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"Tutta colpa della mia impazienza", il ritorno di Virginia Bramati

"Tutta colpa della mia impazienza", il ritorno di Virginia Bramati

Con Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato), edito da Giunti,torna in libreria Virginia Bramati, autrice che in pochissimi anni si è già conquistata una platea di lettrici fedeli, a partire dal suo primo romanzo autopubblicato come ebook e poi divenuto nel 2014 un libro cartaceo per Mondadori, Tutta colpa della neve (e anche un po' di New York).

Siamo ancora una volta nella Brianza in cui la Bramati ambienta tutte le sue storie, nell'immaginario paese di Terzi, non lontano dal Velate che faceva da sfondo ai romanzi precedenti, dove la diciottenne Agnese è costretta a trasferirsi dopo la prematura scomparsa della madre, al seguito di un padre che, devastato dal dolore per la perdita della moglie, ha lasciato la sua posizione prestigiosa di ricercatore a Milano per andare a fare il medico di famiglia in provincia.

Strappata in modo brusco alla vita cittadina, alle amiche e agli svaghi metropolitani fra cui è cresciuta, Agnese impiega alcuni mesi ad adattarsi, in principio assai controvoglia, alla vita sonnolenta del paese, che nelle prime settimane, immerso nel gelo e nella nebbia dell'inverno, le è apparso come un luogo desolato e deprimente.

Con l'arrivo della bella stagione, però, e grazie alla vicinanza di Adelchi, un ragazzo che, a sua volta, ha perso da poco un genitore, nel suo caso il padre, e che prende ogni mattina con lei la corriera per andare a frequentare le scuole superiori a Milano, Agnese inizia a scoprire le bellezze della vita in campagna, mentre si prepara con scarso entusiasmo agli esami di maturità.

Sarà proprio l'estate degli esami a determinare una svolta importante nella sua vita, con l'arrivo in paese di Marco Aleardi, un altro medico che deve sostituire per un certo periodo l'inquieto padre di Agnese partito per effettuare un nuovo studio scientifico all'estero, e con la scoperta di un mistero che sembra nascondersi dietro la morte del padre di Adelchi, avvenuta in un incidente stradale, ma che potrebbe forse essere stato un omicidio.

Raccontando la vicenda su due piani e alternando con precisione passato e presente, Virginia Bramati costruisce un romanzo piacevole, in cui appaiono ben dosati tristezza e umorismo, sullo sfondo di una campagna lombarda la cui bellezza viene spesso sottovalutata, come l'autrice, che vive negli stessi luoghi che ha solo leggermente reinventato nelle sue storie, tiene a sottolineare nelle presentazioni.

La protagonista è una ragazza forte, che non ha bisogno di uomini: Agnese finisce per fare sempre quello che vuole, e anche quando s'innamora non si lascia condizionare.

Una curiosità: in questo romanzo ritornano alcuni personaggi del primo libro della Bramati, che, come ci ha raccontato in apertura dell'incontro avuto con i blogger la vigilia dell'uscita di Tutta colpa della mia impazienza, non è capace di separarsi del tutto dai protagonisti delle storie che scrive "per tenersi compagnia", anche se le vicende narrate sono del tutto autonome una dall'altra.

"Tutta colpa della mia impazienza", il ritorno di Virginia Bramati

Agnese appare a volte adeguata, a volte inadeguata alle situazioni che vive. Come ha pensato il suo modo di rapportarsi agli eventi?

Agnese ha 19 anni e sta per affrontare gli esami di maturità, io l'ho posizionata sull'orlo della vita. Non so se gli esami significano ancora così tanto, ma ho un figlio di quell'età e vedo che gli adolescenti di oggi non sono poi così diversi da quelli del passato: è sempre un momento di scelte importanti. Agnese è adeguata in quanto è determinata, vuole fare cose e non ha paura di niente. Ma non sa cosa ci sarà per lei al termine dell'estate, per cui in questo senso appare fragile. Una mia lettrice ha definito questo libro "innocente e crudele": Agnese fa le cose con l'innocenza di una ragazzina, senza rendersi conto delle conseguenze.

La cosa più bella che mi è capitata sono le due telefonate che ho ricevuto da due lettrici beta a cui ho affidato il libro prima dell'uscita: una mi ha confessato di aver riso come una pazza durante la lettura, mentre l'altra ha detto di aver pianto tantissimo perché le avevo graffiato l'anima. Sembrava che avessero letto due libri diversi con lo stesso titolo, come se avessero colto in maniera univoca due aspetti che io, invece, spero di aver intrecciato tra loro. Il libro vuole essere in ogni caso una commedia leggera, con personaggi umoristici, ma contiene anche momenti di dolore. Agnese e Adelchi sono rimasti entrambi orfani di un genitore, e cercano di sostenersi a vicenda.

 

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La famiglia sembra aver dato ad Agnese un imprinting molto rigido, è così?

I genitori l'hanno amata tantissimo, ma dopo la morte della madre il padre si è irrigidito nel suo dolore. E poi c'è la zia severa…che è il compendio di tutte le mie zie, dovete sapere che nella famiglia di mio padre erano in tredici fratelli, a maggioranza donne: io la

pressione familiare l'ho avvertita tantissimo.

 

Visto che ha detto che i suoi personaggi vivono di vita propria, quando inizia una storia l'ha già ben delineata nella sua mente, oppure si lascia trasportare dal momento e non sa come andrà a finire?

Mi sono raccontata tutte le mie storie per vent'anni, comprese quelle future che non ho ancora scritto, quindi sono tutte già pronte per i prossimi libri...

Io mi comporto così: scrivo subito i primi capitoli e la fine, che poi è come leggo io. Persinodei gialli leggo sempre inizio e fine, perché mi affeziono subito ai personaggi, anche quelli minori, e devo vedere se hanno qualche incidente fisico o morale, perché se poi, ad esempio, sono loro gli assassini, io ci rimango malissimo: appurato che non sono coinvolti, vado avanti serena a leggere il resto, altrimenti posso pureabbandonare il libro.

Io scrivo prima di tutto perché mi piace leggermi. Il mio primo libro è rimasto nel cassetto per tanti anni, perché non pensavo affatto di poterlo pubblicare, ma ogni tanto andavo a rilggermelo e magari aggiungevo un pezzettino.

Non avevo nemmeno il sogno di diventare un'autrice, quindi mi ritengo particolarmente fortunata per essere arrivata a pubblicare questi romanzi.

 

Perché in questo libro la storia va a ritroso?

Dipende da come si snoda la vicenda. In principio avevo pensato, in effetti, di mettere i capitoli in ordine cronologico, da quando Agnese arriva col padre a Terzi, nel mese di gennaio, per arrivare all'estate. In realtà, però, questi primi capitoli più cupi, pieni del freddo e del gelo della campagna invernale, avrebbero fornito un'idea sbagliata del libro, che rimane una commedia, e vuole essere molto divertente. Anche la copertina, come avete visto, è molto solare. Mi piaceva quindi che la storia iniziasse al meglio, con la bella stagione e Agnese già un po' pacificata col luogo in cui si trova. Per troppi capitoli saremmo andati avanti in un clima di tristezza, oltre al fatto che il personaggio decisivo di Marco Aleardi sarebbe arrivato troppo avanti.

Lui compariva già nel mio primo libro, ma ho pensato che non potevo lasciarlo lì, perché mi piaceva troppo come personaggio per quanto allora fosse secondario.

"Tutta colpa della mia impazienza", il ritorno di Virginia Bramati

Qual è il suo protagonista maschile preferito in assoluto?

Ogni mio libro diventa il preferito, ma Marco era un personaggio che doveva esprimere la sua personalità, al di là del contorno del primo libro.è una persona tormentata, un po' ammaccata dalla vita e dalle esperienze impegnative che ha avuto.

 

Da dove è nata l'idea di parlare di fiori? Perché negli ultimi anni si è parlato tantissimo di linguaggi dei fiori, messaggi dei fiori, eccetera. Come ha approcciato questo tema, magari cercando di essere orginale?

Come ho detto prima, amo la campagna e difficilmente leggo autori italiani o altre autrici di romanzi sentimentali, per cui non ho seguito molto la moda dei fiori.

Leggo sopratuttto autori anglosassoni perché mi sono laureata in letteratura angloamericana, e ci tenevo a raccontare la campagna, mostrare ai milanesi, che sembrano convinti che oltre a Milano non ci sia nulla, cosa c'è fuori dalla città...

Del resto, quando ho scritto il primo libro sono stata accusata di seguire la moda di parlare di New York, mentre io non avevo la minima idea che esistesse una "moda" al riguardo.

Non leggo volentieri il romanzo al femminile italiano, anche perché magari trovo meravigliosa un'idea e poi mi rimane dentro, cosa pericolosissima. Peggio ancora, penso che un'autrice scriva benissimo e mi chiedo "ma io cosa ci sto a fare qui a scrivere?".

 

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Legge tanto?

Sì, sono una lettrice compulsiva, sono arrivata a leggere Il senso di Smilla per la neve, libro per nulla facile, in due giorni.

 

Qual è il suo rapporto con l'editor? Quanto è stato modificato questo romanzo rispetto al manoscritto iniziale?

Amo così tanto la mia editor, Giulia Ichino, che quando ha cambiato casa editrice l'ho seguita... Comunque funziona così: io scrivo e Giulia legge. Magari mi suggerisce un'idea, ma io sono libera di seguirla o meno. Anche qui ci sono alcuni suggerimenti di Giulia che ho fatto miei. Non è mai successo che mi chiedesse di togliere qualcosa, casomai mi chiede di aggiungere: c'è stato un mio romanzo in cui si parlava del pranzo di Natale e Giulia era ossessionata dalla spesa, perché raccontando non avevo mandato i personaggi a comprare il necessario per cucinare quel pranzo!

Io vengo dal self publishing, e per me arrivare in casa editrice è stato importantissimo per il confronto. I suggerimenti che mi sono arrivati non hanno modificato più di tanto la scrittura, ma avere qualcuno che ti legge e che ti giudica è stato fondamentale, ma finora nessuno mi ha imposto tagli drastici o detto che un personaggio proprio non funziona.

 

Ha detto che non legge autori italiani. E autrici straniere del suo stesso genere?

Avevo letto, sull'onda del successo, Il diario di Bridget Jones e i primi romanzi della Kinsella, ma al di là di quelli non mi sono mai data al chick-lit.

Forse ho scritto il mio primo libro influenzata da quelli, e perché in fondo è più rapido da scrivere. Io non amo le descrizioni e ho dei valori che cerco di trasmettere: ad esempio, non mi piacciono le ragazze che bevono in continuazione e si danno al primo venuto, come succede spesso nei chick-lit. Io sono una signora in età e ho le mie idee.

 

Ha mai pensato di scrivere un altro tipo di libro?

Sì! Grazie di avermi fatto questa domanda, perché adesso vi do una risposta che una mia amica mi ha raccomandato di dare in tutte le presentazioni, perché così, prima o poi, potrebbe succedere... Mi piacerebbe scrivere la biografia di Michele Bravi, che ha solo ventidue anni e non avrà molto da raccontare, ma mi ha appassionato il suo percorso musicale: a diciotto anni ha vinto X Factor con una canzone di Tiziano Ferro, ha pubblicato il suo primo Cd che è andato male, così la casa discografica l'ha dato subito per bruciato nel mondo musicale. Si è messo su YouTube, tre anni dopo si è presentato a Sanremo, arrivando quarto, e adesso il suo disco va benissimo. In quattro anni ha vissuto le esperienze che a molti capitano in un arco di tempo più vasto, ed è per questo che mi piacerebbe scrivere la sua biografia.

Non potrei mai scrivere un giallo perché contiene troppa brutalità umana. Il massimo di atmosfera gialla a cui posso arrivare è quella che trovate questo libro.

 

«Promettimi che non smetteremo mai di stupirci a vicenda»scrive Agnese nella lettera che vuole consegnare al marito il giorno del matrimonio. Come ci si può arrivare in un amore che duri per tutta la vita?

Non so gli altri, ma posso dire che io e mio marito, che siamo sposati dal 1983, tutto quello che ci è capitato nella vita, anche le cose più drammatiche, le abbiamo prese ridendo, con leggerezza insomma, anche se qualche volta sembriamo ridere delle cose come due deficienti. In una coppia deve funzionare un mutuo sostegno che arriva dal fatto di pensare "io credo in te e ne verremo fuori". Persino quando il nostro secondogenito sembrava che dovesse morire alla nascita, riuscivamo a ironizzare su quello che ci dicevano, ma soprattutto non ci dicevano, i dottori, anche se poi è andato tutto bene.


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