Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Come leggere un libro

Perché è importante leggere

Tra promessa e viaggio, "L'ultima patria" di Matteo Righetto

Tra promessa e viaggio, "L'ultima patria" di Matteo RighettoVia i preamboli: entra subito in medias res il nuovo romanzo di Matteo Righetto, L’ultima patria (Mondadori), secondo capitolo della trilogia iniziata con L’anima della frontiera poco meno di un anno fa. Nel frattempo, la rivoluzione #metoo, ed ecco che ogni storia dedicata a una donna in grado di capovolgere l’ordine costituito – come fa la Jole, protagonista della saga di Righetto – non può che attirare poderosamente l’attenzione.

Matteo Righetto viene spesso indicato come uno dei migliori traduttori della voce della montagna, per essere stato capace, da La pelle dell’orso ad Apri gli occhi (uno dei più bei romanzi sulla perdita e il superamento del dolore degli ultimi anni, con una costruzione stilistica ardita e brillante) di afferrare l’eco di Mario Rigoni Stern e ridargli fiato. In questa Trilogia della patria, però, il vento che soffia s’infila con prepotenza non solo tra la poesia dei larici e le vette ma soprattutto dentro le crepe sociali di un secolo che si sta consumando: gli anni della fine del Novecento nel Veneto montanaro della coltivazione del tabacco, delle angherie della Regia Tabacchi, della pericolosità del contrabbando come scelta obbligata. E dello svuotamento del territorio, dell’emigrazione: nell’autunno del 1898 i De Boer, protagonisti della saga di Righetto, sono l’ultima famiglia rimasta a Nevada, sull’altipiano di Asiago. Sono più di centomila, in quello scorcio di secolo, le persone che abbandonano il Veneto per cercare fortuna lontanissimo, nelle terre scoperte da Colombo 400 anni prima e in realtà ancora ignote.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Con i tempi che corrono, se la letteratura – come diceva Pavese – è ancora la difesa contro le offese della vita, non si può sprecare l’occasione di affidare le pagine di questo libro agli occhi dei più giovani per far loro capire, senza salire in cattedra, che siamo stati quasi tutti emigranti, nel corso della Storia, e che solo la conoscenza delle nostre origini ci rende impermeabili alla tentazione del rifiuto e dell’offesa di ciò che è diverso da noi. L’ultima patria trascina il lettore del primo mondo a prendere con oltre un secolo di anticipo un treno i cui binari, ora, portano dritti verso Bardonecchia. La letteratura acquista un senso solo se ci aiuta a ritrovare la strada percorsa da chi è venuto prima di noi e non ci abbandona a «un volo oscuro e accecante che ci fa perdere il sapore e il profumo delle cose». Soprattutto il sapore amaro del sacrificio e degli stenti che anche la nostra civiltà ha conosciuto.

Tra promessa e viaggio, "L'ultima patria" di Matteo Righetto

Prendere quel treno significa giocarsi tutto e valicare il confine oltre il quale si spalanca il futuro, superando «momenti in cui non si devono fare calcoli e non si devono usare bilance». A quel momento la Jole arriva «alta e forte come una betulla» e provvista del coraggio dell’immaginazione, che alle generazioni precedenti era via via venuto a mancare. Questo libro parla della maledizione che spesso ci lega ai luoghi e alla necessità di lasciarvi un segno che parli di noi; solo dopo si può perdere tutto e andarsene. Jole perderà tutto nel modo più brutale; la ferinità cresce, in questo seconda tappa della trilogia, e riporta un po’ ai modi e al linguaggio dei debosciati dei primi romanzi di Righetto, Savana padana e Bacchiglione blues, e contagia anche i buoni, che iniziano a non fidarsi più di niente e di nessuno. E così la protagonista si affida più che mai alla guida della natura per superare il male che le stravolge la vita e la obbliga nuovamente al viaggio.

La storia si snoda attraverso un concatenarsi di presentimenti che la Jole annusa con istinto animaleben prima di passarli al setaccio della sua solida conoscenza dell’ambiente circostante; i capitoli brevi da cui è composto il romanzo diventano definitivamente una delle cifre stilistiche dell’autore e imprimono un ritmo ancora più vorticoso a una storia fatta di avidità, sangue, pioggia, fango. E sotto questo cielo, la promessa vale più della vendetta: «Ci accorgiamo dell’importanza assoluta dei patti rispettati, delle promesse mantenute anche a distanza di anni, della lealtà di una parola data. Della fedeltà e della giustizia», e il coraggio non è altro che un dovere: «Non ci vuole alcun coraggio a fare ciò che si deve fare per forza».

Tra promessa e viaggio, "L'ultima patria" di Matteo Righetto

Il senso animale prevarica su quello umano nello svolgimento della storia, ed è il lessico impiegato da Righetto a rovesciare la proporzione.L’ultima patria è il libro che fissa sulla carta tradizioni, rituali, flora, fauna, oggetti che non conosciamo o che non conosciamo più, perché dei mondi che si perdono o che non si osservano con cura vanno perdute anche le parole che servono a nominarli. L’umanità del mondo sta nel riuscire a individuare, tra la genericità degli alberi, il carpino o la roverella; nel distinguere tra i diversi tipi di neve; nel sapere che il gallo cedrone, quando annuncia la sua presenza, frolla le ali; che la pasciona è una parola prospera (a pronunciarla si impiegano le stesse ganasce con cui si mastica il cibo); che anche la monticazione è un viaggio per la sopravvivenza. E all’italiano si mescolano il ladino e il veneto, perché da sempre gli arcani della civiltà hanno bisogno di più lingue per essere interpretati, ma ci vuole senso dell’armonia per farlo senza apparire pedanti o localisti.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

La Jole, con le sue promesse da mantenere, diventa il nesso tra un mondo che si sta sbriciolando alle sue spalle e un altro, lontano e misterioso, che potrebbe salvarla: «Non mi piacciono le frontiere. Mi piacciono gli orizzonti».È cresciuta con insegnamenti di cui, oltre un secolo dopo, anche le donne libere come lei portano ancora addosso le escoriazioni delle catene: «Non è la bellezza che conta, nella vita, ma a volte può aiutare, sai?». È dotata di un segno di riconoscimento già ben evidenziato nel primo libro della trilogia: «Ha la testa dura come la roccia». Ha imparato «il giorno, la notte, e il bosco, e gli animali, e il vento». Chissà se, nel prossimo viaggio, il vento che soffiava su “L’anima della frontiera” avrà ancora l’alito freddo del nord o cederà il passo al tepore del sud. Solo nel prossimo volume della trilogia Matteo Righetto ci svelerà in quale parte del mondo si trova L’ultima patria. È ora di andare, di seguire la Jole, dunque, perché «a volte la vita chiama e non ti puoi sottrarre».


Per la prima foto, copyright: Harli Marten.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.