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Taccuini 2.0: il punto di vista sulla comunicazione web di Mara Cinquepalmi

Mara CinquepalmiDonne, precari, mamme. C’è un filo conduttore che lega questi tre elementi? Ha provato ad indagarlo e approfondirlo Mara Cinquepalmi, giornalista professionista e blogger, che si occupa di comunicazione sul web. Responsabile dell’ufficio stampa del Comune di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, ha pubblicato su datajournalism.it una lettura di genere delle attuali composizioni dei venti consigli regionali e di quello nazionale dell’Ordine dei giornalisti nelle consiliature 2010-2013 (Un po’ d’Ordine, signore!) e 2013-2016 (Donne senza Ordine). Ha scritto alcune voci per www.enciclopediadelledonne.it e cura il blog articolo37.wordpress.com, dedicato a storie di lavoro al femminile. Da aprile 2013 è la coordinatrice di GiULiA Emilia-Romagna, il coordinamento regionale della rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome. A maggio 2013 è stata eletta nel Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. Ecco, dunque, la seconda tappa del nostro viaggio nel mondo dei comunicatori on line.

Partiamo dal tuo blog Nonvogliomicalaluna. Il blog di chi spera che compie quattro anni. Hai raggiunto l'obiettivo che ti eri prefissata quando hai iniziato a scrivere sul web? Se sì, quale? Ce lo racconti?
Il mio obiettivo è consegnare a mio figlio una sorta di taccuino 2.0, dove un giorno lui possa leggere quello che pensavo in quel momento storico. Quindi, direi che sono soddisfatta anche se non sempre riesco a scrivere tutto quello che vorrei. Tenere un blog è impegnativo e negli ultimi quattro anni, forse proprio grazie a questo strumento, ho fatto rete con altre persone, colleghi e blogger, che mi hanno coinvolta in altri progetti. Nonvogliomicalaluna, però, continua e, pur non amando i buoni propositi di fine anno, spero di poter impegnarmi di più nel 2014.

Il tuo target di riferimento sono le donne (e le mamme) e i precari, due categorie che spesso coincidono in uno stesso soggetto. Dal tuo punto di vista di comunicatrice, che cosa è cambiato negli ultimi anni? Uno dei tuoi ultimi post riguardava il 25 novembre e la campagna di informazione...
Certo, perché come giornalista sento la responsabilità di fare corretta informazione su temi come quello della violenza di genere. Dallo scorso aprile, infatti, sono impegnata in GiULiA, la rete delle giornaliste unite libere autonome che, dal 2011, conta in Italia sull’adesione di oltre 800 giornaliste ed è impegnata nel diffondere la cultura di un linguaggio non discriminante perché si affermi un cambiamento culturale nel nostro Paese. Negli ultimi anni, c’è una maggiore attenzione sulla questione di genere e sui precari. Se ne parla di più e non soltanto sui social. Anche i media tradizionali hanno colto questo cambiamento.

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Il web e la scrittura restituiscono un ruolo e un "potere" alle donne? Visibilità, ma anche maggiore facilità di contatto?
Soprattutto facilità di contatto. Io stessa, grazie alla rete, sono entrata in contatto con altre donne perché avevamo in comune l’interesse per certi temi. Con alcune ci siamo anche conosciute e mi hanno raccontato le loro storie su articolo37.wordpress.com, il mio blog dedicato alle storie di lavoro al femminile.

A proposito di precari, hai scritto che oggi si ribalta il rapporto tra l’emigrante e la famiglia d’origine: se nel passato era l’emigrato a sostenerla, oggi è più probabile che sia la famiglia a sostenere economicamente il giovane fino a un suo completo inserimento nella regione di destinazione. Che cosa scrivono i giovani precari sul web e nei social? Li segui, sei in contatto con loro?
Io mi considero “fuorisede” da una vita. Diciotto anni fa, ho lasciato la mia città per andare a studiare fuori e non sono più tornata. Nonostante questo, continuo ad osservare il fenomeno. Oggi, rispetto a quando io sono partita, c’è una narrazione diversa, grazie anche al web. Sono stati proprio i social a farmi incontrare di nuovo compagni di scuola che, spesso come me, hanno lasciato la propria città.

Puoi parlarci della tua ricerca sugli stereotipi delle donne e delle mamme in pubblicità?
È nata da una riflessione molto semplice. Quando aspettavo mio figlio, mi sono capitate tra le mani molte riviste dedicate alla maternità. Tutte avevano in comune queste pubblicità che restituivano un'immagine della maternità serena, felice e glamour. Allora ho cominciato a raccoglierle e a scriverne sul blog. Dopo un po' di tempo avevo raccolto molto materiale e non solo fotografico. Così ho pensato di restituire questo mio lavoro, che avevo già avuto modo di esporre in alcune occasioni pubbliche, in una forma più compiuta. È nato così (Anti)corpi:mamme e pubblicità tra sessismo e stereotipi, disponibile sul mio blog. A quasi un anno dalla pubblicazione sul blog non lo considero concluso perché sono tanti gli aspetti da approfondire.

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