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Libriamo 2013Libriamo2013, quali sono le differenze rispetto alle edizioni precedenti?

Rispetto all'edizione del 2012 c'è stata una riduzione della tempistica del Festival. Mentre nel 2012 era impostato su cinque giornate, dal mercoledì alla domenica, quest'anno abbiamo dovuto concentrare il tutto in un weekend. Per differenti motivi, primo fra tutti la limitazione dei tempi organizzativi. Lo scorso anno, abbiamo iniziato a pianificare l'evento da novembre, mentre quest'anno da febbraio. Abbiamo ridotto i posti degli incontri, concentrandoci su tre location: i Chiostri di Santa Corona, il giardino del Teatro Olimpico e la Basilica Palladiana, luogo natale della manifestazione. Idea base di Libriamo è “far camminare il libro”, ossia portarlo in posti da riscoprire rispetto a quelli che solitamente sono considerati canonici per i libri. Siamo stati i primi ad allestire una manifestazione nei Chiostri di Santa Corona, in quanto in precedenza erano adibiti esclusivamente a sede museale. È stata una riscoperta bellissima per Vicenza. A partire dallo scorso anno è iniziata una nuova programmazione artistica: indagare all'interno di tutta quella sfera umana che la letteratura può andare a toccare. Lo scorso anno per esempio si parlava di cibo: una cosa esteriore quando lo mangi, ma che poi ti dà una emozione interiore. Nei prossimi anni sarebbe meraviglioso indagare i sette peccati capitali, per esempio, anche se riconosco la difficoltà nell'attuarlo.

Quali sono stati i momenti più belli di quest'anno?

Quest'anno mi ha colpito particolarmente la semplicità nell'approcciare e l'onestà degli autori che abbiamo ospitato. Personaggi televisivi molto conosciuti che hanno portato nel Festival il senso di umanità, rara qualità che bisognerebbe forse un po' rivalutare a livello globale in Italia. Il fatto di rapportarsi agli altri per quello che si è. Tutti hanno dimostrato la capacità di relazionarsi in modo immediato e semplice. Tale clima permette agli organizzatori e agli ospiti stessi di lavorare in ogni momento con serenità, senza ansia. Sono elementi che ho riscontrato anche lo scorso anno.

Come è stato accolto il Festival dalla popolazione di Vicenza?

Ti dico la verità. Questo è l'ottavo anno. Per essere più precisi, questa è la seconda volta che il Festival si svolge a giugno, in precedenza era l'ultimo weekend di agosto. Come lo scorso anno, è capitato di sentire la gente dire: «Ma come giugno? Così presto?». Non era abituata a questo anticipo. Ora sta capendo il cambiamento. Pensa che alcuni non lo chiamano più Libriamo, ma il Festival ai Chiostri di Santa Corona. (ride). Quest'anno hanno chiamato in molti da fuori provincia per avere informazioni. Tutto ciò indica la dimensione dei nostri sforzi di promozione. Libriamo comincia ad avere un interesse esterno. È una bella soddisfazione. C'è ancora molto lavoro da fare, ma sono dell'opinione che il fatto di creare una continuità temporale comporterà pian piano una conoscenza più conscia dell'evento.

Cosa non rifaresti?

Non è semplice come domanda. Finora rifarei quasi tutto, però con attenzioni differenti. Se tu ripeti di anno in anno la stessa cosa allo stesso modo diventa una ricetta. Se la ricetta funziona, guai a toccarla. Se, invece, viene percepito un piccolo difetto, allora deve essere corretto. Il fatto che siamo riusciti a resistere per otto anni, significa che il format ha funzionato. Può essere sempre migliorato naturalmente anche perché nel tempo le dinamiche possono cambiare: pubblico, autori, editori. Faccio un esempio: un libro scritto da Andrea De Carlo nel 2006 può essere identico a un libro che scrive oggi, però non sarà mai lo stesso libro. Se dico non voglio più ospitare De Carlo perché nel 2006 non ha avuto un buon impatto nel pubblico, non significa che non potrebbe funzionare negli anni successivi. Giancarlo Marinelli è venuto tre volte aLibriamo. È un autore e regista che ormai è diventato un amico per il Festival. Non è più l'autore che inviti, ma lo chiami a telefono direttamente e gli chiedi: «Giancarlo, come stai? Visto che è appena uscito un tuo film ed un tuo libro, ragioniamo sul fatto che Libriamo potrebbe essere un buon momento per parlare dei tuoi lavori?». Nascono rapporti divertenti che si protraggono nel tempo. Altro esempio: Natalino Balasso, è un attore che però è anche un autore. Ci sentiamo una volta all'anno per varie cose e tutto è nato da Libriamo. La cosa che sicuramente rifarei è accogliere gli ospiti come se fossero degli amici per farli stare bene in città. Anche se non torneranno al Festival, sanno che qui è un posto piacevole dove trascorrere alcune ore in compagnia a parlare di letteratura.

Paolo Vangelista, Libriamo 2013Hai mai pensato di coinvolgere di più la rete e i blog letterari?

È un passaggio che abbiamo già preso in considerazione. Dobbiamo però ragionare bene su come fare, per non iniziare col piede sbagliato. Ho partecipato a Klit, il Festival dei blog letterari svoltosi a Thiene (VI) lo scorso anno. Tutto è stato talmente coinvolgente che il pubblico, anche se il tempo a mia disposizione era concluso, ha voluto continuare la conversazione in un bar. È un peccato che ci siano realtà come Klit che durano magari un anno dopo tutto l'impegno che c'è stato dietro per organizzarlo, soprattutto per il primo anno. Ci si aspettano risultati che per il primo anno non possono essere pretesi. Potrebbe essere interessante, chiusa questa edizione, fare dei ragionamenti sul fatto di integrare il Festival con i blog letterari. Sarebbe assurdo dichiarare che un blog non è letteratura, sono cose fuori dal mondo al giorno d'oggi. Un esempio. L'edizione curata da Marco Cavalli del 2008, critico letterario da cui, a mio parere, si può solo imparare, è stata l'occasione per indagare la nuova realtà dei primi romanzi sms, dove tu in 160 caratteri  dovevi riuscire a scrivere un romanzo. Il titolo del Festival fu In poke parole: è stato un tentativo riuscito. Quindi, molto volentieri si potrebbe pensare per il prossimo anno una collaborazione con i blog letterari.

Qualche anticipazione per il prossimo anno?

È nostro interesse come Festival legarci al territorio, che non vuol dire solo Vicenza città. Il territorio per noi è territorio letterario. Come Associazione, ci siamo messi in rete con le Biblioteche del circuito vicentino, padovano e veronese. Il prossimo anno speriamo di riuscire ad arrivare al trevigiano. Se non si fa rete si rischia di disperdere le energie tra realtà che dovrebbero tra collaborare.

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