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Sulle tracce di Ulisse. “Itaca. L’isola dalla schiena di drago” di Luca Baldoni

Sulle tracce di Ulisse. “Itaca. L’isola dalla schiena di drago” di Luca BaldoniSenza dubbio Itaca ha un curioso primato: essere al contempo fra le isole più conosciute e quelle meno conosciute della Grecia. Più conosciuta perché: chi non ha letto o sentito parlare del mitico nostos, viaggio di ritorno di Ulisse dopo la guerra di Troia, verso «Itaca ricca di rocce»? Meno conosciuta perché non credo nessuno sappia dire dove si trova in una cartina muta o elencarne fiumi, montagne e città, o anche disegnarne la forma su un foglio bianco.

Per conoscere meglio quest’isola tanto suggestiva, presso Exorma è uscita una guida turistica molto sui generis, che alla descrizione dell’isolotto alterna capitoli di storia, archeologia e, ovviamente, mito.

Itaca. L’isola dalla schiena di drago appartiene a quel tipo di guide turistiche che preferisco, in cui la storia, i luoghi di interesse di un Paese non sono divisi e compartimentati in sezioni, con spirito geometrico e informativo (alla Lonely Planet per intendersi, che, per carità, pubblica libri altrettanto fantastici e molto utili, ma qui stiamo parlando d’altro), ma vengono raccontati come una storia, e giungono nel discorso quasi senza che il lettore se ne accorga. Una linea di guida che ha fra i primi esponenti la fantastica Bahia di Jorge Amado e che ha trovato fertile terreno presso la casa editrice Exorma, nella collana (di cui il testo fa parte) Scritti traversi, cui basterà leggere i titoli dei libri in catalogo per cogliere la stretta simbiosi fra esplorazione geografia e letteratura.

 

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Sullo stesso doppio binario si muove dunque questo libro: realtà, col racconto dei numerosi viaggi di Luca Baldoni nell’isola greca, e finzione, attraverso il filtro omerico. Questo quanto precisato già dallo stesso autore nelle prime pagine:

«L’immagine di Itaca, che è possibile mettere insieme dai brani di Omero, ha funzionato come un portentoso palinsesto a cui sia gli abitanti che gli stranieri si sono richiamati interpretando e plasmando il paesaggio che li circondava: da questo continuo sfregarsi di reale e immaginario, di storicità e mito, è scaturita la sfuggente identità dell’isola, la sua sottile malìa.»

Sulle tracce di Ulisse. “Itaca. L’isola dalla schiena di drago” di Luca Baldoni

Itaca sin dalle prime pagine è mito. Non si può scindere quanto si vede dall’immagine che ci siamo fatti di essa. Non si può guardare una grotta senza pensare che sia quella in cui Ulisse ha abbandonato i doni lasciatigli da Alcinoo, re dei Feaci, come non si può guardare un monte senza pensare che alla sua sommità poteva trovarsi la dimora e il porcile di Eumeo, dove Ulisse ricevette ospitalità e rivide dopo oltre vent’anni il figlio Telemaco, ormai fattosi uomo. E ovviamente, ogni rovina storica è un pezzo del palazzo in cui l’eroe omerico visse.

Così la vedevano William Gell o Heinrich Schliemann, filologi e archeologi che arrivarono sull’isola con lo scopo di ritrovare i luoghi raccontati da Omero; compito in cui, complice qualche forzatura e le celie di qualche contadino del luogo, riuscirono. Così la incontra oggi un qualsiasi viaggiatore, non ultimo Luca Baldoni, che visitò l’isola inizialmente alla ricerca di Omero ma che se ne innamorò per la sua natura, tanto da organizzare per diversi anni dei giri turistici con l’associazione Trekking Italia, con cui collabora.

Dare luce all’anima omerica che spira dietro alle cose non è quindi tradire Itaca, ma coglierne la natura più intima e segreta.

Il libro di Baldoni si concentra così sulla descrizione, attraverso il racconto delle avventure dello scrittore, di tutti i luoghi dell’isola, dalla penisola di Marnaka, la grotta delle Ninfe o il monastero di Kathara, sino alle città dell’isola, quale Polis o Paleochora. Luoghi naturali, città antiche, posti dal ricordo mitico, tutto passa sotto l’occhio onnivoro dello scrittore che descrive, racconta quanto vede e quanto gli abitanti del luogo gli hanno detto.

A questi capitoli se ne alternano poi alcuni più filologici e di storia della critica letteraria, in cui lo scrittore (che ha insegnato Letteratura italiana e Storia dell’arte alle università di Londra e Oxford e alla James Madison University di Firenze) racconta della questione omerica, di come Itaca sia stata nei secoli meta di studiosi che a fasi alterne cercavano di confermare o rinnegare la veridicità delle descrizioni di Omero, cercando in ogni insenatura, ogni filo d’erba, l’insenatura o il filo d’erba cantato dal poeta greco. Pagine molto interessanti e puntuali che cercano di analizzare senza partito preso la storia e i punti di vista di una discussione centrale nel panorama culturale e letterario europeo.

Sulle tracce di Ulisse. “Itaca. L’isola dalla schiena di drago” di Luca Baldoni

Itaca però è molto più di Omero, e Baldoni si premura di metterlo in chiaro. Sono Itaca, ad esempio, anche tutte le persone che egli incontra nei suoi molteplici viaggi.

Itaca è Ari, il muratore albanese emigrato, che nel suo paese faceva il giornalista e ora fatica a sbarcare il lunario, è Dionisos Sikiotis, un anziano itacese che lavora per riaprire i sentieri di montagna dell’isola riconquistati dalla macchia mediterranea, e per questo vive in un’eterna raccolta fondi, o ancora è l’hippie tedesco che gli consiglia la comune dove alloggiare durante il suo primo viaggio. Itaca è l’animata discussione fra il sindaco e un suo elettore in mezzo al bar, di fronte alla quale l’autore non capisce nulla ma che lo spaventa, sin quando un avventore non gli strappa un sorriso chiosando che in quella maniera si fa la politica greca.

Ancora trovano spazio nel libro i racconti delle bellissime passeggiate in montagna che l’isola offre al turista o lunghe pagine di storia in cui si spiega, fra le tante cose, come Itaca svolse un ruolo importante nell’aiutare i bulgari dopo che il trattato di Adrianopoli impose la liberalizzazione del commercio del grano nel Danubio. Sono presenti ancheanalisi approfondite di archeologia, ricordi di ospiti illustri dell’isola, quali Foscolo e Byron, e infine racconti mitici non legati alle vicende dell’Odissea, come quello della città di Jerusalem, una Atlantide della piccola isola greca, affondata in tempo immemore, ma che era ancora visibile sino al XIX secolo, quando un terremoto l’ha sepolta.

 

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Tutto ciò e molto altro compone Itaca. L’isola dalla schiena di drago, in un puzzle in cui, nonostante l’apparente eterogeneità dei pezzi, per dirla con Saussure, tout se tient; capace di gettare il lettore, come un naufrago, su un’isola in cui le tinte vive, tipiche del paesaggio Mediterraneo, si stemperano nello sfumato di un ricordo antico quanto la nostra memoria.


Per la prima foto, la fonte è qui.

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