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“Terrarium” di Giorgio Manacorda, un romanzo destabilizzante

“Terrarium” di Giorgio Manacorda, un romanzo destabilizzanteLa prima cosa che mi ha colpito del libro Terrarium di Giorgio Manacorda, edito da Voland, è stata la copertina, con i suoi colori rosso e nero, intensi e contrastanti, perfetti per rappresentare una figura femminile imponente, forse la madre del protagonista o la natura di leopardiana memoria, entrambe incombenti ed inesorabili.

Giorgio Manacorda è anche un pittore, per cui ha voluto e potuto imporre, già dalla copertina, la novità di questo romanzo, a mio parere destabilizzante. Avevo già letto i suoi precedenti volumi, da Delitto a Villa Ada a Cargo Giapponese, ma Terrarium ci proietta, senza intermediazioni, in un mondo futuro pauroso e angosciante.

La Terra, come nei più spaventosi film horror, è descritta vicina alla sua estinzione; rettili mutanti l'hanno invasa, dopo aver abbandonato gli oceani dalle acque nere e melmose. Le città sono rappresentate come deserti desolati in cui tutto è distrutto, i colori non sono più quelli di un tempo: alberi blu, cielo giallo, arcobaleno ocra, solo i bambini e i fiori conservano il loro aspetto. Il protagonista, in questa location terrificante, sopravvive e si sposta, tra la sua casa e il teatro lasciatogli in eredità dal padre, usando le necessarie precauzioni contro le bestie. Egli ci racconta la sua vita passata e presente, attraverso una relazione epistolare con la madre morta.

La relazione tra madre e figlio appare basata su una profonda cognizione del dolore, non è stato un rapporto felice ma morboso, in cui la figura della madre «lontana ed irraggiungibile» si staglia imponente, quasi a schiacciare la vita e le aspirazioni del figlio.

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«Le madri sono solo dolore. Per egoismo o per esaudire un loro bisogno, hanno commesso un delitto irreparabile: hanno ucciso una persona mettendola al mondo».

Costantemente viene evidenziato il mancato amore della madre verso il figlio, quella madre che gli faceva pesare «con i suoi riti ed i suoi silenzi la mancata accettazione dei suoi pochi talenti». Ma «le madri sono sempre nel giusto perché sono loro che ti hanno messo al mondo, invece i padri sono fragili e distratti». Ancora: «tu mi hai dato la vita, madre, ed io ti rendo il favore perché parlando di te anche io te la sto dando».

“Terrarium” di Giorgio Manacorda, un romanzo destabilizzante

Manacorda inserisce un secondo elemento fondamentale per il protagonista del romanzo, il rapporto con il teatro: «il teatro è l'ultima spiaggia, serve per ingannare la violenza».

Il teatro era il suo sogno, ma ora non fa più né il regista né l'attore, affitta spazi alle varie compagnie teatrali e dalla stanza segreta del padre spia gli attori in palcoscenico e le loro prove dell'Edipo re di Sofocle, studia di nascosto i loro turbamenti e comportamenti, dettati dalla incertezza e dalla pericolosità dei tempi in cui vivono.

Il teatro rappresenta la civiltà, la cultura, che in un periodo così vicino a un’immane catastrofe, non vuole rassegnarsi, non vuole morire, anche se il protagonista sa che gli uomini non saranno salvati né dalla poesia né dalla scienza, né dai libri che non si stampano più. Allora a cosa serve l'affannarsi mediocre degli attori per mettere in scena la tragedia di Edipo, se non vi sono più spettatori che vanno a teatro, se tra poco non vi saranno più teatri e neppure uomini, perché divorati dagli insetti?

Forse la tragedia di Sofocle serve a mettere sullo stesso piano il dolore degli uomini, quando ciò che hanno creato con le loro azioni li conduce a un destino irreparabile: «Infin che 'l mar fu sopra noi rinchiuso» (Dante, Inferno, XXVI, 142).

“Terrarium” di Giorgio Manacorda, un romanzo destabilizzante

Anche se con una prosa non facile e calato in un contesto angosciante e angoscioso, questo romanzo punta a lanciare un ultimo avvertimento agli uomini affinché non facciano la fine di Ulisse.

Lo stesso messaggio che un altro scrittore, Grammenos Mastrojeni, ha ripreso con il suo libro L'arca di Noè in cui ha disegnato lo scenario preoccupante ed estremo che ci troveremo ad affrontare da qui al 2030.

Gli scrittori hanno compreso che il tempo è scaduto e noi? Forse inizieremo a pensare alla salvaguardia delle altre forme di vita che ci circondano prima che siano costrette a mangiare "persino" noi per sopravvivere, parola di Giorgio Manacorda e del suo Terrarium.

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