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“Tutti mi danno del bastardo” di Nick Hornby

Nick Hornby, Tutti mi danno del bastardoIn neanche settanta pagine Nick Hornby ci mostra, nel suo ultimo libro Tutti mi danno del bastardo – edito da Guanda nel settembre 2013 nella collana Prosa contemporanea, con la traduzione di Elisa Banfi –, l’amarezza della fine di un matrimonio, con tutte le inevitabili ripicche del caso. Bastardo! è la rubrica settimanale che Elaine Harris, affermata giornalista, tiene sul giornale con il quale collabora, dove parla delle manchevolezze del marito Charlie, da cui si è appena separata. «A prescindere dal pezzo che le veniva richiesto […] lei riusciva sempre a trovare il modo di infilarci le inadeguatezze del marito. […] Era sempre una questione personale, si trattasse di politica, di cultura, di gastronomia». La fine di una relazione vissuta ai tempi del gossip e dei social network che morbosamente invadono la vita di coppia.

Come si sentirebbe un marito se, all’arrivo in ufficio la mattina, venisse etichettato come un bastardo da un collega che ha letto la rubrica tenuta dalla ex moglie che ha vomitato la bile delle sue mancanze come compagno padre e amante? È ciò che accade a Charlie, dirigente di banca, che deve far fronte alle risatine e strizzatine d’occhio dei colleghi, che twittano e seguono la rubrica di Elaine sul giornale. Potrebbe vendicarsi e andare in radio a sparlare della moglie, ma decide di non farlo, optando per la riservatezza.

Un tempo, si raggiungeva la notorietà compiendo qualcosa di straordinario, nel bene o nel male; adesso, invece, si può avere un’intera emittente a disposizione, purché uno sia disposto a raccontare fin nei minimi dettagli la propria vita coniugale. Charlie, però, continua a incassare i colpi tiratigli con sapienza di inchiostro da Elaine. L’ironia di Hornby stempera, come al solito, la frustrazione del protagonista, anche quando la figlia decenne gli chiede se la mamma lo chiama bastardo, perché quando lei era nata i suoi genitori non erano ancora sposati. 

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Nick Hornby

«Nel caso qualche tardone non fosse ancora riuscito a collegare l’infame eponimo a lui, la fantastica rubrica settimanale intitolata Bastardo! aveva un utile sottotitolo: ‘Vita con l’ex’. E poi: ‘Lasciato, non dimenticato’. C’era anche un logo, come se la rubrica fosse già un’istituzione nazionale: il disegno di uno sfigato, tutto cravatta, baffi e occhi scintillanti di lascivia».

Una porta si chiude e si apre un portone, recita un vecchio adagio. Charlie conosce Helena e inizia a frequentarla e, proprio quando sta per avvenire il loro primo convegno amoroso, Elaine divulga nella rubrica i dettagli dell’intimità sessuale col marito. L’ipertrofia multimediale e l’invadenza dei social network azzerano la possibilità di un rapporto stabile e duraturo. E come se ciò non bastasse, Elaine lo fa passare per uno squalo della finanza che si occupa di credit- swap, mutui subprime e quantitative easing, quando in realtà il lavoro del marito consiste nel tener d’occhio dei monitor per conto di gente con molti più soldi di lui: quando uno è bastardo, lo è pure in ufficio.

Ancora una volta, Nick Hornby ha avuto un’idea geniale, sebbene l’abbia sviluppata in maniera risicata e poco soddisfacente. Tutti mi danno del bastardo non è un romanzo, piuttosto un lungo racconto che ha un finale troppo frettoloso. Forse, l’eiaculazione precoce cui va soggetto Charlie è anche un difetto del libro. Vero è che Hornby ha la tendenza al finale aperto, ma qui la vicenda viene abbozzata per poi essere liquidata bruscamente. Francamente, mi sarei aspettata di più dall’autore di Alta fedeltà.

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