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Ted Hughes, l'uomo dietro la maschera

Ted Hughes, l'uomo dietro la mascheraPensando a Ted Hughes viene immediatamente naturale associarlo a Sylvia Plath, sua moglie dal '56 al '63. Ma c'è anche un'altra figura di donna che nella vita di Hughes ha svolto un ruolo importante: stiamo parlando di Assia Wevill, morta suicida nel '69. La stessa sorte era toccata anni prima alla Plath.

Su alcuni fonti estere, è stata spesso menzionata negli ultimi tempi una biografia di Jonathan Bate su Hughes, di cui noi leggiamo alcune informazioni in un articolo diJohn Preston apparso lo scorso 8 ottobre sul «Daily Mail». Il pezzo insiste sulle doti da seduttore del poeta, tanto che la scrittrice Erica Jong affermò che poteva addirittura «inalare feromoni» quando si trovava seduta a un tavolo di fronte a Hughes. Tuttavia, l'aspetto che più emerge è l'effetto devastante che Hughes esercitò sulle donne della sua vita, secondo la sorella in maniera del tutto involontaria.

Nella sua biografia, Bate evidenzia che i due aspetti più tragici della vita di Hughes furono proprio le morti della Plath e della Wevill. Quest'ultimo suicidio, poi, risultò ancora più devastante, in quanto la Wevill, oltre ad uccidere sé stessa, provocò la morte della figlia Shura di quattro anni, avuta con Hughes (alla piccola venne ufficialmente dato il cognome del terzo marito della donna, il poeta canadese David Wevill, ma è noto che il padre biologico di Shura fu proprio Hughes). Nella vita pubblica del poeta fu tuttavia il suicidio della Plath ad avere un maggior peso, anche se l'uomo mantenne sempre un atteggiamento duro e di apparente indifferenza: sul «Daily Mail» leggiamo che un gruppo di femministe arrivò addirittura a diffamarlo e che, in quell'occasione, Hughes si dimostrò a malapena innervosito dal fatto, disinteresse che fece infuriare ancora di più le accusatrici.

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In verità, tramite le sue Birthday Letters, Hughes tentò di «riportare la Plath in vita attraverso il potere delle parole», dimostrando così un profondo sentimento nei confronti della moglie, anche se di fatto il tradimento con la Wevill compromise in modo irreversibile il matrimonio con Sylvia. Dopo la luna di miele, la Plath si accorse da subito che la fedeltà non era una delle principali virtù di Hughes. La biografia racconta che, un giorno, la coppia invitò i coniugi Wevill a cena: entrando in cucina la Plath scoprì il marito e Assia che si baciavano. Un anno dopo Sylvia si uccideva, inserendo la testa in un forno a gas. A quel punto l'attacco delle femministe fu ancora più violento: il cognome “Hughes”, che accompagnava il nome “Sylvia Plath” sulla lapide della scrittrice, venne raschiato via in segno di protesta, mentre lo stesso poeta venne in seguito accusato di non prendersi abbastanza cura della tomba dell'ex moglie.

Ted Hughes, l'uomo dietro la maschera

Riscoprire una figura come quella di Ted Hughes può essere utile per rispondere a una domanda che da sempre accompagna questo personaggio: è stato il suo comportamento, spesso insensibile e disattento, a causare i suicidi delle due donne, o la Plath e la Wevill erano esseri umani fragili, il cui destino era comunque inevitabilmente scritto? Nel suo pezzo Preston sottolinea che nessuno, dopo aver letto le Birthday Letters, può dubitare dell'amore che Hughes provò per la Plath; l'articolo si conclude con queste parole: «Bate è nel giusto quando afferma che la ragione per cui Hughes volle dare sepoltura alla Plath a Heptonstall nello Yorkshire, accanto al luogo in cui avevano vissuto, era che, per lui, lei era diventata come la Cathy di Cime tempestose: Hughes era il suo Heathcliff, per sempre errante nella brughiera, alla ricerca del suo amore perduto». È indubbio, quindi, che la lettura della biografia di Bate permette di scoprire aspetti poco noti e molto interessanti di una personalità complessa come quella di Ted Hughes.

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