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“Tu sei il prossimo” di Stefano Tura

Stefano Tura, Tu sei il prossimoAdrenalinico, già dalla prima pagina. Anzi, dal titolo. Tu sei il prossimo (pubblicato da Fazi editore) intitola il suo romanzo Stefano Tura, e l’insieme delle parole suggestiona. Sconvolge e, al contempo, ti incolla alle pagine, anche il prologo che si apre con una violenza cruda e pregnante. Qualcuno ha ucciso e ne trae piacere. Ha ucciso a sangue freddo una creatura con boccoli graziosi e uno sguardo angelico ma spento. Terrificante, l’assassino ne ha tratto godimento.

Si apre il sipario su un mondo colmo di violenza e omertà, che fa paura, al quale ci si rifiuta di pensare come esistente e dal quale si vorrebbe essere risparmiati. Eppure, pur veloce che sia la nostra corsa, in angoli insospettabili di questa terra, questo mondo rifiutato si consuma, con o senza il nostro volere. Prenderne coscienza è quasi d’obbligo.

La storia è quella di Leah Martins, una bambina inglese di cinque anni, rapita durante una sera a Cesenate, in Emilia Romagna. Non solo. È la storia dei Martins, dei Taylor, di Peter BigMac, di Alvaro Gerace, di Casabianca, di Ruggiero. Sono storie che si intrecciano, si separano per poi rimescolarsi in un mosaico perfetto che tiene col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.

Leah è stata sottratta ai genitori in circostanze a dir poco misteriose. La famiglia è tranquillamente in vacanza, con amici, sul litorale italiano. Accade tutto nel giro di pochi minuti. Gli adulti sono in una pizzeria, di fronte al residence dove la piccola Leah, assieme al fratellino, dormono. È Jane, la madre, a scoprire il letto vuoto della bambina e a dare l’allarme. La sparizione, in pochi giorni, diventa caso internazionale. O almeno è quello che si cerca di fare grazie all’aiuto della Carson, una giornalista britannica sopraggiunta per dare supporto nella gestione dei media alla famiglia.

È marginale, ma non meno interessante, la contrapposizione tra il giornalismo italiano e quello oltremanica che emerge in un affresco in cui entrambi hanno modo di manifestarsi. Quasi un dettaglio nell’intreccio, ma che fa riflettere. La stampa italiana rifiuta vi sia un portavoce che filtri i contatti con la famiglia della bambina scomparsa, cioè la Carson, mentre i colleghi britannici ritengono il fatto una soluzione ottimale. Due mondi; e Tura, forse, sottilmente, allude a una certa avidità di notizie che funge da modus operandi nel giornalismo italiano.

Potere, soldi, sete di potere e di fama, scheletri nell’armadio, il passato viscoso che inghiotte come le sabbie mobili, la speranza, l’altruismo. E un mostro, dal volto mutevole e dalla capacità di nascondersi in modo impeccabile muovendosi liberamente tra le sue piccole vittime.

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Stefano TuraÈ abile Tura, specie nel far iniettare d’adrenalina il cuore dei suoi lettori. I colpi di scena non mancano e incollano gli occhi sulle parole e fanno sorgere il desiderio di non lasciarle finché non si è giunti a leggere l’ultima.

E con sorpresa emerge una riflessione: certe volte cercare qualcuno scomparso si traduce nel cercare un se stesso scomparso. È questo quello che accade a McBride, agente eccezionale di Scotland Yard, che fa ritorno negli abissi degli inferi della periferia londinese. È lì che ha passato la sua vita, fino all’adolescenza, fino a quando un prete gli ha salvato letteralmente la pelle. Ritorna geograficamente, ma anche temporalmente.

Alvaro Gerace, ispettore della squadra anticrimine, è inseguito anche lui dai tentacoli del passato. Iugoslavia, in primis, e una triste storia con un fine quasi lieto. È disubbidiente e non ama il lavoro di gruppo, Gerace, ma affascina coi suoi ragionamenti e il suo atteggiamento da uomo privo di paura. Come il collega inglese, McBride. Quasi un dandy muscoloso, il secondo.

Stefano Tura, giornalista e scrittore bolognese, dal 2006 è inviato televisivo Rai a Londra. Ha iniziato la carriera come cronista di nera ed è stato poi inviato di guerra in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e Sudan. Sulla guerra in Afghanistan ha scritto, nel 2001, Le caramelle di Super Osama, un diario sul conflitto nel Paese centro-asiatico. Come autore di gialli e noir, ha scritto Il killer delle ballerine, romanzo nel quale compaiono per la prima volta il giornalista Luca Rambaldi e l’ispettore Alvaro Gerace, Non spegnere la luce, Delitti per le feste (assieme a Maurizio Matrone) e Arriveranno i fiori del sangue con il quale è stato finalista nei premi Fedeli e Scerbanenco.

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Commenti

(CARO GIORNALISTA STEFANO TURA NON CAPISCO ”PERCHE”’DESCRIVI LONDRA COME UNA BELLA CITTA VEDO CHE FAI SEMPRE PUBBLICITA SU RAINEWS….COME VEDI DALLA STORIA POTRESTI…DESCRIVERE LA VERA’ REALTA DI LONDRA RAZZISTA CONTRO GLI ITALIANI….E EUROPEI..ECT..ECT…))
Questa e’ la storia di un cittadino Italiano di 52 anni residente a Londra più’ di 19 anni, dal 1997, gli e’ stata rifiutata l’assistenza sanitaria un servizio chiamato a Londra ESA-Employment and Support Allowance, un servizio per le persone che non possono lavorare per un periodo di malattia e al ritorno al lavoro.
Dopo poco di due mesi di attesa dal 10 Novembre 2015, che aspettava una risposta finale, dalla domanda di questo beneficio, e dopo aver spedito il modulo correttamente e tutta la documentazione , e prove di residenza dal 1997 fino al 2015, all’ufficio di Belfast Benefit Centre, Jobcentre Plus Plaza Building, 31-41 Chichester Street, BT1 4JD- una volta mandato il modulo, c’e stata un’altra richiesta dall’ufficio Belfast Benefit di far fare il test di residente abituale in Uk-”(Habitually Resident)- Right to reside and Habitual Residence Decision”, per passare questo tipo di test un Italiano residente a Londra deve essere residente nel Regno Unito da almeno 5 anni , per superare la prova test di residenza abituale in Uk.
Dopo alcuni giorni il 19 Dicembre 2015 ha ricevuto la lettera dal Department for work pensions, che spiegava , che non aveva passato il test di ”residenza abituale” dopo aver vissuto 19 anni nel Regno Unito , e non poteva avere nessuna assistenza sanitaria e doveva pagarsi tutte le sue spese medicinali, e visite mediche, nella lettera spiegava che , per avere la residenza abituale un cittadino straniero doveva restare nel Regno Unito più di 5 anni, come potete vedere nella lettera pubblicata in Inglese.
Come al solito la nuova legge Inglese del Ministro Cameron ” Razzista a modo suo” , infatti sta creando poverta e
alti tassi di criminalità tra la popolazione Inglese , da quando ha iniziato a tagliare benefici , nei quartieri poveri di Londra , tanti problemi di questo tipo , colpisce anche tutti gli Italiani , che sono residenti da anni in Uk, e ogni volta che un Italiano chiede un benificio, ci sono sempre problemi di questo tipo.
Ci sono tanti immigrati Italiani nel Regno Unito, e non parliamo di persone provenienti da altri continenti, ma dall’Unione Europea. Italiani inclusi, che in Uk, secondo stime non ufficiali, sono oltre 550mila. Ora però potrebbe arrivare una stretta per frenare il flusso oltre la Manica, il governo Inglese pensa infatti all’introduzione di ”misure razziste”, che permettano di non garantire il welfare ai cittadini di altri paesi europei per i primi 4 anni di residenza , e di rimpatriare chi è disoccupato da oltre sei mesi. E nel caso in cui queste proposte non fossero recepite da Bruxelles, non è nemmeno esclusa l’uscita dalla Ue. ”(Magari uscisse)”
Nella lettera inviata all’Italiano come potete vedere nella foto gli e’ stata negata la residenza abituale , e assistenza medica, dopo aver presentato tutte le prove di residenza dal 1997 al 2015, ora essendo pure malato dovra” trovarsi un lavoro per poter vivere, e tornare in Italia, sia per le visite e controlli, anche per affrontare una delicata operazione alla coleciste.
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la ringraziamo per il commento. Purtroppo, questo non è il sito personale di Stefano Tura. Per parlare direttamente con l'autore, dovrebbe rivolgersi ad altri canali.

Un cordiale saluto.

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