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“Straziami ma di tofu saziami”: quando ci si innamora di un vegano

Paola Maraone, Paola La Rosa, Straziami ma di tofu saziamiStraziami ma di tofu saziami è un divertente romanzo, pubblicato da Rizzoli e scritto a quattro mani da Paola Maraone, giornalista di «Gioia», e da Paola La Rosa, autrice tv che ha voluto così raccontare i sei anni vissuti da vegana, anche se in seguito ha abbandonato questo stile di vita.

Protagonista del romanzo è Alice, giovane pubblicitaria milanese cresciuta a merendine e cibi di tutti i tipi, con una preferenza per i panini al salame e i pasticcini alla crema Chantilly, che un giorno viene investita dalla bicicletta condotta da Francesco, affascinante maschio titolare di una ciclofficina, ma soprattutto convinto vegano.

Tra i due scocca subito una scintilla, ma lo sviluppo della loro storia d’amore non è affatto semplice, perché implica lo scontro totale tra due mondi lontanissimi tra loro. Se infatti Alice è una cultrice dello shopping, con la tendenza a comprare spesso cose inutili, mangia di tutto e non si pone troppe domande sui cibi che acquista, Francesco non è solo un rigidissimo vegano, ma anche un fanatico del consumo virtuoso e responsabile, del riciclo di qualsiasi cosa e dell’eliminazione di tutto ciò che può essere considerato superfluo.

In principio Alice, innamorata ed entusiasta, aderisce quasi totalmente allo stile di vita di Francesco, ma quando l’intransigenza di lui tocca livelli indescrivibili, inizia a porsi qualche domanda e a rimpiangere la sua vita precedente.

Il libro è molto ironico e divertente, anche se forse le autrici hanno calcato un po’ la mano nel condensare in Francesco e nelle persone che frequenta tutte le possibili opzioni in fatto di stili di vita alternativi.

Ne abbiamo parlato con loro a Milano, in occasione di una presentazione per i blogger organizzata all’Universo Vegano di via Solferino, che si è trasformata in una chiacchierata a due voci non solo sul romanzo, ma più in generale sulla scelta vegana.

 

È possibile che una donna normale, che ama il cibo, la cucina, il condividere con un uomo una cena o una buona bottiglia di vino, si possa innamorare di un personaggio estremo come Francesco, il protagonista del libro?

Quella del libro è una storia vera, perciò diciamo di sì. Il paradosso è che molto spesso chi si avvicina alla cucina vegana non lo fa perché non ama mangiare, ma al contrario per provare qualcosa di nuovo, per la curiosità di sperimentare altri cibi e altri sapori. In realtà, il passaggio dal vegetariano al vegano è facile: una volta eliminata la carne, si può facilmente eliminare anche il resto.

 

Ma fa dimagrire?

No. La cosa curiosa è che non abbiamo mai conosciuto un vegano grasso, ma non è un tipo di dieta che si può fare volendo dimagrire, essendo molto ricca di carboidrati. Secondo noi si è geneticamente predisposti a essere vegani. Il vegano medio non ha freddo, non suda, si veste con poco, non ha bisogno di niente, rinuncia alle cose perché in realtà non ne avverte la mancanza. È come se una mutazione cromosomica li portasse naturalmente a diventare vegani.

 

È vero che sono più sani? E non ci sono rischi per i bambini, per i quali l’alimentazione vegana è stata spesso messa in discussione?

Svezzare un bambino da vegano richiede una maggiore attenzione da parte dei genitori e dei pediatri, che devono seguire con molta cura una dieta bilanciata in maniera rigorosa per favorire la crescita, a differenza dell’alimentazione corrente che può essere preparata con più facilità. Dagli studi fatti sembra che l’unico rischio per i bambini vegani sia di fermarsi a livelli di statura leggermente più bassi.

 

Ma quando è comparso il primo vegano in Italia?

All’incirca negli anni Novanta, dopo la diffusione negli Stati Uniti. “Vegano” nasce dalla contrazione della parola “vegetariano”, a indicare un’ulteriore eliminazione di alimenti rispetto a quel tipo di dieta, che accetta comunque le proteine di origine animale delle uova e dei latticini. In Italia ci sono circa cinque milioni di vegetariani e mezzo milione di vegani, ma bisogna dire che molti, dopo periodi più o meno lunghi, abbandonano e tornano a essere onnivori.

Paola Maraone e Paola La Rosa insieme ai blogger

 

Dal libro si capisce che la scelta personale di Paola La Rosa è avvenuta per amore, ma da dove è scaturita la sua decisione recente di tornare a mangiare di tutto?

È stata una necessità dietetica: mangiavo troppi carboidrati e purtroppo ingrassavo.

 

Ma come si fa a restare insieme quando si è così diversi, come i protagonisti di Straziami ma di tofu saziami?

Si comincia per amore, ma poi si fanno tante rinunce. In effetti, scrivendo ci chiedevamo se è vero che le donne sono più disposte a sacrificarsi degli uomini, perché se ci sono diverse coppie in cui lei è vegana e lui resta onnivoro, è molto più raro che accada il contrario. Abbiamo però conosciuto coppie con un buon equilibrio, in cui il partner vegano non ha imposto all’altro le sue scelte, chiudendo un occhio sul fatto che si conceda una bistecca ogni tanto, e riuscendo a convivere senza traumi.

 

Perché il protagonista Francesco rifiuta anche cose che i vegani normalmente accettano, come per esempio bere il vino o la birra?

Perché lui va al di là del vegano e scarta proprio tutto: l’alcool perché altera le percezioni, e ugualmente il caffè. Se sei predisposto a queste derive estremistiche, tendi ad accettarle tutte, a cascata. Esiste sempre uno stadio di perfezione ulteriore da raggiungere: si rinuncia all’auto perché inquina, qualcuno arriva a dire che si deve fare sesso soltanto per concepire i figli…

 

Domanda tecnica: come si scrive un romanzo a quattro mani?

Abbiamo chiacchierato tanto, fatto una scaletta e segnato quello che intendevamo raccontare. Paola La Rosa, che aveva la sua vicenda da raccontare, ha fornito il materiale su cui poi abbiamo lavorato, mentre io, che di mestiere faccio la giornalista, ho curato di più la stesura. A un certo punto però siamo diventate intercambiabili, per cui ora, aprendo a caso il libro, troviamo difficile ricordare chi ha scritto un determinato pezzo. Le scritture si confondono.

 

Quindi avete scritto in momenti e luoghi diversi?

Sì, in genere sì, tranne la prima pagina di presentazione, su cui abbiamo lavorato fianco a fianco.

 

Da quanto tempo vi conoscete?

Da quando avevamo quattordici anni e andavamo a scuola insieme. Pensavamo da un po’ a questa storia: in principio volevamo farne una serie tv o un film, cosa che forse accadrà in futuro.

 

È nato già come idea di romanzo oppure volevate scrivere una specie di manuale sui vegani?

C’è stata un’incertezza iniziale, per cui volevamo intitolarlo “come sopravvivere a un vegano” farne un libro di varia scherzoso e ironico, che desse informazioni sull’argomento, mettesse un pochino in guardia ma non troppo. Poi l’editore l’ha classificato come narrativa, perché in effetti è un racconto, e ci ha chiesto un altro titolo, per cui è venuto fuori Straziami ma di tofu saziami.

 

Cosa può fare di vegano un maschio trasgressivo? Può esistere un vegano macho?

Questa domanda è carina! Secondo noi, no. Francesco arriva tardi al primo appuntamento perché si è fermato a salvare un piccione ferito, e questo avrebbe potuto scoraggiare e irritare qualsiasi donna.

 

Fino a che punto un uomo accetterebbe da una donna le cose che fa Francesco nel libro? Le parti si possono invertire?

Secondo noi è molto difficile che accada.

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Paola Maraone e Paola La RosaLa sensazione di continua perfettibilità, quel tendere alla rinuncia successiva, non diventa una specie di droga?

Dipende. Per noi ci sono due versioni del vegano, che chiamiamo “il santo” e “il matto”. Il primo ti aiuta a essere come lui, il secondo non ti vede proprio, preso dalle sue ossessioni. Però non è facile vivere da vegano in un contesto differente. Bisogna dire che i vegani si accontentano di poco, e per loro è difficile anche lavorare a tempo pieno.

 

Sì, ma perché i supermercati vegani sono così cari?

Si parte da quello che vendono i supermercati, poi si impara anche ad arrangiarsi molto di più in casa, riducendo i consumi al massimo. Si usa il forno per cucinare più cose tutte insieme, ad esempio. Il rischio però è quello di tornare a poco a poco al medioevo.

 

Di fronte a queste cose non ci si interroga?

Il vegano spesso si sente portatore di una verità rivelata, ma se è una persona intelligente può anche accettare che una compagna metta in discussione le sue certezze, spesso quando si tratta di crescere i figli. Per i bambini, ad esempio, è molto più difficile seguire l’alimentazione vegana quando si trovano in mezzo ai loro coetanei: non è il caso di farne un dramma se mangiano una torta contenente uova e panna!

 

Cosa si fa per diventare vegani, si cambia da un giorno all’altro come quando si cerca di smettere di fumare, o si va per gradi?

Io sono un tipo estremo per cui ho davvero cambiato da un giorno all’altro.

 

Da dove si comincia?

In realtà, a me anche prima piaceva mangiare un po’ di tutto, per cui avevo già provato certi alimenti vegani, perciò non è stato difficile abituarmi.

 

C’è bisogno di essere seguiti da un medico?

L’unico problema per cui ci siamo rivolti alla nutrizionista riguarda l’integrazione di vitamina B12, che non si trova facilmente nei cibi.

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Commenti

ovvero: come cavalcare l'onda, far parlare di sè e vendere usando una marea di luoghi comuni e poi del rischio di creare disinformazione chi se ne frega...povero mondo!

magari se si prendesse la briga, cara Nina, di leggere il romanzo e non solo un'intervista in cui forse si è perso un po' il tono ironico della conversazione, cambierebbe idea.
Se lo farà, allora potremo riparlarne.

Perchè "luoghi comuni"? Perchè "disinformazione"? Ha letto il libro? Personalmente "mi frega" di tutto! Ci faccia sapere dopo averlo letto, please.

Quanti luoghi comuni, etichette e pregiudizi su chi sceglie un alimentazione priva di sofferenza, sentire che una donna si possa alterare perché un uomo si è fermato a salvare un piccione è di una tristezza assurda. Questo è il mondo che ci meritiamo evidentemente, privo di alcun rispetto per le altre creature del pianeta.

Caro Alfonso, la donna si altera perché l'uomo arriva in ritardo di un'ora al primo appuntamento con lei, senza nemmeno avvertirla. Vale la risposta che ho dato a Nina; purtroppo senza leggere il romanzo tutto questo non può esserle chiaro. Per la cronaca, Straziami ma di tofu saziami è stato scritto da me e dalla mia coautrice, che è stata vegana per sette anni e ha pure svezzato così le sue figlie.

"ma bisogna dire che molti, dopo periodi più o meno lunghi, abbandonano e tornano a essere onnivori" Che dati avete consultato per asserire questo? Vi sarei grata se forniste la fonte.

http://d.repubblica.it/cucina/2015/02/16/news/vegan_vegetariani_moda_ten...

ecco la fonte. sotto ho riportato uno stralcio dell'articolo. chiedo scusa ma ho sbagliato la posizione del commento...

Che tristezza leggere ancora tanti pregiudizi e luoghi comuni sui vegani. Poi certe cose ridicole tipo "può esistere un vegano macho?" Chiedetelo a Brad Pitt.

Secondo un sondaggio dell’associazione americana Humane Research Council, cinque vegetariani e vegani su sei tornano sui propri passi. Nella patria degli hamburger, meno del 20% rimane fermo sui propri principi, più della metà rinuncia dopo un anno e il 30% dopo appena tre mesi.
Le motivazioni sono diverse: perché «ci si sente fuori dal gruppo», perché si ha difficoltà a mantenere una dieta “pura” o perché il nuovo partner non ha scelto lo stesso tipo di alimentazione. In Italia, secondo un sondaggio realizzato da Swg per il Festival vegetariano di Gorizia del 2014, vegetariani e vegani sarebbero il 9% della popolazione (in aumento rispetto al 7% indicato nel 2013 da Eurispes) e le vendite di prodotti bio a base di soia, tofu, seitan sono lievitate del 15% nell’ultimo anno. Ma anche nella culla della pizza e della pasta al pomodoro c’è chi non riesce a resistere alla cotoletta.
Molto, ovviamente, dipende dai motivi iniziali della scelta vegetariana. Sempre secondo i dati di Swg, la maggior parte rinuncia alle bistecche per rispetto nei confronti degli animali, circa un quarto perché fa bene alla salute, ma c’è anche chi lo fa per un principio etico-filosofico (molti praticanti yoga sono anche vegetariani) o per tutelare l’ambiente (gli allevamenti producono più gas serra dei campi).
Per l'articolo completo tratto da D di Repubblica: http://d.repubblica.it/cucina/2015/02/16/news/vegan_vegetariani_moda_ten...

Vegana dal 1988, sono una di quelle che non è tornata indietro al cavernicolismo... ops, pardon, onnivorismo.
Comunque c'è solo una verità assoluta in tutto questo: l'etica non può andare a braccetto con l'indifferenza, l'egoismo e l'ottusa inconsapevolezza degli onnivori.

gentile Papu, sarebbe carino che lei rispettasse gli onnivori proprio come chiede rispetto da parte loro. Sa, non tutti sono indifferenti, egoisti e inconsapevoli. In ogni caso, come ho detto più sopra, se leggesse il libro potrebbe commentare con più cognizione di causa. Un caro saluto.

Buon pomeriggio a tutti,

vi ringraziamo per i commenti.
Abbiamo segnalato i vostri interventi alle autrici del libro, confidando in loro risposte per dirimere possibili dubbi ed eventuali fraintendimenti circa il contenuto delle loro risposte e/o del libro.

Un caro saluto.

Ho amici vegetariani e anche qualcuno vegano e, effettivamente, non è così semplice trovare un punto d'incontro in cui si possa mangiare insieme senza problemi. Mentre per i primi è solo una scelta personale, i due amici vegani che ho lo fanno per motivi etici e, quindi, si sentono spesso in dovere di farlo capire anche agli altri. C'è chi li ascolta e chi, invece, non ne vuole neanche sapere. Io ho provato ad avvicinarmi ad uno stile di vita di questo tipo e devo dire che non mi dispiace affatto, perché esistono tantissime specialità culinarie vegane decisamente gustose!

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