei problemi di salute del fratello, asseconderà il genitore e accetterà di entrare nel mondo del lavoro.

Basteranno i tre mesi di vacanze estive per portare la ragazza a rivalutare ogni scelta presa e da prendere, compreso il confronto diretto con i propri dèmoni del passato. Ad aiutarla in questo complesso cammino catartico saranno Salvatore, la nuova amica Sara e come sempre, prima fra tutti anche se la protagonista non se ne rende conto, mamma Lucia.

Di Maria e della sua adolescenza, del suo rapporto con il padre e il mondo esterno in generale, abbiamo parlato con Marta Morotti.

 

Cosa le ha ispirato il soggetto del suo romanzo?

Da diverso tempo sentivo l’esigenza di indagare i meccanismi familiari. Soprattutto, mi interessava il rapporto madre/figlio “diverso”. Prima di arrivare alla stesura del romanzo, ho scritto diversi racconti sull’argomento e la storia di Maria e della sua famiglia è maturata nel tempo.

C’è stato però un episodio che è servito da fattore scatenante: un giorno, al supermercato, ho osservato una madre in compagnia dei suoi due figli, una femmina di circa cinque o sei anni e un maschietto più piccolo, affetto da disabilità. Lo sguardo di quella madre nei confronti di suo figlio mi ha fatto pensare molto. Era colmo d’amore ma aveva in sé una tristezza disarmante.

 

Quanto incidono su Maria le dinamiche famigliari (penso all’arrivo del fratellino Omar, al doloroso passato dei genitori, al fatto che alcuni le facciano continuamente notare che è un po’ strana come la sua famiglia…)?

Maria viene completamente scombussolata dalle dinamiche che si scatenano nella sua famiglia dopo l’arrivo di Omar. Tutto ciò che lei aveva conosciuto fino a quel momento si ribalta in maniera violenta e inaspettata.

Perciò la sua crescita interiore è compromessa, la sua emotività ne esce devastata e, inevitabilmente, tutto ciò si riflette nel rapporto che Maria ha con il resto del mondo.

Le persone, per lei, sono un problema. Non riesce ad affrontare la realtà e ciò fa sì che agli occhi degli altri appaia come una disadattata.

 

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Maria ha 19 anni ed è in bilico tra il voler fare ciò che desidera (la psicologa) e ciò che vuole il padre per lei (lavorare alla Fiat). Perché lo asseconda senza nemmeno provare a esporre il suo desiderio?

In realtà prova a esporre il suo desiderio, ma si trova davanti un muro. È combattuta tra ciò che vorrebbe realizzare e ciò che il padre pensa sia il bene della sua famiglia. Per lei la figura di questo padre è fondamentale, non vuole deluderlo, pur sentendolo molto lontano.

Un’adolescente e la paura del mondo. Intervista a Marta Morotti

Salvatore è l’unico amico di Maria. Chi è per lei: un semplice amico o colui che le dà la forza per affrontare il vero domani?

Salvatore, nome che non ho scelto a caso, è colui che la porta per mano verso la verità delle cose. È colui che non l’abbandona, che la difende, la custodisce, la protegge, perché conosce la sua debolezza, la sua fragilità. Senza Salvatore, Maria non potrebbe arrivare ad affrontare il futuro. È l’aggancio con ciò che sta “fuori”, con il mondo che lei rifiuta.

 

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Dopo la maturità la protagonista comincia ad avere una vita sociale (esce con Sara e le amiche, conosce Antonio, si riavvicina alla madre e il padre scompare) e a sentirsi libera, poi di nuovo si rinchiude in se stessa. Perché Maria non riesce – o non vuole - aprirsi agli altri?

Perché non sa come affrontare gli altri. Si è nascosta in se stessa per molto tempo, soprattutto durante gli anni della crescita e ciò la rende fragile di fronte alle persone. La sua verità non è la verità altrui. Lei lo sente, lo percepisce e ne ha paura. Scappa per non doversi confrontare con il mondo che la circonda.

Anche nel suo tentativo di libertà percepisce la sua diversità. Sente di non essere adatta al mondo delle cose normali e, piuttosto che fare lo sforzo di adeguarsi e di correggere ciò che in se stessa la rende così restia ai rapporti, si richiude nel suo mondo.

 

La seconda parte del libro, il punto di vista della madre Lucia, è illuminante per il lettore. Quanto è importante raccontare una stessa realtà da punti di vista differenti?

La realtà è fatta di punti di vista differenti. Il concetto di oggettività è molto relativo. Ognuno interpreta ciò che lo circonda a modo suo e la lettura è una di quelle abitudini che permette di guardare le cose da una prospettiva differente dalla propria. Questo permette di aprire l’occhio interiore e di allargare gli orizzonti. Ecco perché nel mio romanzo ho voluto descrivere due prospettive diverse della stessa storia. Per sottolineare come tutto in realtà sia osservabile da diverse angolazioni e possieda caratteristiche caleidoscopiche. Non esiste una verità assoluta. È importante, per questo, confrontarsi con gli altri, aprirsi a ciò che non si conosce.

Un’adolescente e la paura del mondo. Intervista a Marta Morotti

Lucia, il cui nome ha echi manzoniani, dove trova la forza per non mollare mai e affrontare le difficoltà di ogni giorno e il non facile rapporto con Maria?

Nel suo essere madre. Quel tipo di amore le dà la forza di affrontare il suo passato e il suo presente con un coraggio immenso. È una donna che non molla di fronte al nero della vita. È una donna che sa di dover difendere sua figlia e di doverla accompagnare nella scoperta di sé. Questo è ciò che la tiene in piedi.

 

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La vicenda ha per protagonista Maria, ma i temi trattati sono tanti (indagine introspettiva, l’immigrazione forzata, contrasto tra genitori e figli, la paura del diverso). Come è riuscita a trovare il giusto equilibrio tra le parti? E quanto sono ancora attuali oggi queste tematiche?

Non so come sia riuscita a trovare il giusto equilibrio. Forse non c’è nemmeno un giusto equilibrio.

Volevo raccontare una storia e ho immaginato di essere io stessa quella storia. L’ho vissuta, l’ho sentita, l’ho fatta mia. Forse questo è ciò che l’ha resa credibile.

Per ciò che riguarda le tematiche che ho affrontato, penso siano sempre attuali. Purtroppo l’immigrazione forzata è un argomento che continua a riproporsi nel corso della storia in maniera differente, ma mantenendo alcune costanti. Così come l’approccio con la diversità, il rapporto con i genitori, la scoperta di se stessi. Sono argomenti che per essere discussi avrebbero bisogno di pagine e pagine di parole. Io li ho solo raccontati.


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