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Tra San Tommaso e Sherlock Holmes, un nuovo ispettore nella letteratura italiana

Tra San Tommaso e Sherlock Holmes, un nuovo ispettore nella letteratura italianaCon Il terzo giorno di Paolo Nelli (La nave di Teseo) fa il suo ingresso nella letteratura italiana un nuovo ispettore, Valerio Colasette. O forse sarebbe meglio parlare di una coppia di investigatori, dato che Colasette è supportato nelle indagini dall’ispettrice Maddalena Bercalli.

Il romanzo di Paolo Nelli ci accompagna in un universo altamente simbolico con un libro che si ispira ai romanzi che hanno saputo usare il genere per creare della buona letteratura.

Con l’autore abbiamo cercato di sviscerare alcuni simbolismi de Il terzo giorno e di conoscere più da vicino i due nuovi ispettori del panorama letterario italiano.

 

Vorrei iniziare soffermandomi su un primo aspetto de Il terzo giorno. Articolato lungo tre giorni, dal Venerdì santo alla Domenica di Pasqua, con tre vittime e tre persone a indagare. Mi sembra cioè che questo ritornare sul tre – che compare anche nel titolo – non sia del tutto casuale. Perché questa scelta?

Sofferenza, sacrificio, morte, risurrezione sono parte del vocabolario cristiano e la liturgia del triduo pasquale le amplifica. Volevo che tutto questo impregnasse il romanzo e per questo tutto si svolge in quei tre giorni. Ci tenevo che le vittime fossero tre ma al di là della simbologia mi piaceva che dettassero i tempi del romanzo. Se pur intrecciandosi, i primi due giorni coprono le ricerche per due vittime, mentre il terzo giorno, la Pasqua, si arriva a capire come la morte di un innocente abbia scatenato il tutto. E il giorno di Pasqua un cadavere viene fatto uscire dalla terra, se pur la vita non torna, per spiegare i fatti. Che siano tre a indagare è funzionale a mettere in gioco personalità differenti. In verità le persone coinvolte nelle indagini sono di più. Però, sì, il numero tre appare spesso. Tre sono anche gli ispettori allievi di Colasette.

 

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Il romanzo segna anche l’esordio degli ispettori Valerio Colasette e Maddalena Bercalli nella letteratura gialla italiana. Cosa li rende diversi dai molti ispettori o investigatori già presenti nelle nostre librerie?

In tutta sincerità i romanzi con investigazioni sono una minoranza, nelle mie letture. Ma i libri, definibili di genere, che ho amato, sono quelli che prima di ogni altra cosa erano buoni romanzi e basta. Se si vuole, forzando un po’, Delitto e castigo è un noir: c’è la vittima, c’è il colpevole e c’è la polizia che indaga. Io non ho cercato di creare dei protagonisti nel confronto con altri personaggi. Ho cercato di muovermi in un ambito di sfumature, piuttosto che tratti drastici. Colasette e Bercalli sono persone prima che personaggi e i loro pregi e i loro difetti rientrano in tipologie in cui ci si può riconoscere. Ne Il terzo giorno vittime e colpevoli, non sempre separabili, agiscono in un quotidiano. Anche per uccidere, usano quello che hanno a disposizione nella vita di tutti i giorni. Non ho cercato l’idolatria dell’assassino che ha capacità superiori. E neppure chi fa le ricerche li ha questi tratti straordinari.

Tra San Tommaso e Sherlock Holmes, un nuovo ispettore nella letteratura italiana

Colasette è un lettore di San Tommaso e di Sherlock Holmes che considera una sorta di Dio minore. Cosa rappresentano invece per lei?

San Tommaso è il primo ad applicare la razionalità di Aristotele al cristianesimo e le sue prove dell’esistenza di Dio si basano sostanzialmente sull’induzione. Sherlock Holmes, se non il primo, è l’emblema dall’investigatore induttivo. Gli indizi sono dappertutto ma se non hai occhi per vederli, non li vedi, questo dice in più occasioni. E Arthur Conan Doyle estremizza tutto questo nel suo personaggio. Colasette ne era affascinato da ragazzo. Scrivere un romanzo giallo è un po’ mettersi nelle condizioni di un dio, se pur minore, che crea una realtà perché le cose avvengano e perché qualcuno ne trovi un senso. È una sintesi, certo, ma rimane che una coerenza ci deve essere a tenere in piedi la struttura. Colasette pensa a San Tommaso e Sherlock Holmes di prima mattina, bevendo il caffè, quando non sa ancora quello che è successo. L’ho messo lì come pretesto per anticipare che, in quello che succederà nel romanzo, c’è qualcosa di anomalo. In più, nella risoluzione del caso, ci sono dinamiche psicologiche usate quasi come armi del delitto. Scriverlo all’inizio del romanzo era una dichiarazione di intenti: in questa indagine l’induzione vacilla o comunque non è sufficiente.

Tra San Tommaso e Sherlock Holmes, un nuovo ispettore nella letteratura italiana

In una delle battute finali del libro l’ispettrice Bercalli dialogando con Colasette lo invita a non parlare del caso perché ciò di cui ha bisogno è «Sana, semplice normalità. Qualunque essa sia». Vogliamo provare a inquadrare questa richiesta all’interno del rapporto tra i due? E cosa intende lei per “normalità”?

È un vizio di tutti, che si amplifica soprattutto nei paesi di provincia, quello di creare dei parametri di “normalità” che non esistono e usarli come termine di paragone per giudicare la realtà. Il conformarsi, almeno nelle apparenze,a una supposta normalità, diventa un fine esistenziale. Per Bercalli e Colasette sono stati tre giorni intensi a contatto con situazioni disfunzionali e patologiche e alla fine a Bercalli esce questa parola, normalità, come fosse un desiderio. Colasette, nel dialogo, come commento, si limita a ripeterla, la parola, normalità. Bercalli è troppo intelligente per non sapere che la normalità è anche quella anomalia che loro hanno fatto venire alla luce scavando dentro le apparenze. E lei, ora, ha bisogno di fare altro, di uscire da questa realtà e qualsiasi altra normalità è preferibile a quella che hanno appena sperimentato. Nel dettaglio del rapporto con Colasette, non parlare del caso è quasi uno spogliarsi dei compiti lavorativi e relazionarsi in qualcosa che sia oltre il loro ruolo. Ma il romanzo finisce, non sappiamo se hanno poi trovato un ristorante aperto a quell’ora, se abbiano trovato da bere per liberarsi di dosso il peso degli eventi o cosa altro abbiamo fatto. Ma il livello e la qualità della loro relazione erano di certo già cambiati.

 

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Il terzo giorno sembra destinato ad aprire una serie di romanzi. Ha già in mente qualche progetto su questo?

La mia ambizione con Il terzo giorno era quella di scrivere un buon libro e ho lavorato per riuscirci. Certo, ogni tanto mi vengono stimoli che vedrei in libri con gli stessi personaggi. Dettagli, posti o anche scambi brevi di battute che Colasette e Bercalli potrebbero avere. Ma prima di rimettermi a scrivere mi serve un’idea forte e dei contenuti che rendano ragione a ulteriori romanzi.


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Per la prima foto, copyright: Kaleidico su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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