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Tre consigli per scrivere scene più convincenti

Tre consigli per scrivere scene più convincentiTra tutti i consigli per scrivere scene più forti e convincenti sono utilissimi quelli che ci propone K.M. Weiland. Scrittrice di successo e esperta di tecniche di narrazione, la Weiland cura con passione un blog dal titolo Helping writers become authors. Proseguiamo con questi tre consigli agli aspitanti scrittori, che derivano dall’esperienza dell'autrice anche nelle vesti di editor (ma sono tratti, in particolare, dal volume 5 Editors Tackle the 12 Fatal Flaws of Fiction Writing, di C.S. Lakin, Linda S. Clare, Christy Distler, Robin Patchen e Rachel Starr Thomson, inedito in Italia), una serie di dritte che Sul Romanzo rivolge specificamente agli scrittori.

Se l'opinione comune, si chiede Weiland, vuole che per costruire una scena che faccia presa si debba aprire “in medias res”, cioè iniziando il racconto mentre qualcosa già sta accadendo, e allo stesso modo chiudere mentre quel “qualcosa” sta ancora accadendo, cosa fare una volta che si è dentro la scena? Di cosa ha bisogno una scena per dirsi realizzata e, in ogni caso, di cosa necessita una scena per poter dirsi tale? Vediamo dunque i suoi tre consigli.

***

Primo consiglio: pensate alla scena come a un romanzo breve.

Tre consigli per scrivere scene più convincenti

K.M. Weiland propone subito un esempio:

Honey sentì tirare la lenza.

«Recupera piano», disse il nonno.

Era uno di quei lenti e pigri pomeriggi sul fiume che Honey amava. Il nonno era di buon umore, loquace, e le ore passavano piacevolmente mentre loro pescavano, o almeno tentavano di farlo, con il nonno che condivideva qualche ricordo del suo passato.

«Con nonna venivamo spesso qui a pescare», le disse. «Le altre ragazze pensavano che fosse strano che a lei piacesse la pesca, ma immagino che fosse proprio così. O forse a lei piaceva solo passare del tempo con me».

Honey sorrise. Lei la capiva, sua nonna. Non c'è niente di meglio che passare del tempo con qualcuno che ami, sul fiume in una luminosa giornata di sole, accarezzati da una fresca brezza e con una spruzzata di acqua che ti arriva addosso ogni volta che tiri su un pesce. Non che fosse davvero importante catturarne uno.

«Beh, credo sia ora di andare a casa a cenare», disse il nonno.

 

Weiland spiega che brani come quello qui sopra sono molto frequenti nelle bozze che si trova a leggere come editor. «Tuttavia questa non è una scena – spiega –, è solo un fotogramma». Anche se inizia in medias res, e anche se termina dando l'idea di una chiusura, in mezzo non c'è nulla, non accade nulla. La scena infatti non deve essere intesa come un semplice mattoncino del romanzo, quanto piuttosto come un romanzo in miniatura, un romanzo breve all'interno di un romanzo.

In tal senso la struttura della scena dovrebbe rispecchiare i principi della narratologia: si parte da uno status quo (primo atto), accade qualcosa che altera la situazione iniziale e dà inizio alla prova/sfida da superare (secondo atto), si arriva al culmine della crisi (climax) e poi ecco la soluzione finale (terzo atto). Una soluzione che, nel caso di una scena, può anche non essere definitiva, ma lasciare spazio alla suspense, che poi si risolve nel complesso della narrazione principale.

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Secondo consiglio: il cambiamento è alla base di tutto.

Tre consigli per scrivere scene più convincenti

Alla fine ogni storia che si rispetti narra un cambiamento, e anche le scene che costruiscono la narrazione devono contenerne uno. Il cambiamento rispetto allo status quo non deve essere (necessariamente) drammatico, ma deve esserci.

Nell'esempio precedente, dopo aver iniziato con lo status quo della pesca sul fiume fino all'ora di cena, la scena potrebbe continuare in diversi modi:

 

1. il nonno rivela un particolare segreto del passato di Honey – Honey cambia completamente la percezione della sua vita;

2. il nonno esprime per la prima volta tutto il suo amore per la sua famiglia –  si modificando rapporti e relazioni;

3. il nonno rivela di avere un cancro – si modifica il futuro della famiglia;

4. atterrano gli alieni e Honey, spaventata, fugge – cambia l'universo.

 

Il senso è sempre lo stesso: una scena con buona struttura inizia con uno status quo, si muove attraverso alcuni ostacoli, e finisce in un punto culminante dopo il quale la situazione (o la vita) del personaggio è completamente cambiata.

***

Terzo consiglio: fai comunque proseguire la storia.

Tre consigli per scrivere scene più convincenti

All'interno di una scena il punto culminante può anche non essere un evento fondamentale.

Può essere una leggera alterazione del modo in cui due personaggi si percepiscono a vicenda, ma in ogni caso, con questa scena, la storia (il romanzo) deve in qualche modo progredire.

Restando all'esempio iniziale, gli incidenti che portano al climax possono non essere eventi di alto livello: potrebbe trattarsi di un pesce che strattona violentemente la lenza, potrebbe essere un mazzo di chiavi che i personaggi trovano per strada, potrebbe essere una piccola confessione fatta da un personaggio all'altro. Ma qualcosa deve accadere e cambiare, facendo salire di livello la storia complessiva.

Le scene quindi devono avere una struttura drammatica in modo che poi, collegate una all'altra, riescono a creare una struttura drammatica più grande, ciò che veramente dà sostanza a una storia e dà corpo a un romanzo. Facendo propri questi suggerimenti si può imparare a individuare e eliminare (o quanto meno mitigare) i principali difetti della propria scrittura, iniziando a scrivere scene più forti e convincenti.

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Commenti

Be' queste cose uno che vuole scrivere dovrebbe saperle già.
La scenetta di pesca fa già qualcosa, forse in maniera debole (ma la si potrebbe definire anche "leggera") ma lo fa: fa approfondire a Honey la conoscenza di un componenente della propria famiglia (la nonna, probabilmente defunta da tempo e che non ha forse neanche potuto conoscere) "Lei la capiva, sua nonna. Non c'è niente di meglio che passare del tempo con qualcuno che ami" fino al punto che: " Non che fosse davvero importante catturarne uno." (di pesce) quindi la pesca è solo uno sfondo un pretesto: il nonno poteva benissimo star facendo altre cose anziché pescare: dipingere dal vero, fare bird watching, costruire statuine per il presepio o quant'altro: la nipote Honey avrebbe comunque capito (meglio) la sua nonna (non lo avrebbe fatto o lo avrebbe fatto in altro modo se non fosse andata a pesca col nonno.
Ora peò bisogna vedere e chiedersi: "che funzione e/o ruolo ha questa piacevole scenetta in tutta la storia? in altri termini a cosa serve questa scenetta per mandar avanti la medesima? Ne prepara un'altra più drammatica? E' un ricordo (flashback) di Honey ora adulta e magari infelice di quando non lo era da bambina?. Certamente l'autore l'ha scritta per un motivo che non è certo quello di far passare o, peggio, perdere tempo al lettore già ben disposto a leggere.

Ciao Sfranz, grazie per la riflessione. Io credo che la risposta sia già nel fatto che vien da chiedersi "che funzione e/o ruolo ha questa piacevole scenetta in tutta la storia?" Probabilmente c'era, prima, qualche interrogativo riguardante la nonna e un qualche aspetto oscuro del suo passato; ecco che la scena della pesca apre una possibilità di conoscenza, e in tal modo contribuisce alla storia nel suo complesso. Solitamente, dopo una scena così, ci si aspetta che il personaggio citato (la nonna) torni in qualche altra parte successiva della storia con una sua funzione. Personalmente, a parte casi di follia (o di marketing estremo), penso che nessuno scriva qualcosa per far perdere tempo al lettore. Vorrebbe dire perdere tempo (scrivendo) e rischiare di perdere lettori (che mica son stupidi).
Concordo sul fatto che, chi scrive, queste cose dovrebbe saperle, ma le riflessioni sulla forma, oltre che sulla sostanza, non sono mai superflue.
Un saluto.

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