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Tutto il mondo è paese. “Artemis – La prima città sulla Luna” di Andy Weir

Tutto il mondo è paese. “Artemis – La prima città sulla Luna” di Andy Weir«È la prima volta che vengo sulla Luna. Mi sento come un bambino in un negozio di caramelle. Sono sempre stato attratto dalla fantascienza. Sono cresciuto guardando Star Trek e ora ci sono dentro».

 

Ecco, io mi sento esattamente come Jin Chu, uno dei personaggi di Artemis – La prima città sulla Luna di Andy Weir: Artemis (edito da Newton Compton nella traduzione di M. Lanfranco) è un po’ come un negozio di caramelle, per chi ama la fantascienza! Un’intera città costruita sulla Luna; un mondo nuovo, con leggi completamente diverse da quelle vigenti sulla Terra; una moneta, lo slug, che non è una moneta; un modo di vivere e di affrontare ogni giornata del tutto estraneo a quello a cui siamo abituati.

Sono tante le cose che ho apprezzato di questo romanzo (che rientra tra i migliori libri del 2017 per gli utenti di Goodreeds), a partire dalla protagonista Jazz, ovvero Jasmine Bashara: 25 anni, bella saudita/artemisiana (in un’eventuale trasposizione cinematografica, la vedrei bene con il volto e la fisicità dell’attrice Karima Adebibe, testimonial e interprete di Tomb Raider) pronta a tutto pur di realizzare il suo sogno, ovvero accumulare 416.922 slug, con mezzi leciti e illeciti…

A cosa le serviranno? Questo è uno dei misteri che l’autore inserisce nel romanzo; un libro arricchito, oltre che dalla dettagliata descrizione fanta-scientifica del come sia possibile creare una città sulla Luna, da un duplice omicidio, da sabotaggi e da rocambolesche fughe sul suolo lunare.

Jazz è una ragazza che o la ami o la odi. Io la amo. È una tipa tosta, sempre pronta ad attaccare (non solo verbalmente) il suo prossimo. Ma scopriremo presto che, sotto sotto, è una persona molto sensibile e fragile.

«Detesto addormentarmi piangendo, perché, quando mi sveglio, i problemi sono ancora lì».

Tutto il mondo è paese. “Artemis – La prima città sulla Luna” di Andy Weir

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Ci sono altri personaggi interessanti: dal padre di Jazz, Ammar, a Svoboda, a Dale… ma lascio che li scopriate da soli!

Curioso anche l’aspetto socio-economico descritto, con questa “moneta” (di cui Weir ci parla qui) che ricorda una “moneta” molto in voga in questo momento, il bitcoin, con il suo essere non tracciabile, staccata dallo Stato, in una sorta di schema Ponzi che rischia di franare…

Proprio mentre scrivo questa recensione, sto riflettendo su come l’autore sia riuscito a rendere i vari aspetti della vita sulla Luna; e mi rendo conto che, se la “scenografia” è resa al meglio, forse lo sono un po’ meno alcuni altri aspetti della vita ad Artemis. Weir ci descrive alla perfezione gli angusti corridoi delle sfere dei meno abbienti, i fasti di quelle da ricconi e l’austero paesaggio al di fuori di esse. E ci parla approfonditamente di Jazz, della sua storia e della sua interazione con gli altri protagonisti. Ma pecca un po’ nel farci capire perché, nel tardo ventunesimo secolo, i duemila abitanti di Artemis si siano trasferiti lì: perché vivere sulla Luna, rinchiusi sotto delle sfere di alluminio, invece che su una Terra che continua a esistere e, anzi, invia oggetti, materiali e persone (per lo più in vacanza) su questo satellite? Ecco, questo mi sfugge.

Resta il fatto che in Artemis – La prima città sulla Luna il mistero e il crime si fondono a un racconto con una solida base scientifica (gli aspetti tecnici faranno di certo la gioia dei cultori del genere). E se in The Martian, precedente lavoro di Andy Weir (la cui trasposizione cinematografica ha suscitato l’invidia di Tom Hanks) la suspense era legata a ciò che di inatteso poteva capitare a Mark Watney, qui la suspense è quella da thriller… Chi ha ucciso? Chi sta tramando contro (o per?) il futuro di Artemis?

Tutto il mondo è paese. “Artemis – La prima città sulla Luna” di Andy Weir

Il romanzo è autoconclusivo, ma si chiude lasciando presagire un secondo capitolo. Personalmente, spero davvero in un proseguimento della storia; perché sono curiosa di conoscere meglio l’amico “di penna” di Jazz, Kelvin, che vive lontano, ma è fondamentale nella sua vita e nello sviluppo della trama. E voglio anche capire se mai potrà scattare una scintilla tra Jasmine e… Sì, perché oltre alla trama un po’ noir un po’ avventura, c’è anche un sottile filo rosa di sottofondo, che non guasta.

Forse mi sarei aspettata un romanzo più “sostanzioso” dopo The Martian. Artemis è qualcosa di più leggero, più giovane… ma assolutamente piacevole e consigliato, soprattutto a chi ama “lanciarsi” e immergersi in atmosfere fuori dall’ordinario. E poi, sfido chiunque di voi, dopo aver letto questo libro, a non avere voglia di correre dentro una “palla per criceti”.

«Usa Today» lo definisce «An action-packed techno-thriller of the first order…the perfect vehicle for humans who want to escape, if only for a time, the severe gravity of planet earth. The pages fly by» (Un tecno-thriller ricco di azione di prim’ordine… il veicolo perfetto per gli umani che vogliono fuggire, anche solo per un po’, la pesante gravità del pianeta Terra. Le pagine volano, nda).

Come in The Martian, l’ironia non manca; e, se è vero quanto risponde l’autore alla domanda «Cosa speri che rimanga dalla lettura di questo romanzo?»…

«I hope they have a fun time reading it. That’s all I ever want when I write a story. None of my stories have a moral or a point to be made. I just want the reader to think “well, that was cool” when they’re done» (Spero che si divertano a leggerlo. È tutto ciò che desidero quando scrivo una storia. Nessuna delle mie storie ha una morale o dei punti salienti. Voglio solo che il lettore pensi ‘beh, è stato bello’ quando ha finito di leggere nda)… allora… l’obiettivo è raggiunto, Andy!

 

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In molte recensioni viene menzionato il fatto che, nella traduzione, “silicon” sia diventato “silicone” invece che “silicio”. Ecco, io ho letto il formato digitale in cui, evidentemente, questo problema è stato corretto. Rimangono alcune “stranezze” nello sviluppo, alcuni sporadici appesantimenti non dovuti, credo, alla traduzione, ma alla versione originale, visto che anche The Martian aveva un po’ lo stesso difetto.

Premesso che non tutti i libri possono essere «Ma gli androidi sognano pecore elettriche?» (ovvero Blade runner, una delle più fortunate trasposizioni cinematografiche dei libri di Philip K. Dick), Artemis – La prima città sulla Luna è una piacevole fanta-lettura, nonostante il finale un po’ troppo “happy ending”.


Per la prima foto, copyright: Chris Child.

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