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Tununa Mercado e Reina Roffé – BINARI (16)

FugaLa scrittura-testimonianza di “Io non ti ho mai promesso l’eternità” e “L’onda che si infrange”

 

Tununa Mercado e Reina Roffé (quest’ultima già protagonista di Binari 11) sono due scrittrici argentine, tanto celebrate e imprescindibili nella storia della letteratura sudamericana, quanto ignorate in Italia. Entrambe hanno vissuto l’esilio tra gli anni ’60 e ’70, perché la loro voce non ha saputo piegarsi alle dittature militari che si sono susseguite in Argentina: un’esperienza, quella della tensione continua di sentirsi braccate e della conseguente fuga, che ha segnato le loro vite, e inevitabilmente anche la loro scrittura.

Tante le consonanze tra Io non ti ho mai promesso l’eternità della Mercado e L’onda che si infrange della Roffé, i loro romanzi in cui il legame con la storia (non solo quella personale) è più forte. La letteratura diventa testimonianza e denuncia, recupero dall’oblio e tentativo di sedare traumi indelebili.

 

Si può essere indifferenti alla realtà, ma non al ricordo di quella realtà che ci ha divisi e segnati per sempre. (Reina Roffé, L’onda che si infrange, Poiesis Editrice; introduzione e cura di Luis Dapelo, traduzione e note di Giovanna Ferrando)

 

Quando un sopravvissuto alla morte, un reduce dal carcere o dal campo di concentramento, una vittima della persecuzione e del terrore accetta di parlare dopo un quarto di secolo o mezzo secolo, la vita attuale e i pochi anni più recenti spesso si disgregano fino a diventare irreali. (Tununa Mercado, Io non ti ho mai promesso l’eternità, Poiesis Editrice; introduzione, traduzione e cura di Luis Dapelo, con Giulia Zavagna)

 

Proprio la persistenza del dolore è il fulcro delle storie narrate, le cui esili trame sono controbilanciate dalla complessità sintattica e strutturale, dalla meticolosa ricerca di dettagli e di senso, dal sovrapporsi di riflessioni e divagazioni – sino a rendere le due opere improbe per lettori distratti e occasionali.

L’onda che si infrange è la storia di un gruppo di dissidenti argentini consapevoli di scherzare con la morte (sfida trasposta nel gioco delle carte) e di essere sorvegliati dalla polizia di regime: ci disfacemmo di tutto il materiale “discutibile” e che ci “facesse discutere”. Tra le cose che non riuscimmo a bruciare c’era l’umiliazione, quella che provammo all’idea di nasconderci come scarafaggi finché non fossero passate le prime incursioni.

In Io non ti ho mai promesso l’eternità, invece, l’esperienza diretta dell’autrice è trasfigurata in quella di Sonia, un’ebrea in fuga da Parigi con il suo bambino: la Francia sta per essere occupata dai tedeschi e durante un raid aereo madre e figlio si perdono; Robert, marito dell’una e padre dell’altro, è in Spagna come volontario dell’esercito repubblicano e nulla potrà per sedare la loro angoscia. La Mercado, attraverso lettere, note di diario e documenti ripercorre l’esperienza di Sonia, colmando i vuoti con la sua sensibilità; ma lo sguardo spazia spesso anche sulle vicende di personaggi secondari, sino a ricomporre le vicende dell’intero popolo ebraico nel corso del ‘900.

 

Ad accomunare Tununa Mercado e Reina Roffé in questi due romanzi c’è poi la sorprendente capacità delle due autrici di rivelare e analizzare i meccanismi della scrittura mentre la creazione si realizza, senza dissolvere la finzione letteraria ma semplicemente tracciandone i contorni. Ad esempio la Roffé suggerisce ironicamente: vuol essere un romanzo d’amore che presenta, in un contesto particolare, il conflitto di una coppia, ricreando miti, demistificando regole, ricreando l’eterna dicotomia, amore e solitudine; mentre la Mercado ammette: avevo iniziato a entrare e uscire da quelle vite come se fossero casa mia; avevo dovuto elaborare dei piani virtuali per intrecciare i legami, individuare rami che, all’improvviso, si spezzavano e altri che crescevano in modo imprevedibile. Si ha così l’impressione di sentirsi coinvolti nel lento dipanarsi delle vicende descritte, di avere il privilegio di spiare da dietro le quinte lo spettacolo della scrittura che si fa storia e dolorosa riflessione.

 

Domanda conclusiva: quanti di voi si definiscono appassionati della letteratura sudamericana, avendo letto soltanto la Allende e Borges, o Llosa, Márquez e Sepúlveda?

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