Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Storie di interiore disarmonia. Intervista a Paolo Marati

Storie di interiore disarmonia. Intervista a Paolo MaratiLorenzo, Manu e Pippi tre vite e tre destini intrecciati in Il giorno in cui Lorenzo morì di Paolo Marati, pubblicato da Ponte Sisto editore. Tre esitenze vissute in bilico tra equlibrio e sregolatezza, tra voglia di cambiare e impossbilità di farlo. Ognuno dei personaggi ha un vissuto di sofferenza, fisica ed emotiva, che condiziona il suo modo di agire. Lorenzo deve convivere con l’epilessia, Manu con il mondo borghese dal quale vorrebbe scappare e il clochard Pippi con i suoi spettri del passato. I loro destini si compiono in una Roma d’autunno dove ognuno dei personaggi vive cercando il proprio posto nel mondo.

 

Come è nato il romanzo Il giorno in cui Lorenzo morì?

Potrei inventarmi un motivo ben preciso, ma sarei scorretto. Correrei il rischio o di cadere nel luogo comune, nelle banalità più trite, o di divertirmi narcisisticamente ideando cause inconsistenti per quanto affascinanti. In altri termini, non mi sembra, per così dire, decoroso sia creare un’ipotetica illuminazione offerta da un momento della vita quotidiana, sia offrire una spiegazione razionale scoprendo delle motivazioni solide che, sia detto una volta per tutte, in realtà mi sfuggono e non so nemmeno se davvero esistano.

Tuttavia, credo di essere in grado di formulare qualche ipotesi, più o meno valida, e poi spetterà al lettore valutarne la consistenza.

Il giorno in cui Lorenzo morì potrebbe nascere dal desiderio di cogliere, nell’odierno contesto urbano, quell’assenza totale di empatia che comporta una serie di solitudini accorate. Oppure potrebbe essere il risultato di una lunga riflessione sul deterioramento dei legami sentimentali in una società decaduta che trova, nelle ossessioni della Roma del ventunesimo secolo, una sorta di specchio deformato. Ma potrebbe anche germogliare da cause più profonde, e cioè dalla volontà di sfogare, tramite lo scudo della narrativa, un fastidio personale verso le casuali regole universali che gravano sopra ogni forma di vita.

Di più non saprei dire.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Lorenzo è un giovane che soffre di attacchi epilettici. Come è vissuta da lui, dalla famiglia e dai suoi amici la malattia che lo affligge?

L’epilessia è un morbo che tuttora comporta uno stigma sociale, una discriminazione forse inestirpabile dovuta alle diffidenze secolari e alle inesistenti campagne di sensibilizzazione da parte dei mass media.

Lorenzo è un ventitreenne che soffre di mal caduco da quando era bambino. Non parla mai della sua malattia, anzi, sicuro di un’improbabile guarigione, progetta il futuro come se fosse un ragazzo qualsiasi. Ma il suo persistente ottimismo si scontra con l’iperprotettività paterna; con la convinzione di un’inettitudine causata dai suoi problemi fisici da parte della madre; con l’affetto ambiguo, a un passo dalla compassione, da parte degli amici; con l’ostilità, creatasi gradualmente per tutti i fastidi connessi ai suoi attacchi, da parte dell’ex partner e del fratello.

Come capita a molte persone vittime di tale malattia, ogni suo comportamento viene letto in maniera deterministica. Se Lorenzo, per esempio, si adirasse e urlasse – cosa che non capita mai, visto il carattere mansueto del ragazzo –, le cause della sua arrabbiatura sarebbero giudicate come effetti inevitabili dell’epilessia e non si cercherebbe di comprenderne i motivi reali.

Storie di interiore disarmonia. Intervista a Paolo Marati

Accanto a Lorenzo, c’è la storia di Manu, un giovane borghese, bello, aitante, ma per lui quanto è claustrofobico il suo status sociale?

Molto. Manu si sente intrappolato in una prigione dorata che lo costringe ad accettare quel meschino dover essere borghese che schiaccia le impetuose aspirazioni di libertà. Manu sogna di evadere verso stili di vita più semplici, meno opprimenti, ma è cosciente dell’inattuabilità dei suoi desideri, perché in lui è radicato il seme dell’immobilità della sua classe sociale. L’unica possibilità per lui di deviare momentaneamente dal percorso assurdo in cui si ritrova scaraventato sembrerebbe la distrazione del sesso, del resto tipica distrazione borghese. Ma i tentativi si rivelano fallimentari, anzi lo portano ad ampliare e a trasmutare lo stallo esistenziale in una disperazione cosmica.

 

Poi c’è Pippi, un uomo di strada più grande di età degli altri due personaggi. Cosa è che tormenta questo individuo e lo assilla nel suo io e nel rapporto con gli altri?

Pippi ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in una baracca del Mandrione. Un’imponente forza di volontà lo porta a emanciparsi da una famiglia disgustosa, a non divenire un delinquente come i fratelli e a riuscire a trovare un lavoro onesto che lo conduce all’indipendenza economica. Ma tutti i suoi sforzi sono vanificati da un male indecifrabile che lo divora interiormente e che, verso i trent’anni, si palesa in tutta la sua crudezza: la pedofilia.

Il pedofilo è probabilmente l’essere più sfortunato al mondo, perché la sua indicibile devianza sessuale non è il risultato di una scelta, ma è connaturata in lui. Tuttavia, dall’essere più sfortunato al mondo, il pedofilo si trasforma nell’essere più spregevole se mette in atto la propria libido.

Pippi violenta una bambina e da quel momento diviene un orco destinato a un lento cammino verso l’emarginazione sociale e il deterioramento psichico. Diventa alla fine un demonio derelitto verso il quale non può esserci nessuna parvenza di compassione, un angelo decaduto assillato dal pensiero della felicità perduta per colpa di un crimine non avvertito come tale, tormentato da un’umanità percepita sadicamente malvagia.

 

LEGGI ANCHE – L’inquietudine di Roma [Anteprima] “Il giorno in cui Lorenzo morì” di Paolo Marati

 

Roma è solo un set di ambientazione o la città ha funzione di personaggio che accompagna e segue i diversi destini dei protagonisti del romanzo?

Roma per me è una sorta di sineddoche (una pars pro toto) della confusione spietata delle attuali realtà urbane, di una convivenza lacerata che degrada tutto ciò che sfiora rendendolo costantemente spregevole e che spinge ogni individuo verso una frenesia avvilita senza prospettive di rigenerazione, di un fasto passato che quasi insulta la volgarità del presente.

Roma per me è una città non ospitale, ma profondamente aspra e insensibile. È algida ma, al contempo, invadente.

Proprio per queste peculiarità non potrebbe essere un semplice set. La sua essenza brutalmente apatica, per forza di cose, non solo accompagna e segue, ma a volte travolge e sconvolge i destini dei vari personaggi.

Storie di interiore disarmonia. Intervista a Paolo Marati

Leggendo il suo libro si ha come la sensazione che tutti i personaggi si trovino a vivere in una situazione di purezza/innocenza e dannazione/tormento. Cosa scatena in loro questo essere in bilico costante tra poli opposti?

Essenzialmente perché sono dei personaggi inquieti che interagiscono tra loro senza mai capirsi davvero. Perché sono degli uomini e delle donne che mantengono con caparbietà alcuni slanci vitali, alcuni aneliti verso degli ideali che non trovano spazio in un mondo dominato da volgari finzioni e da maschere perverse. Ed è proprio questa assenza di spazio a produrre in loro, quasi come fosse una reazione irriflessa, degli egoismi sotterranei più consoni alla meschinità che li circonda.

Tali aspetti paradossali non sono mai valutati nel romanzo. Non appare nessun giudizio perfino su Pippi, il pedofilo, che è descritto imparzialmente nell'amalgama delle contraddizioni che sono alla base dell'identità di ogni singolo individuo.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Nella storia c’è una frase in dialetto salentino detta da un’anziana signora «nui sapimu quiddu ca simu ma nun sapimu quiddu ca putimu essere», che in italiano dovrebbe essere: “noi sappiamo quello che siamo, ma non sappiamo quello che possiamo essere”. Quale è la sottile differenza tra questi due enunciati e quanto si rispecchia nella vita dei personaggi del romanzo?

In realtà la traduzione non sarebbe “quello che possiamo essere” ma “quello che potremmo essere”. In molti dialetti meridionali il condizionale viene sostituito dall’indicativo. Questa sentenza, oltre a rispecchiarsi nella vita dei personaggi, è rivolta anche al lettore.

Chiunque, del resto, crede di conoscere appieno la propria identità e si stupisce ogniqualvolta un fatto fortuito fa emergere con violenza quella parte oscura che potrebbe anche rimanere nascosta per tutta la vita. Tale coscienza dovrebbe condurre a una maggiore cautela prima di inveire contro qualcuno e prima di sostituire la riflessione pacata con l’indignazione.

I personaggi principali del romanzo acquisiscono, ognuno in maniera diversa, la consapevolezza di una disarmonia interiore che rode la linearità delle loro singole esistenze. Lorenzo attraverso un percorso imprevisto di parziale scoperta di sé; Pippi mediante un’immagine inaspettata (le mutandine di una bambina) che porta furiosamente alla luce una sessualità terribile fino ad allora negata; Manu per mezzo di un’epifania: un semaforo rosso all’incrocio tra viale Regina Elena e piazzale del Verano.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Fernando @cferdo su Unsplash.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.