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Speciale Premio Campiello Giovani 2018 – Intervista a Vincenzo Grasso

Speciale Premio Campiello Giovani 2018 – Intervista a Vincenzo GrassoVincenzo Grasso è uno dei finalisti dell’edizione 2018 del Premio Campiello Giovani 2018.

Il suo racconto, Bestiario familiare, non è la prima creazione letteraria di Grasso che aveva già esordito con Carmen, una riscrittura post-moderna di Lolita di Nabokov.

Con lui abbiamo parlato del suo racconto, della sua formazione e di come si sta preparando alla serata finale del Campiello.

 

Il suo racconto ha un titolo molto particolare, Bestiario familiare. Cosa rappresenta per lei la famiglia dal punto di vista letterario?

Ritengo che la famiglia costituisca uno schema narrativo da determinare di volta in volta. La sua caratteristica è quella di subire variazioni dipendentemente dal sentire del tempo; le famiglie nella letteratura raccontano l’evoluzione delle figure genitoriali nella storia dell’uomo. Ho inteso la famiglia come origine dell’identità del mio protagonista, Amedeo, per divenire poi il movente della sua crescita.

 

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Oltre alle dinamiche familiari, la giuria che ha selezionato il suo racconto ha messo in evidenza un altro tema importante: la costruzione della propria identità in una famiglia disfunzionale. Quanta fatica costa per un ragazzo riuscire ad affermare il proprio “io”, la sua identità?

L’affermazione della propria identità è una questione necessaria per la costituzione dell’io e come qualsiasi cosa che ha carattere necessario ha a che fare con il dolore. All’interno della famiglia di Bestiario familiare, Amedeo riesce a prendere coscienza di se stesso ripercorrendo le macerie che lo hanno generato e rendendosi responsabile delle proprie azioni. Questo gli costa conseguenze sofferenti, ma anche un distacco che coincide con la sua libertà.

 

Questa non è la sua prima esperienza letteraria che invece risale alla pubblicazione di Carmen, una riscrittura post-moderna di Lolita. Perché ha scelto proprio questo romanzo di Nabokov?

Lolita è stato un romanzo fondamentale nella mia formazione letteraria, la cui lettura mi aveva sconvolto. Con quel romanzo, Nabokov riesce a costruire una realtà fittizia impeccabile, accompagnata da un’estetica che mi aveva indotto nell’ossessione di poter riprodurre quel mondo.

Speciale Premio Campiello Giovani 2018 – Intervista a Vincenzo Grasso

Lei è uno studente di Filosofia. In un momento in cui la cultura umanistica sembra essere guardata con sospetto e gli intellettuali quasi sbeffeggiati, cosa l’ha spinta verso lo studio di questa disciplina?

Ho sempre seguito i miei interessi senza prestare credito al parere degli altri. La cultura umanistica per me rappresenta lo studio del mondo primo in cui viviamo, senza mediazioni. La filosofia, lo studio della facoltà di pensiero. Mi è sembrato il punto da cui partire per potermi assicurare una visione del mondo.

 

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Da Catania, dove ha studiato fino al diploma, si è trasferito a Torino dove attualmente vive. Cosa ha portato con sé delle sue origini e in che modo la permanenza a Torino la sta cambiando?

Di Catania porto con me un certo vigore nel modo di vivere le cose. È una città molto passionale, coinvolgente, che ti spinge a un approccio senza distacco. Torino mi ha cambiato per le sue opportunità. L’offerta culturale, l’ambiente universitario sono dei forti stimoli. Sono certo di aver mantenuto le mie origini e di averle sapute adattare a una circostanza nuova, più favorevole.

 

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Il Premio Campiello Giovani rappresenta per molti aspiranti scrittori un’occasione importante. Come sta vivendo queste giornate e come si sta preparando alla serata finale?

L’aver conquistato un posto in cinquina rappresenta per me un traguardo abbastanza grande. Non ho particolari aspettative dalla serata finale, sto vivendo queste giornate in modo tranquillo, con la piena consapevolezza di aver avuto l’opportunità di compiere un percorso che ho molto apprezzato.


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