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Speciale Don DeLillo – “L’angelo Esmeralda” e “Falce e martello”

 

Don DeLilloArticolo pubblicato nella webzine Sul Romanzo n. 6/2013 Racconto della crisi.

Lo scrittore americano Don DeLillo è considerato una sorta di profeta della crisi. Quasi come Suor Alma Edgar, personaggio che ricorre nelle sue storie, sembra in grado di intuire cose terribili non ancora successe. Così i suoi romanzi anticipano crisi finanziarie planetarie (Cosmopolis, 2003), o la minaccia onnipresente del terrorismo (Mao II, 1991). Oppure chiariscono il passato recente, spiegando la Guerra Fredda e la sua scia di scorie, o «le esalazioni del libero mercato» che soffocano un mondo ipertecnologizzato, in balia dell’imperativo al consumo (Underworld, 1997). Raccontando la storia del suo Paese, DeLillo ne rintraccia l’underside, tutto quanto è a fondamento della grandezza degli Stati Uniti e, nello stesso tempo, la contraddice.

DeLillo è autore soprattutto di romanzi, che ricompongono come in un mosaico la storia americana degli ultimi sessant’anni, dal dopoguerra al primo decennio del XXI secolo. Come si è detto, sono romanzi che insistono sui temi della violenza – della Guerra Fredda al terrorismo, alla violenza del capitalismo – e dell’influenza massiccia dei media e della tecnologia sulla vita degli Americani.

Due short story, pubblicate di recente in Italia, raccontano l’America della grande recessione esplosa nel 2008 e l’America della crisi permanente, della povertà e del degrado nel Bronx. Si tratta rispettivamente di Falce e Martello (Hammer and Sickle, 2010) e L’angelo Esmeralda (The Angel Esmeralda, 1994). Entrambe appartengono alla prima raccolta di racconti di DeLillo, The Angel Esmeralda (2011), che riunisce storie scritte nell’arco di trent’anni. Storie strane e belle in cui si scorgono spunti e motivi ripresi e sviluppati nei romanzi.

Al centro della raccolta è L’angelo Esmeralda, scritto nel 1994 e confluito tre anni dopo nell’epilogo di Underworld, poderoso romanzo che in oltre ottocento pagine percorre a ritroso quarant’anni di storia americana, in un ricco intreccio di fatti, personaggi, linguaggi diversi.

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La spazzatura, tema dominante in Underworld, invade anche il racconto, i cui personaggi vivono circondati dai rifiuti e sopravvivono grazie a essi. Ne L’angelo Esmeralda il Bronx del 1994, ben prima dello scoppio della crisi del 2008, offre un panorama sconfortante. Centro del quartiere sembra essere la cosiddetta «Riserva, abbreviazione di riserva naturale», un’immensa discarica di immondizia e detriti che lambisce negozi sbarrati, fabbriche in disuso e i caseggiati poverissimi del South Bronx. È territorio di caccia di mute di cani, bambini affamati e giovani graffitari con l’ambizione di diventare imprenditori vendendo alla Cina o alla Corea del Nord metallo di recupero perché ne facciano navi o bombe. Anche un gruppo sparuto di monaci e suore si aggira per questo paesaggio lunare. La giovane, combattiva suor Gracie e la vecchia suor Edgar lavorano con i frati e la banda di writers capitanata da Ismael Muňoz per dare una mano ai poveri del quartiere. Le suore aiutano i graffitari a localizzare le macchine abbandonate, e in cambio ricevono aiuto per comprare e distribuire cibo a famiglie di vecchi o di soli bambini, a sieropositivi, a gente che non si aspetta più nemmeno di essere aiutata.

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