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Tre donne e le loro danze in “Swing Time” di Zadie Smith

Tre donne e le loro danze in “Swing Time” di Zadie SmithSwing Time (Mondadori, 2017) è il quinto romanzo della scrittrice britannica Zadie Smith, il cui brillante esordio, Denti bianchi, storia di due famiglie multiculturali nella Londra degli anni Novanta, si ricorda ancora come fresco e attuale a distanza di diciassette anni.

Fin dalle prime pagine, ci si accorge che è un piacere leggere una storia ben scritta, e ben tradotta da Silvia Pareschi. Il romanzo è narrato in prima persona dalla sua protagonista, anche se si potrebbe parlare di un io narrante e due, o addirittura tre, protagoniste femminili. La prima è la narratrice, una trentenne londinese che racconta le sue esperienze come assistente personale di una superstar, alternandole di capitolo in capitolo a ricordi d’infanzia, d’adolescenza e della prima giovinezza. Accanto a lei, sempre presenti nella sua mente, anche se lontane, ci sono Tracey, l’amica d’infanzia, e la madre, una giamaicana volitiva trapiantata in Inghilterra e sposata a un fiacco londinese. Altre figure femminili hanno una parte importante nella vita della narratrice: la già citata Aimee, una cantante australiana di fama mondiale, e Hawa, una giovane insegnante d’inglese di un villaggio del Gambia, dove la narratrice lavora per un certo periodo.

 

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Leggendo Swing Time, ci ritroviamo sbalzati da Londra alla costa dell’Inghilterra meridionale, da New York all’Africa occidentale, dagli anni Ottanta ai Novanta, ai Duemila. Il racconto procede per salti avanti e indietro nel tempo, riproducendo in certo modo lo zigzagare della narratrice, che cresce lasciandosi trasportare dagli eventi, senza fare delle scelte precise. Forse non è un caso che la ragazza, diversamente dall’amica Tracey e dalle altre donne, dalla personalità più definita, non abbia un nome nel romanzo. Si autodefinisce un’ombra, e, nonostante le tante avventure che le capitano, appare come una testimone, un’osservatrice, un personaggio che impara, in divenire.

 

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Tre donne e le loro danze in “Swing Time” di Zadie Smith

Tracey e la narratrice si conoscono da ragazzine a Willesden Lane, nel sobborgo popolare di Londra in cui abitano, e crescono unite dalla passione per il tip tap ma divise dalle famiglie, entrambe anglo-giamaicane e povere, però con ambizioni diverse. La madre dell’io narrante cerca il riscatto sociale attraverso lo studio e l’impegno politico; il padre di Tracey, invece, giamaicano anche lui, è un piccolo delinquente che entra ed esce di galera. Come detto, passione comune delle due ragazzine è il tip tap, il ballo non solo di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma di tanti meno noti ballerini di colore. Anche la consapevolezza della loro carnagione «marrone» accompagna l’io narrante e Tracey per tutto il romanzo. Non essere del tutto nere (con le lentiggini l’una, col naso all’insù l’altra) appare talvolta alle ragazzine come un’opportunità, ma presto si rendono conto che tra il nero e il marrone non c’è alcuna differenza. È il loro colore, in un modo o nell’altro, a determinare amicizie, frequentazioni, studi e opportunità di lavoro. La madre della narratrice lotta con successo contro il triplice svantaggio di essere nera, donna e povera; Tracey invece, fatalmente, ne cade vittima. La narratrice, dal canto suo, naviga a vista: mentre fa esperienze diverse, in giro per il mondo, riflette, sbaglia e impara. Per caso viene coinvolta in un progetto di beneficenza in Gambia, ed entra in contatto per la prima volta con quella che chiama «la sua gente», visita l’isola di Kunta Kinteh alla foce del fiume Gambia, un tempo centro di smistamento degli schiavi. Mentre lavora in Africa, però, alle dipendenze di una superstar, perde di vista la sua gente di Londra. Si accorge tardi di avere trascurato la madre, una figura ingombrante che con l’esempio le ha insegnato a essere libera e curiosa, e Tracey, un talento per la danza sprecato, un’altra madre single e disoccupata a Willesden Lane.

 

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Tre donne e le loro danze in “Swing Time” di Zadie Smith

I capitoli del romanzo sono brevi: episodi, flashback, descrizioni e riflessioni di una ragazza intelligente e curiosa, abituata a osservare. Nella storia, ricca di personaggi, di posti, di modi di vita, Smith riflette ancora, come in Denti Bianchi, sull’incontro tra razze e culture. Questa volta però non si ferma a Londra, ma sposta i suoi personaggi a New York, dove c’è solo disprezzo per chi non è ricco e bianco, e persino in Africa occidentale, un posto per certi versi più felice ma sempre più abbandonato dalla sua gente, lasciato a politici aggressivi e truci religiosi.

 

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Zadie Smith dedica Swing Time alla madre Yvonne. Il titolo fa pensare alla danza dei personaggi da una città all’altra, da un’occupazione all’altra, e alla danza di popoli, bianchi e neri, da un continente all’altro, in più direzioni, di nuovo, secoli dopo i viaggi interminabili sulla rotta del triangolo degli schiavi

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