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Storia di un uomo allo specchio: “La caduta delle consonanti intervocaliche”

Storia di un uomo allo specchio: “La caduta delle consonanti intervocaliche”La mattinata di un accademico, questo potrebbe essere un essenziale résumé del romanzo di Cristóvão Tezza, il cui titolo originale è: O profesoreIl professore in questione si chiama Heliseu da Motta e Silva ed è un esperto di filologia romanza, uno studioso della miglior razza. Fin da giovane ha infatti superato «tutti gli esami e i concorsi per scandaloso eccesso di competenze». L’immediatezza del titolo dell’edizione brasiliana, nella trasposizione italiana (la traduzione è di Daniele Petruccioli, per Fazi), prende una nota saggistica e forse anche una punta di coraggio in più. La caduta delle consonanti intervocaliche è un tradimento che restituisce la natura poliedrica del romanzo di Tezza, in cui il professor Heliseu, settantenne, si prepara per ricevere un riconoscimento alla carriera universitaria.

Che cosa succede nelle poche ore che separano il suo risveglio dal premio? «Cominciamo dall’inizio, per favore. Era come se non riuscisse ad alzarsi dal letto senza prima definire una volta per tutte il… il senso della propria vita».

La composizione del discorso di ringraziamento è lo spunto per un’ampia ricognizione sul significato della propria via. Sgorga a questo punto un fiume narrativo, che alterna monologo, citazioni, descrizioni e rimandi, in cui la vita di Heliseu riprende corpo, sotto forma di racconto.

 

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Chi è il professor Heliseu da Motta e Silva? Innanzi tutto il figlio di un padre violento e di una donna che morirà per una caduta dalle scale. Il ragazzo sarebbe destinato al seminario, ma la vocazione non c’è e, una volta incontrata Mônica alBanco do Brasil, èper lui impossibile proseguire su quella strada. «Il mio cuore è partito per una corsetta, perché lei continuava a guardarmi negli occhi più a lungo di quanto forse sarebbe stato appropriato – tra l’altro c’era gente in fila per gli investimenti del mattino, persone che sbuffavano, guardavano l’orologio o cambiavano gamba di appoggio».

Storia di un uomo allo specchio: “La caduta delle consonanti intervocaliche”

Mônica diventa sua moglie; nasce il loro figlio Eduardo. Niente di tutto questo basterà a Heliseu, personalità complessa, vorace, ossessivamente attaccata all’impegno accademico, ma anche da altri corpi, altre voci. Proprio in un’aula universitaria conosce la seconda donna della sua vita: Therèse, dottoranda di origini ebraiche. Therèse lo conquista con il suo «acuminato fascino francese» e, fra varie fughe a Lione e in Israele, pubblicherà la sua tesi in filologia, dal titolo Le orgini dell’ambiguità. «Lei sì che mi ha fatto impazzire», ammette il professore.

Nulla tuttavia, nessun sentimento, è in grado di portare certezze a Heliseu, nemmeno il bene per il figlio Eduardo, che si sgretolerà di fronte alla scoperta dell’omosessualità del ragazzo.

Ciò che Heliseu non riesce a discriminare, nella lunga sua lunga storia, sono proprio il senso e il confine tra le varie esperienze. Eppure, per certi versi, come in ogni vita, esiste un senso strabordante che fatica a venir contenuto. Come? Un metodo pare non esserci. Forse, sono possibili solo ammonimenti a sé stesso: «Bisogna organizzare i ricordi, o non darò mai alcun senso alla mia vita. Il segreto giace in qualche attimo perduto nel tempo».

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È faticoso per Heliseu provarsi in quest’arte esistenziale. Gli strumenti più raffinati che possiede sono per la filologia, per lo studio della caduta delle consonanti intervocaliche, che hanno segnato la separazione del portoghese dallo spagnolo.

E l’antieroe di Tezza mostra in continuazione il piacere per il gioco della parola, il gusto per la citazione, la traduzione.

Nel libro abbondano le citazioni di libri fondamentali per la costituzione del portoghese, e infatti La caduta delle consonanti intervocaliche è considerabile un brillante. riepilogo di storia della lingua.

Storia di un uomo allo specchio: “La caduta delle consonanti intervocaliche”

«Il buffo, signori, è che il mio habitat non è mai stato l’istante presente – buffo o tragico; non sono mai stato qui e ora, per così dire». E infatti, il resto della storia è quella del Brasile, della sua società, delle vicende politiche (dalla dittatura a Diretas Já a Lula), delle sue dinamiche finanziarie. Fino a giungere a un “oggi” che corrisponde alla data dell’abbandono del pontificato da parte di Benedetto XVI. Un susseguirsi di caos, circonda Heliseu; una mappa delle continue spinte entropiche che vengono dal mondo.

Solo alcune piccole certezze, tappe concrete della normalità del mattino che in parte lo riportano coi piedi per terra: l’odore del caffè, la presenza della domestica (Donna Diva), il nodo alla cravatta da fare. Ma gli stessi dettagli del mondo spesso perdono i propri confini, in favore di una continua immersione in uno spazio immaginifico e “altro”. «Pulì lo specchio per la terza volta, guardandosi da vicinissimo, come chi cerchi qualcosa di veramente nuovo in un paesaggio vecchio».

«Mi sono rifugiato in un’idea, che è sempre il posto migliore in cui nascondersi», dice a un certo punto del romanzo. Ma forse il senso vero, fra le pieghe di tutti i giochi di parole e le dotte citazioni, è quello che affiora da alcuni versi sussurrati anni prima nell’orecchio di Mônica, e che dice più o meno che sono le cose andate, molto più di quelle amate, quelle che resteranno.

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