Perché è importante leggere

Come leggere un libro

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Spending review e outsourcing: il caso delle biblioteche pubbliche

Spending reviewIn tempi di spending review, gli organi di governo scelgono l'outsourcing per far sopravvivere i servizi socioculturali, tra cui le biblioteche pubbliche. Affidare a terzi la gestione di un servizio, in maniera esclusiva o parziale, è la risposta ai tagli alla spesa richiesti anche dall'Unione Europea, per produrre bilanci statali più concorrenziali e trasparenti. Non è solo una questione di numeri, di spese pazze, rimborsi facili e stipendi faraonici, ma di conoscenza delle procedure amministrative per poter godere dei propri diritti e giudicare con più oggettività l'operato di politici e amministratori.

Nel 2003 quasi il 95% di 1035 amministrazioni pubbliche a vari livelli di governo ha attivato un'esternalizzazione, e tra il 2007 e il 2011 sono aumentati del 51% i bandi per la richiesta di servizi specializzati. Non sono dati recenti perché molti incarichi non sono rilevabili, assegnati per via diretta o tramite procedura negoziata non pubblicizzata sui canali istituzionali, ma sono percentuali che offrono un'idea della tendenza in atto.

La pratica dell'outsourcing viene giustificata da un legislazione nazionale che obbliga gli Enti pubblici ad adottare una gestione di tipo aziendale (secondo la Legge 59/97, cosiddetta “Legge Bassanini”), ovvero si prefissa la soddisfazione dell'utente-cliente, bilanciando qualità del servizio e sostenibilità economica. Il Testo Unico sugli Enti Locali e la Finanziaria 2002 introducono il “patto di stabilità” e in particolare indicano la via dell'esternalizzazione per abbassare i costi legati alle risorse umane.

Per capire l'impatto concreto di queste norme nel settore dei beni culturali, si può osservare un servizio che in via diretta o indiretta è utilizzato almeno una volta nella vita da tutti i cittadini: la biblioteca pubblica. Che esista un coordinamento regionale unitario come in Lombardia ed Emilia Romagna, oppure un sistema bottom-up, esemplificato dal Veneto, attuato per la volontà di aggregazione delle singole realtà locali, la gestione di una biblioteca pubblica è indirizzata da criteri di cooperazione, flessibilità e autonomia operativa, investimento su risorse professionali qualificate. L'outsourcing è una soluzione che risponde a queste esigenze, “aggirando” le limitazioni imposte dalla programmazione occupazionale dei Comuni. In Veneto, circa metà del personale non è dipendente dall'Ente ma assunto tramite contratti di collaborazione esterna, giustificati da specifiche e temporanee necessità: l'esternalizzazione permette un rapido adeguamento all'aumento del carico di lavoro, comprimendo i costi per l'Ente pubblico, nonostante le spese per le procedure concorsuali e contrattuali.

Biblioteche

Dal 2008, comunque, si è verificata una contrazione delle offerte di lavoro esternalizzato, sia a seguito di assunzioni stabili ma soprattutto a causa della riduzione dei fondi destinabili all'outsourcing. I progetti in essere sono stati affidati con incarichi pregressi oppure si riferiscono ad attività di base per garantire il funzionamento ordinario, a fronte dell'insufficienza del personale di ruolo. Cosa implica questo per le risorse umane, i bibliotecari, che dovrebbero essere la principale risorsa del servizio quando in realtà manca un riconoscimento professionale ufficiale, sia per i dipendenti pubblici che per i collaboratori esterni? Spesso, anzi, sono i bibliotecari stessi a dimostrare poca consapevolezza della propria specializzazione, avallando l'impiego illegittimo di volontari, operatori del Servizio Civile e simili, senza distinzione di formazione, ruoli e compiti.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Leggete le nostre pubblicazioni

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Io mi occupo di supporto esterno alla gestione di biblioteche pubbliche, per opportunità, necessità e volontà: ho iniziato da uno stage scolastico, ho continuato per accumulare esperienza (visto che i concorsi pubblici sono ridotti al lumicino) e ho scelto la libertà di vivere diversi ambienti di lavoro. Il lato negativo è la precarietà: i frequenti rinnovi contrattuali creano discontinuità nel servizio, difficoltà di comunicazione con il pubblico e con gli altri attori del territorio, scarsa tutela dei diritti economici e sociali. In alcuni casi si affronta il pregiudizio di una minore competenza rispetto ai dipendenti statali, e di un presunto orientamento competitivo e imprenditoriale opposto all'etica not for profit del servizio pubblico. In realtà, così come alcuni impiegati pubblici sono destinati al settore culturale senza una specifica formazione, spesso i collaboratori esterni vantano curriculum vitae più ricchi e innovativi proprio grazie alla logica del mercato, che li costringe a mantenersi sempre aggiornati. Il cambiamento di luoghi, mansioni e colleghi favorisce lo spirito di adattamento, allena alla scoperta di soluzioni sempre più efficaci, crea legami che diffondono buone pratiche e metodi condivisi.

Outsourcing

Dal punto di vista dell'utente, quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Una biblioteca non è paragonabile ad un qualsiasi altro ufficio pubblico, perché nella sua frequentazione si crea un rapporto personale e confidenziale con gli impiegati. L'instabilità causata dall'alternanza di troppe figure professionali può condurre alla disaffezione dei lettori e può trasmettere un'immagine negativa dell'Ente pubblico, tacciabile di scarsa attenzione per una strategia culturale a lungo termine. Purtroppo, i servizi definiti “privi di rilevanza economica” (etichetta tutta da discutere) spesso vengono trattati come attività di serie B, tanto da prestare il fianco in maniera subdola a deviazioni poco limpide se non criminali, come accaduto nei recenti scandali di Mafia Capitale.

Quando l'incarico viene invece assegnato a regola d'arte, attraverso selezioni pubbliche imparziali e trasparenti, soggette a commissioni di esperti a prova di corruzione, l'esternalizzazione mette al centro la persona e i suoi bisogni: l'amministrazione decide di garantire al cittadino la fruizione di un bene collettivo con la garanzia di una professionalità specializzata e motivata, evitando di sacrificare la cultura e il suo strumento principe, la biblioteca, alle ragioni del bilancio. Si spera poi che la contrazione degli investimenti culturali sia un male passeggero, che non si cronicizzi in una sterilità di prospettive ma che conservi la lezione dell'efficienza e della partecipazione tra pubblico e privato per ottenere una ricaduta sociale misurabile.

Biblioteche

D'altronde, in tempi di spending review e riforme della Pubblica Amministrazione, è già assodato che la cooperazione è una delle migliori strade per la crescita: e mi piace pensare che, se il primo settore economico che l'ha percorsa è stato quello agricolo, la radice etimologica comune (dal latino colĕre deriva sia “coltivare” che “cultura”) sia di buon auspicio per un servizio che diventi primario come l'alimentazione, che risponda alla fame di conoscenza senza snaturare la propria identità scientifica e tecnica. Solo così la biblioteca pubblica sarà davvero un'istituzione votata al benessere e allo sviluppo della comunità, a prescindere dalla spending review. Il libero accesso all'informazione è la priorità, l'outsourcing è un mezzo per mantenere viva la cultura.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.7 (3 voti)

Commenti

ma siete impazziti?? Outsourcing del pubblico affidato a tecnici con curriculum superiore a quelli interni? Ma dove vivete?? Avete mai visto tecnici outsourcing informatici per enti statali preparati e non presi, a volte anche senza diploma, solo per risparmiare? Informatevi un po'...

Gentilissimo,
non le so dire cosa succede per i tecnici informatici, ma per quanto riguarda il settore culturale, i bandi pubblicati dagli Enti pubblici per le ditte che vogliono partecipare all'assegnazione degli incarichi sono molto stringenti sui requisiti degli operatori. Che poi si scelga di puntare al risparmio, è un problema diverso.
L'articolo è un resoconto della mia esperienza diretta, perciò non può essere onnicomprensivo di tutte le casistiche, ma credo di essere sufficientemente informata, dopo oltre dieci anni di esperienza nelle biblioteche :-) Se ha qualche altro esempio da proporre, sarò ben lieta di leggerlo
Grazie per il commento e buona giornata

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.