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Svelare le ipocrisie dei perbenisti con “L'ultimo salto del canguro” di Paolo Vanacore

Svelare le ipocrisie dei perbenisti con “L'ultimo salto del canguro” di Paolo VanacoreMichelle e Florence, «due foche molto fiche», Dario il casuario, Quasimodo il mandrillo sono alcuni degli animali del Bioparco di Roma dove Edo trascorre la sua giornata lavorativa, comparando spesso le sue abitudini sessuali con quelle delle bestie, comparazione totalmente favorevole alla libera sessualità che alberga in natura, dove «gli animali prima si fissano, poi emettono strani versi, infine trombano».

È questo il primo romanzo di Paolo Vanacore, L’ultimo salto del canguro (Castelvecchi), il cui obiettivo è illuminare il mondo gay con i suoi riti, senza censure, con un linguaggio "colorito" quasi in contrasto con la personalità timida e introversa del protagonista.

L'ipocrisia e la mancanza di coraggio per rivelare la verità sono gli altri due aspetti che l'autore vuole evidenziare, come tarli di una società preoccupata solo delle apparenze.

 

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La storia descrive un classico triangolo amoroso, che vede come protagonista Edoardo, sua sorella Margherita e Gabriele, «bello come il sole», fidanzato di Margherita, di cui Edo è perdutamente innamorato, «una storia d'amore che si consumò in venti interminabili secondi in ascensore». La loro love story assume un andamento molto movimentato: per evitare problemi Edo parte per Dublino, dove incontra Mark con cui inizia una relazione. Poi l'arrivo inaspettato di Gabriele in Irlanda, una notte infuocata, ma Margherita aspetta un bambino e la storia finisce. Ognuno dei protagonisti e dei personaggi anche minori porta con sé i suoi segreti, non vuole che certe verità vengano alla luce, come il padre di Edo che finge di partire per lavoro e invece si vede con la sua amante Olga, come sua moglie che conosce il tradimento ma finge di ignorarlo, come Gabriele che è omosessuale ma vuole sposare Margi.

Svelare le ipocrisie dei perbenisti con “L'ultimo salto del canguro” di Paolo Vanacore

Tutti recitano la propria parte per ipocrisia, perché manca il coraggio di affrontare la vita, di viverla per quello che si è. Le descrizioni della capitale, «Roma è un misto di smog vero e freddo finto», e del Pigneto (il quartiere degli artisti e dei froci), dove Pasolini ambientò il film Accattone, testimoniano una realtà profondamente conosciuta dall'autore, anche dei locali gay sull'Appia, dove uomini sposati e tanti tanti preti cercano «forza e dolcezza».

 

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Tra i vari animali descritti con cura e amore da Vanacore, pur non essendo né zoologo né naturalista, i due leoni Bel Ami e Jad, il primo allontanato perché sessualmente poco prestante, il secondo vero campione di sessualità , rappresentano Edo, allontanato dal mondo degli eterosessuali, e Gabriele, prestante esemplare di bellezza. In un mondo in cui tutti sono etichettati dall'apparenza, Eduardo ha il coraggio di rivendicare la sua omosessualità senza però avere altrettanto coraggio nel rivelare alla sorella Margherita il suo amore per Gabriele, che al contrario di Edo sostiene la sua parte di etero con forza, finché un altro più grande amore lo porterà a fare coming-out. Il libro richiama l'argomento del film di Özpetek Mine vaganti con Riccardo Scamarcio e la straordinaria scena del padre che continua a ridere nella piazza del paese, perché non vuole che qualcuno si accorga dell'omosessualità del figlio.

Svelare le ipocrisie dei perbenisti con “L'ultimo salto del canguro” di Paolo Vanacore

Nel costante paragone che l'autore fa tra la sessualità degli uomini e quella degli animali spicca il canguro a cui Edo ha dato il suo nome, sia perché lo credeva omosessuale, prima dei suoi approcci amorosi con le cangurine, sia perché gli ricordava il tempo in cui lui e Margherita, da ragazzini, saltavano come canguri, in un gioco che li ritrovava complici, oltre che fratelli, quando mentre la nonna dormiva Edo aveva compiuto un tale balzo che era costato la rottura della spalla alla poveretta!

 

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Ora quel tempo è finito, tanti amori sono stati accantonati, è nata una stupenda bambina, Viola, e anche la mamma di Edo ha imparato «don't ask, don't tell».

Non è più tempo di saltare come dei bravi canguri, alla fine bisogna smettere.

«Perché nei pochi secondi in cui sei in alto credi davvero che il mondo sia infinitamente più bello, ma un istante dopo capisci che è a terra che stai per tornare. Ed è solo lì che devi provare ad essere felice».


Per la prima foto, copyright: Yannis Papanastasopoulos.

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