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Studenti stranieri a scuola, è vera integrazione?

Studenti stranieri a scuola, è vera integrazione?Gli studenti stranieri nelle scuole secondarie di primo e secondo grado sono complessivamente 305 mila, stando a quanto dichiarato dall’indagine sull’Integrazione delle seconde generazioni, condotta dall’Istat nel 2015, con il cofinanziamento dell’Unione europea e del Ministero dell’Interno, e resa nota poche ore fa.

L’indagine tiene conto, però, soltanto della situazione degli istituti scolastici con almeno 5 alunni di cittadinanza straniera, quindi i numeri appena esposti vanno intesi come approssimazione per difetto, tenendo conto che complessivamente una precedente indagine aveva rivelato che, per l’anno scolastico 2014/2015, il numero complessivo degli studenti con cittadinanza non italiana nel nostro Paese era pari a 802.844.

Qual è il livello di integrazione di questi studenti rispetto alla vita scolastica e alla vita sociale a questa strettamente connessa? Quali sono i risultati raggiunti e le loro aspirazioni? Proviamo a verificare gli esiti dell’indagine Istat che ci permettono di tracciare un primo scenario.

 

Identikit

Tra i 305 mila studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado solo il 30,4% è nato in Italia, mentre il:

  • 23,5% è arrivato prima dei 6 anni;
  • 26,2% è giunto nel nostro Paese tra i 6 e i 10 anni;
  • 19,9% aveva più di 10 anni quando è entrato in Italia.

 

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Risulta evidente, dunque, che l’Istat abbia considerato in un senso più ampio il riferimento alla seconda generazione di immigrati, riferendosi con questa non solo a ragazzi nati nel Paese di immigrazione da genitori stranieri, ma anche gli studenti giunti in Italia in giovanissima età.

 

Inserimento scolastico e risultati

Il primo aspetto che l’indagine mette in evidenza è una certa difficoltà di inserimento scolastico rispetto alla classe cui dovrebbero appartenere normalmente per età. In particolare, la situazione si presenta soprattutto per gli alunni stranieri nati all’estero, dei quali il:

  • 49% viene inserito nella classe corrispondente alla propria età
  • 39% (quasi) viene iscritto nella classe precedente;
  • 12% in classi in cui l’età teorica di frequenza è di almeno 2 anni inferiore a quella del ragazzo.

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Studenti stranieri a scuola, è vera integrazione?La difficoltà maggiore è dovuta proprio alla scarsa (se non nulla) comprensione della lingua italiana, soprattutto per gli studenti più piccoli, per cui l’inserimento in una classe inferiore rispetto a quella che spetterebbe per l’età potrebbe essere un modo per consentire il superamento del gap linguistico.

E forse anche per questo motivo, oltre alla difficoltà di integrazione, il 27,3% degli studenti stranieri ha dovuto ripetere uno o più anni scolastici. Di questi, il 31% è rappresentato dagli stranieri nati all’estero, mentre per i nati in Italia la situazione è simile a quella degli italiani, assestandosi al 18,7%.

Anche la media dei voti risente di questo gap iniziale, al punto che gli alunni stranieri hanno mediamente mezzo punto in meno degli italiani, soprattutto per quanto riguarda i voti di Italiano e Matematica. Differente è la situazione, invece, per gli studenti cinesi che ripotano voti più alti in matematica rispetto sia agli studenti stranieri sia agli italiani.

 

Integrazione sociale

Se diamo un’occhiata ai dati sull’integrazione sociale, la situazione risulta abbastanza positiva, restituendo l’immagine di studenti stranieri che hanno vita sociale extrascolastica con i loro compagni di scuola (solo il 21,6% dichiara di non frequentarli dopo le lezioni; il dato per gli studenti italiani scende, invece, al 9,3%), o sono interessati a frequentare i compagni indipendentemente dalla loro nazionalità (solo il 13,8% degli alunni stranieri dichiara di frequentare solamente compagni stranieri, connazionali o con cittadinanze diverse dalla propria).

 

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Diversa la situazione, quando si passa a prendere in esame i sentimenti degli studenti italiani rispetto al Paese che li ha accolti. Solo il 38% si sente italiano, mentre il 33% continua a sentirsi straniero e il 29% preferisce non rispondere.

Va detto, però, che in questo caso i dati dipendendo dall’età di arrivo dei ragazzi. Infatti, se il 53% di chi è giunto in Italia dopo i 10 anni si sente straniero, la situazione si capovolge per gli studenti stranieri nati in Italia, il 47,5% dei quali si sente italiano.

Indipendentemente dal loro sentimento rispetto alla nazione in cui vivono il 46,5% degli studenti stranieri ha dichiarato di voler vivere all’estero una volta diventati abbastanza grandi. E il dato è in linea con quello dei ragazzi italiani (42,6%).

 

Il punto di vista degli insegnanti

Se, da un lato i docenti «dichiarano un buon livello di integrazione scolastica dei ragazzi stranieri, evidenziando soprattutto problemi legati alle lacune linguistiche», quando ci spostiamo verso le scuole con la maggior presenza di studenti stranieri, le situazioni di difficoltà aumentano e si fa più pressante, per gli insegnanti, «la necessità di modificare le modalità della propria didattica».

 

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C’è, quindi, una consapevolezza da parte del corpo docente di dover proseguire lungo la strada dell’integrazione che, per quanto sembri buona, necessita di un rafforzamento continuo, soprattutto, come il 73,1% dei dirigenti scolastici ha messo in evidenza, acquisendo una «maggiore consapevolezza rispetto al passato sulla necessità di programmare adeguate strategie» per una positiva integrazione degli studenti stranieri a scuola.

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