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Speciale Premio Galileo 2014 – Intervista al Prof. Marco Ciardi

Premio Galileo 2014Lei unisce una formazione filosofica a studi dedicati alla storia del pensiero scientifico moderno e contemporaneo. In che modo pensa che una preparazione e un approccio filosofico possano rappresentare un sostegno nell’analisi del pensiero scientifico?

L'evoluzione del pensiero scientifico è strettamente legata a quella del pensiero filosofico. Il metodo e i valori su cui si basa la scienza moderna sono il frutto di battaglie che hanno visto combattere sullo stesso fronte (pur nella diversità delle loro proposte) i protagonisti della nascita della filosofia moderna, cioè Bacone, Cartesio, Hobbes, Locke, Leibniz, Kant, tanto per citare qualche nome. Filosofia e scienza sono due facce della stessa medaglia. L'opera di Kant, ad esempio, risulta poco comprensibile se non si tiene conto che la formazione del pensatore tedesco fu in larga misura scientifica. Senza dimenticare che molto filosofi offrirono veri e propri contributi di tipo scientifico. Per questo motivo, a livello scolastico ci dovrebbe essere una stretta collaborazione fra gli insegnanti di materie scientifiche e quelli di discipline umanistiche. La famosa e tanto chiacchierata distinzione fra le “due culture” è un falso problema.

 

Nel corso della sua carriera, tra gli altri argomenti, i suoi studi hanno preso in esame l’opera di Amedeo Avogadro (pensiamo, ad esempio, al suo saggio del 1995, L'atomo fantasma. Genesi e storia dell'ipotesi di Avogadro) e la storia del mito di Atlantide (Atlantide. Una controversia scientifica da Colombo a Darwin, del 2000, e Le metamorfosi di Atlantide. Storie scientifiche e immaginarie da Platone a Walt Disney, del 2011), incentrandosi soprattutto su temi che la comunità scientifica ufficiale ha apparentemente accolto con distacco o, in alcuni casi, con una certa dose di derisione. A cosa si deve l'interesse verso queste tematiche?

Il filo rosso che collega i miei lavori su Avogadro e Atlantide è rappresentato dal fatto che, in realtà, se analizzate nel loro contesto storico, le cose sono andate in maniera diversa da come ci vengono presentate nei manuali o in molti testi di divulgazione. Contrariamente a quello che si è pensato per molto tempo, l’ipotesi di Avogadro non venne ignorata dai chimici e dai fisici della prima metà dell’Ottocento; al contrario, fu ampiamente conosciuta e discussa. I motivi della sua mancata accettazione vanno, quindi, ricondotti ad altre cause, ben più complesse. Nel caso di Atlantide, le sorprese sono ancora maggiori. La ricerca del continente perduto è stata a lungo (per lo meno nel periodo compreso fra Colombo e Darwin) un tema degno della massima considerazione scientifica, affrontato da autori di importanza assoluta nella storia della scienza. Qualcosa di molto diverso, dunque, da una semplice fantasia o metafora filosofica, o da un intrigante tema di ispirazione letteraria. Il compito degli storici della scienza è proprio quello di mostrare che i risultati a cui è giunta la ricerca contemporanea sono il risultato di processi complicati e di scelte operate in situazioni diverse da quelle attuali.

 

Alcuni “casi” (mi perdoni la parola che inserisco tra virgolette per evidenziarne il limite) italiani degli ultimi tempi, penso a Di Bella e a Stamina, hanno messo in evidenza una sorta di cortocircuito nel sistema della comunicazione in generale, e di quella scientifica in particolare. Trasmissioni di infotainment, come Le iene, o di intrattenimento pomeridiano, come La vita in diretta, hanno dato ampio spazio al caso Stamina e a Maurizio Vannoni. Senza voler entrare nel merito delle distorsioni, più o meno in buona fede, mi sembra di poter dire che si sia palesato un divario tra la comunità scientifica e il mondo dei pazienti o, comunque, dei cittadini italiani. La divulgazione scientifica ha ceduto il passo all’informazione-spettacolo o al talk show generalista, e l’opera di immedesimazione (forse anche un po’ catartica) con i malati non ha trovato un contro-bilanciamento altrettanto forte. Quali potrebbero essere le cause di questa situazione per cui un reportage giornalistico sembra avere più appeal delle parole di uno scienziato? È solo il risultato di un distanziamento della comunità scientifica, o c’è anche altro?

Partiamo da un “caso” semplice semplice. Chi penserebbe di mettere in discussione l’evidenza che la Terra ha una forma sferica? Eppure, ancora oggi, esistono alcune persone che sostengono che la Terra è piatta. Questo non deve stupire più di tanto. Infatti, per quanto possano essere chiare e precise, le dimostrazioni degli scienziati non riusciranno mai a convincere chi non è disposto a credere nella loro verità. Per sviluppare la razionalità non basta semplicemente promuovere l’istruzione scientifica, fondata sulla conoscenza di contenuti tecnici o sulla padronanza di argomentazioni logiche, ma è necessario trasmettere i valori che stanno alla base della scienza. Solo così facendo ci sarà la possibilità di far capire esattamente la differenza tra scienza e pseudoscienza. Uno di questi valori si può esprimere in questo modo: tutti coloro che propongono una nuova teoria o scoperta devono accettare il confronto con la comunità scientifica, consentendo agli scienziati nei laboratori di tutto il mondo di poter sottoporre a verifica le affermazioni fatte o le prove addotte. Questo perché la scienza, in opposizione alla magia, nasce come sapere pubblico, che deve essere controllabile e verificabile da tutti. Se alcuni non lo fanno, o gridano al complotto, possiamo già avere un'idea di quello che ci può essere dietro la loro proposta.

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Marco Ciardi, Terra. Storia di un’ideaNel corso della sua carriera, si è appunto occupato anche delle relazioni tra scienza, pseudoscienza e magia. Il concetto di magia è cambiato molto nel corso dei secoli, e oggi rimanda, con associazione quasi immediata, alla truffa di sedicenti maghi. Siamo passati, cioè, dalla magia che, in senso bruniano, contribuisce a mettere ordine nel mondo, a una magia che non solo approfitta del disordine, ma, in alcuni casi, lo alimenta. È solo un cambiamento, o c’è dell’altro, di cui bisogna tener conto per arginare il fenomeno sociale del ricorso alla magia?

Anche in questo caso, per comprendere a pieno il rapporto tra scienza, pseudoscienza e magia, bisogna affrontare il discorso secondo una prospettiva storica. I protagonisti della scienza moderna si confrontarono con molti temi della cultura rinascimentale, quali l’ermetismo, l’astrologia, le pratiche alchimistiche, tematiche variamente confluite nelle loro teorie e nelle loro opere. La polemica contro il mondo della magia non riguardò gli oggetti di studio dei “maghi”, ma il valore attribuito alla conoscenza. Gli scienziati del Seicento, infatti, si trovarono concordi nel condannare tutti i saperi di tipo segreto, intuitivo, occulto, profetico, riservati soltanto ad eletti e iniziati, schierandosi senza indugio a favore della diffusione della cultura scientifica, perché universale e fondata sul principio dell’uguaglianza delle intelligenze. Per questo, a livello politico, lo sviluppo della scienza moderna ha un ruolo fondamentale nell'affermazione del pensiero democratico. Sarebbe quanto mai opportuno spiegare la scienza non solo nei suoi aspetti tecnici e logici, ma attraverso la sua storia e i valori che ha faticosamente costruito nel giro di alcuni secoli.

 

Nel suo saggio, Terra. Storia di un’idea (edito da Laterza), analizza come l’idea di Terra sia cambiata nel corso della storia occidentale, a partire dalla nascita della scienza moderna. Al di là del riferimento a scoperte scientifiche nuove, ritiene che l’idea che oggi abbiamo della Terra rappresenti un passo avanti rispetto, ad esempio, a quella del Seicento?

Secondo Leopardi, la funzione decisiva della scienza è quella di mettere gli uomini al riparo dagli errori che spesso condizionano la loro valutazione della realtà. In questo senso, dal Seicento a oggi abbiamo sicuramente fatto dei passi in avanti. Newton e molti altri uomini del suo tempo pensavano che il mondo avesse circa 6000 anni di vita, come stabilito dalla tradizione biblica. Oggi stimiamo che l'universo sia nato 13,8 miliardi di anni fa. Un tempo, pensavamo di essere i padroni di un pianeta cui era stato assegnato, per volontà divina, un ruolo centrale dal punto di vista sia fisico sia morale? Adesso siamo, invece, consapevoli che, in uno spazio popolato da miliardi e miliardi di galassie e di stelle (e, si suppone, di altrettanti pianeti), abitiamo un piccolo, insignificante puntino, di cui rappresentiamo gli ultimi malcapitati occupanti, dopo una serie interminabile di specie che si sono succedute in milioni e milioni di anni, in seguito ad almeno cinque grandi estinzioni di massa. Questa consapevolezza rappresenta di sicuro un passo in avanti. Tuttavia, purtroppo, non sempre la consapevolezza si trasforma automaticamente in azione etiche e politiche conseguenti.

 

L’ultimo capitolo del saggio dedicato alla terra s’intitola emblematicamente Quante risorse abbiamo? Ritiene che le considerazioni sulla finitezza delle risorse naturali abbiano influenzato l’idea che oggi abbiamo della Terra?

A partire dalla fine dell'Ottocento hanno iniziato a manifestarsi i primi segnali di una nuova e diversa percezione delle dimensioni del nostro pianeta. Si fa strada la consapevolezza, non solo tra i dotti, ma nell’opinione comune, che gli uomini non abitano una terra dagli spazi pressoché illimitati, ma una piccola astronave sperduta nel cosmo. All'improvviso un mondo che sembrava infinitamente grande, era diventato molto piccolo. Con i passeggeri in aumento e con risorse non così abbondanti come si era spesso pensato. Progressivamente il concetto di crescita è stato sottoposto a discussione, anche in ambito economico. E sono in molti ormai ad affermare che il PIL non possa essere più considerato come un indicatore affidabile del buono stato di salute dell'economia e, per molti versi, dell'intera società.

 

Il Premio Galileo la porterà in contatto con una platea di studenti di scuola superiore di secondo grado. Cosa può fare, secondo lei, la scienza per avvicinarsi ai giovani e per riaffermare il metodo scientifico presso le nuove generazioni?

In realtà, da quando ho la fortuna di svolgere questo mestiere sono sempre stato a stretto contatto con il mondo della scuola. Sono convinto che tra università e scuole superiori debba esistere uno stretto collegamento, nel senso dello scambio e della condivisione di conoscenze ed esperienze. Per questo, quando posso o me ne viene fornita l'occasione, incontro volentieri gli studenti delle superiori. Alla sua domanda credo di avere già risposto attraverso i quesiti precedenti. Ci vorrebbe uno sforzo comune, a partire dalla scuola, per illustrare i valori fondamentali della scienza moderna, attraverso la conoscenza della sua storia. Spiegare agli studenti che la scienza è nata per affermare principi che hanno a che fare con la libertà di pensiero e la democrazia, non con il dogmatismo e l’autoritarismo, potrebbe essere un punto di importanza non trascurabile nel loro avvicinamento alle discipline scientifiche. Ho cercato di affrontare tutti questi problemi nel mio prossimo libro, che dovrebbe uscire prima dell'estate con l'editore Carocci. Spero che il titolo vi piaccia e vi incuriosisca: Galileo e Harry Potter. Scienza, magia e fantasia.

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Commenti

Prof. Marco Ciardi, come si dice, Lei predica bene ma razzola male... MOLTO MALE .. ma non si vergogna dopo quanto ha detto, di essere un esponente del CICAP, che fa il contrario di quanto Lei afferma...? Lei dice : "Per questo, a livello politico, lo sviluppo della scienza moderna ha un ruolo fondamentale nell'affermazione del pensiero democratico".... PENSIERO DEMOCRATICO ..IL CICAP ??? Il CICAP è un Comitato negazionista e scientista che organizza sperimentazioni pseudo scientifiche della peggior specie perché cerca poi di spacciarle per "scientifiche". Poi, ed è ancora peggio, rifiutano di aderire a progetti di ricerca scientifica VERA in Commissioni super partes e RIFIUTANO qualsiasi confronto e tavola rotonda !!! http://rabdomanzia.com/corrispondenza-maurizio-armanetti-cicap/
Concludendo, per chiarire chi è il CICAP: per nascondere le "sconfitte" pubbliche che ho inflitto loro, sono dovuti ricorrere ad uno scritto "BUFALA" mendace, che confondendo le idee ai fan del CICAP, li porta, come detto dagli stessi, ad arrivare a conclusioni errate ed a diffamarmi. Alcuni li ho avvisati e l'hanno scampata in tempo ma c'è chi nonostante gli avvisi è andato avanti... … SCRITTO DELLO PSICOLOGO ANGELO ARMANETTI CHE SI DICE PLAGIATO DALLO SCRITTO DEL CICAP E SCRITTO DI SCUSE DI MAURO ZUNINO EX ANTENNA CICAP Dice Angelo Armanetti “Salve Maurizio, le devo le mie scuse perchè l'ho trattata male difendendo il C.I.C.A.P. Che non lo merita. Sono stato un ingenuo plagiato da chi non merita. Ma dubito che commetterò nuovamente l'errore. Spero vorrà accettare le mie scuse. Io continuo a non credere nella rabdomanzia, ma nei suoi confronti mi sono comportato proprio da idiota”. MAURO ZUNINO SCRIVE
Mauro Zunino
17 novembre 2013
Mi chiamo Mauro Zunino e voglio rendere pubbliche anche su Facebook, le mie scuse al Sign. Maurizio Armanetti, rabdomante, per il mio modo inqualificabile di aver agito nel gruppo "Amici del CICAP". Incollo semplicemente quello già scritto nel gruppo sopraindicato:
Ho deciso di formulare pubblicamente le mie scuse a Maurizio Armanetti nel sito in quanto anche se un pò scettico, mi sono accorto di avere oltrepassato i limiti della buona educazione ( come qualcuno giustamente mi ha fatto notare, dicendomi che in effetti ero andato un pò sul pesante!). Generalmente sono sempre stato, quando ero amministratore quello che ( fino a quando non ho iniziato ad avere da ridire qual cosetta con il comitato) cercava di mantenere i toni pacati, non per niente in modo scherzoso avevate creato in modo spiritoso la pagina "Gli zunninati". Purtroppo ci sono cascato anche io, basandomi sull'articolo del C.I.C.A.P. "Rabdomanzia, quando diventa impossibile sperimentare", visto il lungo trhead che c'era stato con l'Armanettti ad un certo punto mi sono comportato n modo inqualificabile, oltrepassando ogni limite di civiltà. Per questo mi scuso umilmente con il Sign. Armanetti che se ben ricordo ha comunque sempre parlato con toni non certo offensivi e con tutto il gruppo per un comportamento inqualificabile per un'amministratore, quale ero a quei tempi. Porgendo nuovamente le scuse all'armanetti....
Mauro Zunino.

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