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Speciale Campiello Giovani – Intervista a Deborah Osto

Campiello Giovani 2014Deborah Osto è una dei cinque finalisti del Premio Campiello Giovani 2014, insieme a Chiara Di Sante, Daniele Comunale, Carmelita Noemi Zappalà e Mariachiara Boldrini.

Nata diciotto anni fa in un giorno di sole, iscritta all'ultimo anno del liceo scientifico e attualmente con un futuro ancora da progettare. Una cosa, però, Deborah la sa: ama la musica e da un pezzo vorrebbe un giradischi per sentirla come Dio comanda; quando non ascolta musica, va ai concerti, legge, si diletta a fare la videomaker, adora viaggiare. Ma, soprattutto, Deborah Osto ama scrivere. E anche se per lei viaggiare significa essere in costante contatto con la gente, in spazi grandi e sconfinati, non rinuncia mai al suo piccolo mondo, fatto di libri e di tanti personaggi, come quella signora con il cappotto giallo che, perché no?, sarebbe la perfetta protagonista di un racconto.

Al Premio Campiello Giovani, Deborah è arrivata con Corpi celesti, racconto inquietante incentrato su un uomo e una prostituta, due personaggi che hanno perso loro stessi e che trovano un'identità personale nel reciproco confronto. Una narrazione che si compone di gesti più che di dialoghi, perché Deborah ci ha detto che quando parla fa sempre gran un disastro con le parole: Corpi celesti analizza la psicologia dei caratteri, li penetra, studia, cerca di trovare risposte. E anche noi vogliamo fare qualche domanda a questa giovane autrice, soprattutto per capire meglio la genesi del suo racconto.

 

Deborah, quello che affronti è un argomento molto duro, perché parlare di sentimenti non è mai facile, soprattutto quando si tratta di amori platonici più che carnali. Bisogna possedere la giusta sensibilità per trasmettere al lettore gratitudine, affetto, calore, senza risultare banali o eccessivamente stucchevoli. In più, tu inserisci questo personaggio della prostituta, con un passato difficile da cui cerca riscatto. Da dove ti è venuta l'idea di base per questa storia? È puro frutto della tua fantasia o hai letto, visto, sentito qualcosa che ti ha fornito la giusta ispirazione per scrivere il racconto?

Non passa giorno in cui nei giornali non ci sia la notizia di una donna stuprata, maltrattata dal marito, colui che dovrebbe amarla e rispettarla fino a che morte non lo separi da lei, di ragazze finite in rete senza il loro consenso o stuprate da un gruppo di conoscenti; è risaputo poi come molte ragazzine provenienti dall’est Europa siano vendute dalle famiglie stesse, o rapite, e trasportate nel nostro Paese per prostituirsi. Quando ci mettiamo ad analizzare la società dei nostri tempi è inevitabile non tener conto di queste persone che trascorrono la loro vita in un inferno in terra, sebbene spesso siano viste come qualcosa di alieno: sappiamo che ci sono, ma ce ne ricordiamo solo quando succede un evento molto brutto, o quando ci lamentiamo tornando a casa di notte, perché non è decoroso stare ai margini della strada a fare quello che fanno. Credo che semplicemente la mia mente, come quella di tutti noi, sia permeata dalle storie di queste ragazze sfortunate, e che quasi in automatico si sia delineato il personaggio della mia storia, che necessitava essere al di fuori degli schemi sociali, al di fuori dell’educazione, della vita che tutti viviamo, fuori della sfera del quotidiano. E così ho cominciato a riempire questa ragazza, a cui era stata strappata l’identità, di parole, di vita, di normalità. Non c’è stato un fatto in particolare quindi, solo piccole notizie che le mie orecchie hanno recepito giorno dopo giorno fino a quando non ho deciso di dare vita al mio personaggio.

 

Trovo la storia di base molto interessante. Sarebbe bello riprenderla, ampliarla, e scriverci un romanzo. Insomma un testo più corposo, dove approfondire ancora di più il passato dei protagonisti e la loro psicologia che, a quanto ho capito, a te interessa molto, magari creando anche dei retroscena, che riguardano il passato di entrambi. Non ci hai mai pensato?

Il bando del concorso imponeva un limite di battute che inizialmente mi sembrava invalicabile: sarei riuscita a scrivere tutte quelle parole? Man mano che la narrazione prendeva forma e corposità mi sono accorta che sì, ci sarei riuscita. Avevo così tante idee in mente che delineavano i miei due personaggi che mi sono trovata spiazzata quando ho controllato il contatore di parole e mi sono accorta che stavo superando il limite. In queste settimane in cui mi sono spesso state poste domande sulla storia, mi sono resa conto che archiviato in qualche cassetto del mio cervello avrei materiale sufficiente per scrivere un libro serio, in cui appunto parlare meglio del passato dei protagonisti, e perché no, anche del loro futuro. Mi piacerebbe diventare di nuovo loro amica, entrare ancora una volta nel loro mondo interiore, capirli, parlare di loro, farli innamorare per altre mille volte e tutte le volte riscoprirsi una persona nuova.

 

Ho letto che ti piace anche andare al cinema e, in effetti, la storia che proponi ha un che di filmico. Mi è ritornata alla mente la protagonista di La sconosciuta di Giuseppe Tornatore. Hai mai pensato di cimentarti nella stesura di qualche sceneggiatura, magari unendo alla scrittura la tua passione di videomaker? Sarebbe una bella idea per superare “l'avversione” per i dialoghi!

Credo sarebbe una bellissima esperienza, un modo diverso di vedere la scrittura. Spesso mi ritrovo a ripensare ad alcune battute che ho sentito in un film, ad alcuni dialoghi, e mi dico che non potevano essere più perfetti. Conoscendomi probabilmente ne uscirebbe un film muto, ambientato in grandi spazi silenziosi, in cui il protagonista solitario è vittima di una crisi di mezza età, o divorato da qualche tumulto interiore. Sarebbe in ogni caso un’esperienza molto interessante, una sfida contro me stessa, un cavarmi le parole di bocca, se così si può dire, e donarle a una persona in carne e ossa, non a una che vive fra l’inchiostro stampato.

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Deborah OstoHai detto di non avere dei progetti definiti per il futuro, ma immagino che ci sia qualche sogno nel cassetto, come continuare a scrivere? C'è un traguardo che ti piacerebbe raggiungere? Una casa editrice con cui sogni di pubblicare, per esempio?

Mi ritrovo spesso a lasciare storie incompiute, perché non sono soddisfatta del risultato o perché gli impegni scolastici e sociali mi impediscono di donarmi appieno alla creazione di nuove vicende e nuovi personaggi, ma sicuramente il mio sogno più grande è quello di riuscire a scrivere un libro corposo e perché no, uno di quelli che i critici letterari definiscono come “sfavillante” o “geniale”, o “illuminante”, ma credo sia il sogno di un po’ tutti i giovani scrittori. Se dovessi scegliere una casa editrice la mia scelta cadrebbe su Einaudi e Feltrinelli, ma l’unico motivo sarebbe che amo le loro copertine e il loro modo di impaginare.

 

A proposito di viaggi, sai già quale sarà la prossima meta? C'è qualche Paese che ti affascina più di altri, dove ambientare qualche bella storia?

Io e le mie amiche stiamo organizzando proprio in questi giorni il viaggio che vorremmo fare una volta concluso l’esame di stato, e le città più gettonate sono Parigi, Vienna e Praga. Un tour de force nella cultura è quello che ci aspetta, indipendentemente dalla città che sceglieremo, e adesso che mi ci fai pensare le storie ci sono già tutte nella mia mente, ad esempio quella di un uomo di circa sessant’anni, seduto davanti al Bacio di Klimt, che chiude gli occhi e riesce ancora a sentire il suo profumo, quello della donna che lo aveva fatto innamorare tanti anni prima, quando ancora era un ragazzino e della vita non sapeva niente, quando ancora non amava l’arte, quando ancora non sapeva chi era… oh, la sua ragazza rossa, la sua ragazza dalla vita sottile!, dove sei adesso, ragazza mia?

Mi immagino già davanti a un pittore a Montmartre, un uomo che ha perso la moglie, magari la casa, ma che vende i suoi quadri, e la sua sofferenza la sente un po’ meno pesante. O una coppia di giovani sposi che si tengono per mano e decidono di girare il centro di Vienna in carrozza, perché lei, almeno per un giorno, vuole sentirsi come l’imperatrice d’Austria. Mi immagino con una cartina in mano, orientata dalla parte sbagliata, alla ricerca della pasticceria più buona della città, quella consigliatami dai miei vicini di appartamento, “perché come li fanno lì i dolci, non li fanno da nessun altra parte, vedrai!”.

Non attendo quindi altro che l’arrivo dell’estate per poter conoscere nuove persone, fare un salto nelle loro vite e rubare loro piccoli aneddoti e caratteristiche per creare nuove storie sempre diverse.

 

In che modo ti stai preparando ad affrontare questa sfida del Campiello? Hai delle aspettative particolari?

Non mi aspettavo di arrivare tra i cinque finalisti. Dentro di me c’era ovviamente la speranza, ma nel momento in cui ho ascoltato le trame dei racconti degli altri ragazzi, mi sono data per spacciata. Per me quindi è già stata una grande vittoria arrivare fino a questo punto, con un racconto di cui non sono stata convinta fino alla fine, ma che evidentemente qualcosa di buono aveva. Non ho nessuna aspettativa, se non godermi i tre giorni a Venezia che l’organizzazione ha pensato per noi, divertirmi e conoscere meglio i miei compagni di gara. Se sarò fortunata e meritevole abbastanza da vincere, allora sarà un gioia grandissima, ma non ci voglio pensare troppo, sono una persona ansiosa. Meglio cogliere l’attimo e approfittare di tutto ciò che questo concorso mi sta portando, come ad esempio questa interessante intervista.

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