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Test di grammatica italiana: dieci dubbi linguistici da risolvere

Punti interrogativiOggi vi proponiamo un test di grammatica italiana molto particolare: nessuna prova di carattere generaleprove specifiche su verbi e altre parti del discorso; le dieci domande, infatti, sono incentrate su dubbi linguistici comuni, che non sempre trovano facile risposta: ricordate che la lingua è in costante evoluzione ed è frutto dell’uso di una comunità di parlanti; è normale, quindi, che, in alcuni casi, ciò che potrebbe sembrarvi scontato potrebbe non esserlo affatto. Ecco a voi le dieci domande:

1.      Si scrive province o provincie?

2.      Si scrive apposto o a posto?

3.      Si scrive centra o c’entra?

4.      Si scrive buonanotte o buona notte?

5.      Si scrive obiettivo o obbiettivo?

6.      Si dice i pneumatici o gli pneumatici?

7.      Si dice fa niente o non fa niente?

8.      Si dice riguardo a o riguardo il?

9.      Si dice i film o i films?

10.    Si dice tra o fra?

Soluzioni

1.      Entrambe le opzioni sono corrette: regola vorrebbe che se –cia o –gia sono preceduti da consonante, i dovrebbe venire a mancare nel plurale, e questo giustifica province; il punto è che il plurale latino era PROVINCIAE, la cui chiusura del dittongo AE ha portato a provincie: si tratta, dunque, di un esito dotto, oggi non più diffuso.

 

2.      L’unica risposta corretta è a posto, se volete dire che va tutto bene; apposto, invece, è participio passato del verbo apporre. Entrambe le risposte sono corrette, dunque, ma sappiate che la forma univerbata ha un significato diverso dall'altra.

 

3.      Centra è voce del verbo centrare, quindi ha significato di fare centro; c’entra, invece, è voce del verbo entrarci (non *centrarci, occhio!), che ha un significato ovviamente diverso. Esempio: “Non c’entra niente: centra il discorso e non perderti in chiacchiere”.

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4.      Entrambe sono corrette: il primo è un semplice e diffuso caso di univerbazione.

 

5.      Anche in questo caso sono corrette entrambe le forme: la prima è più vicina all’etimo latino; la seconda, invece, rappresenta l’esito popolare dell’effetto di jod di je sulla bilabiale b.

 

6.      La risposta correttissima è gli pneumatici, perché davanti al nesso pn (come davanti ad altri nessi consonantici del tiop ps etc) va usato l’articolo lo: si dice, infatti, lo pneumatico. L’uso più frequente, invece, è quello con il/i, tipici di un contesto non sorvegliato. Qui trovate un approfondimento della Crusca in merito.

 

7.      L’unica risposta corretta è non fa niente, perché niente e nulla vogliono la doppia negazione.

 

8.      L’unica forma corretta è riguardo al, perché la locuzione si costruisce proprio con la preposizione a.

 

9.      Si dice i film: le parole non italiane entrate nel lessico comune non vanno flesse al plurale come nella lingua d’origine; diverso è il caso per i nuovi forestierismi, per i quali è consigliabile formare il plurale come nella lingua di partenza.

 

10.  Tra i tanti dubbi, questo è senz’altro quello più curioso: le due preposizioni semplici sono intercambiabili e nessuna delle due è ovviamente sbagliata. Certo, se vedete una sequenza di parole in cui figurano molte t è sconsigliabile usare tra invece di fra, e non certo perché state facendo un test di grammatica italiana: è una questione di suoni, no?

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Commenti

Mi trovi d'accordissimo. Io, tuttavia, aggiungerei che la parola "apposto" può anche essere la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo "appostare".

Giusta osservazione :)

MIK

Si dice mi apposto, v,v, appostarsi

Certo: verbo riflessivo :)

MIK

Esiste anche il verbo apporre, comunque.

Il cui participio passato è "apposto", per l'appunto! :D

MIK

non ricordavo la regola di NIENTE e NULLA..grazie

Piccola rettifica: per proposta del De Mauro e per accettazione ormai unanime la forma obbiettivo serve per designare il significato denotativo (la lente della macchina da presa), quella scempia di obiettivo per il significato connotativo (finalità, punto d'arrivo)

Buongiorno Fabio,

a prescindere da quanto scrive una fonte autorevolissima come il De Mauro - ripeto: autorevolissima -, credo che non sia giusto né pensabile contestare l'intercambiabilità fra le due forme sulla base del principio che lei ha messo in evidenza: parliamo di lingua, in continua evoluzione per sua natura, e dunque va fatta per forza una valutazione sulla reazione e sugli usi dei parlanti, e non mi risulta - leggendo altri dizionari e grammatiche varie - che ci sia questa distribuzione degli usi.

L'altra considerazione da fare è di tipo storico-linguistico: entrambe le forme sono giustificate, poiché la prima è un esito popolare (obbiettivo) e la seconda è una parola dotta (obiettivo); non vedo perché creare inutili complicazioni.

Terza considerazione: siti come quello della Treccani (http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/gramm...) non parlano affatto di tale distinzione e, anzi, trattano le due varianti come equivalenti.

La ringrazio, comunque, per l'intervento.

MIK

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