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Tre donne nel regno di Camelot. “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley

Tre donne nel regno di Camelot. “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer BradleyLa sagra di re Arthur e della tavola rotonda con i suoi mitici cavalieri è un classico intramontabile che ci ha sempre affascinati, fin da bambini.

Innumerevoli i romanzi, i film, le storie raccontate sull’amoredi Lancillotto e la regina Ginevra, cui si è aggiunto relativamente da poco il romanzo Le nebbie di Avalon della scrittrice Marion Zimmer Bradley, scritto tra il 1979 e il 1982, ripubblicato in Italia da HarperCollins in due volume (il primo è già in libreria) nella traduzione di Flavio Santi.

Ispirato al ciclo bretone di Chrétien de Troyes, la storia narrata dalla Bradley, con lo sfondo di Camelot ed Avalon, assume caratteristiche profondamente diverse rispetto all’originale, soprattutto per quello che riguarda i personaggi e l’ambientazione. La storia è narrata in terza persona da Morgaine, sacerdotessa, maga o strega di Avalon, a seconda dei punti di vista, personaggio tra i più discussi e avvincenti del mondo dei Druidi, in lotta con i riti cristiani, che stanno prevalendo e facendo scomparire il mondo votato alla Dea, colmo di mistero e di magia.

 

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Eravamo abituati a leggere di mondi terribili in cui si aggiravano elfi, draghi, stregoni come Merlino e la terribile spada di Excalibur, invece nel libro della Bradley  non sono più gli elementi fatati o le imprese di re Gwidion (Arthur) o l’amore impossibile tra Lancillotto e Gwenhwyfar (Ginevra) a tenere banco, bensì la vita e il destino di tre donne: Viviane, Igraine e Morgaine.

Tre donne nel regno di Camelot. “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley

È Morgaine, ormai ottantenne, a voler raccontare il luogo magico in cui è vissuta: Avalon. Basta «il suono di un’arpa, la luce del sole su un cerchio di pietre, il profumo delle mele, il ronzio delle api, il guizzo dei pesci in un lago, i versi degli uccelli acquatici al tramonto» a riportarla a quel mondo, mentre i personaggi prima considerati minori, le donne divengono protagoniste e non più solo obbedienti vittime predestinate. È un libro centrato sulla figura femminile, che rivendica grande forza e sicurezza di scelte e intenti, anche religiosi. Nello stesso conflitto tra le due religioni, molto più aperta appare la fede dei Druidi che riconoscono il loro Dio nella Dea Madre, mentre per i preti cristiani la donna deve obbedire e stare zitta: «credo che a Dio non interessi nulla delle donne, tutti i preti sono uomini».

Le guerre tra Arthur e il popolo dei Sassoni, così come l’amore tormentato tra i vari personaggi del romanzo:Morgaine e Lancillotto, Igraine e Uther Pendragon, gli accoppiamenti sessuali in occasione della festa pagana di Beltane, tutto fa da cornice a luoghi arcani dove la realtà spesso si mescola con la magia e le donne, anche di quel tempo, debbono combattere per non accettare la dura legge romana che le voleva proprietà degli uomini.

Prova a combattere contro il suo destino Igraine, sorella di Viviane, la Signora del Lago, quando subisce i maltrattamenti del marito prima di poter sposare l’uomo che ama Uter Pendragon. Allontana da sé i suoi due figli, destinandoli a unioni infelici, la stessa Morgaine, il personaggio più vero e combattivo dell’intera storia, non la strega cattiva descritta dal Cristianesimo, ci appare indipendente e orgogliosa nella sua fragilità.

Tre donne nel regno di Camelot. “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley

Non è il mondo cavalleresco o le guerre e le alleanze a predominare, ma gli intrighi amorosi, i pettegolezzi delle dame, i continui amplessi tra i vari protagonisti, persino tra Morgaine e l’orrido arpista Kevin.

A volte il racconto diventa prolisso e di conseguenza poco incisivo (centinaia di pagine per descrivere le varie gravidanze di Ginevra) mentre molto pittoresca appare l’unione tra il Dio cervo e la Vergine cacciatrice:

«le dipinsero di azzurro le piante dei piedi, i palmi delle mani, tracciarono di nuovo la mezzaluna sulla fronte, la luna piena sui seni e sul ventre. [...] Nuda e ubriaca la condussero in una grotta, stordita, terrorizzata, esaltata, incosciente».

 

Grande importanza si dà nel romanzo anche alla musica, nel Medio Evo infatti ogni Principe aveva alla sua corte un bardo che rallegrava gli ospiti con la musica suonata dalla sua arpa, accompagnandola con versi poetici che parlavano d’amore. La religione cristiana amava solo la musica che rendeva gloria a Dio e non alla donna, per questo quando Morgaine suona l’arpa, i cristiani presenti fanno notare quanto «sia indecoroso che una donna alzi la sua voce», ma la fiera Morgaine sa ribattere che «se la musica è un male lo è anche per gli uomini».

 

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Alla fine del romanzo si ha la sensazione di aver esplorato un regno lontano, fatto di nebbie in cui è facile perdersi, ma in cui si è goduto di incredibili visioni di un mondo che resta in tutti noi, piccoli Peter Pan.


Per la prima foto, copyright: Cederic X su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è Wikipedia.

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