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Sopravvivere alle miserie umane. “Resta con me” di Elizabeth Strout

Sopravvivere alle miserie umane. “Resta con me” di Elizabeth StroutIl romanzo Resta con me della scrittrice americana del Maine Elizabeth Strout, pubblicato in Italia da Fazi Editore e tradotto da Silvia Castoldi, è uscito in libreria in una nuova edizione. Strout dopo aver vinto il Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge, l’anno successivo ha presentato nel nostro paese Resta con me che Fazi pubblicò poi in due differenti edizioni.

In effetti valeva la pena di procedere con una riedizione in quanto siamo di fronte a un romanzo scritto in modo magistrale che scava all'interno di percorsi spirituali profondi e affronta temi complessi.

La trama scorre piuttosto lenta ma la capacità di Strout più che nel travolgere il lettore negli avvicendamenti della storia consiste nel coinvolgerlo dal punto di vista emotivo esplorando gli anfratti e le debolezze dell'animo umano che determinano il vissuto delle persone.

Come Olive Kitteridge anche questo romanzo è ambientato nel Maine negli anni Cinquanta.

 

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Notevoli sono le descrizioni della paesaggistica del Maine, terra natia della scrittrice, grazie alla quale il lettore può vivere la sensazione di quiete dettata dagli scenari a tinte forti e terse.

Tyler, il protagonista, giunge al villaggio in veste di parroco insieme alla moglie Lauren, dalla quale nasceranno poi le figlie Katherine e Jeannie. Il reverendo è molto amato da tutti i paesani per la sua arte oratoria durante i sermoni, per la sua cordialità, per il suo aspetto e per sua fede fervente e sentita:

«Viveva e amava nel modo che Dio aveva scelto per lui. E in certi momenti, mentre scendeva gli scalini di un edificio e avvertiva il vento gelido e tagliente dell’inverno penetrargli nelle narici, la Sensazione si impadroniva di lui. La vita, pensava. Com’era misteriosa, e magnifica! Una tale abbondanza! Lodava Dio con tutto il suo cuore. La sua storia personale si andava dispiegando.»

Sopravvivere alle miserie umane. “Resta con me” di Elizabeth Strout

Ciò che non gli viene perdonato è la figura della moglie che a suo modo è anticonformista.

L'incipit del romanzo avviene però quando Tyler è appena rimasto vedovo e responsabile delle due bambine. Il reverendo si stacca sempre di più dalla realtà e gli sfugge di mano anche la difficoltà che la figlia sta vivendo chiudendosi sempre più in un ostinato mutismo. Nella piccola comunità di West Annett il vento della calunnia comincia a sollevarsi, quella brezza malevola in grado di distruggere le persone. Chiunque comincia a fare insinuazioni e divulgare sentenze azzardate verso il parroco. Il rapporto che Tyler aveva con i paesani comincia a degradarsi senza possibilità di recupero. Ogni gesto del reverendo viene deformato dalla presupponenza della cattiveria umana che ama alterare la realtà rendendolo così incapace di pronunciare sermoni nonostante il suo sentire profondo legato a Dio:

«Ma prima si fermò dentro la chiesa; la quiete e la semplicità delle panche dipinte di bianco, il lieve gelo nell’aria lo rallegravano come sempre, ispirandogli una lievissima “trafittura” di adorazione.»

 

Strout riesce tramite la sua capacità narrativa a dar voce alle nostre paure, a creare piccole storie dentro la storia e a renderci partecipi di una sofferenza della quale tutti noi prima o poi ci sentiamo vittime: il giudizio. La fragilità dell'essere umano così esposto alla maldicenza, l'evanescenza della linea di demarcazione tra il giusto e l'ingiusto e lo scenario avvilente della meschinità sono le vere tematiche di questo romanzo. Anche se la vicenda si svolge negli anni Cinquanta è purtroppo ancora attuale la schiavitù ai giudizi altrui. La storia di Tayler è la storia di tutti noi qualora decidessimo di allontanarci da un ben accetto e conveniente conformismo. Ci si riconosce e si soffre all'idea di essere imprigionati nel pregiudizio e non poter dare voce a noi stessi:

«…quando la cultura moderna ci ha permesso di adorare noi stessi? Perché non dovremmo soffrire di ansia? L’età della scienza, naturale e sociale, ci ha permesso di credere che il mistero di ciò che siamo possa essere risolto, invece di celebrare le nuove scoperte come un ulteriore esempio del mistero di Dio. Perché non dovremmo essere in ansia, quando ci dicono che l’amore non è altro che un meccanismo naturale fine a se stesso? Quando ci dicono che i mali del mondo sono causati da ricordi repressi dell’infanzia?»

 

Il romanzo è lento come la vita nel Maine e Strout con delicatezza femminile attacca la violenza del bigottismo e la capacità di nascondere tra le pagine della Bibbia o nell'aura mistica di una chiesa il veleno della malvagità. Tutto è possibile nei romanzi di Strout. Come può spiegare il reverendo ai suoi fedeli la sua umana fragilità?

«La domenica mattina proclamava loro che solo ciò che proveniva da un uomo poteva macchiare la sua anima, e non ciò che gli accadeva. Spiegava che il compito di un uomo nella vita era quello di ricercare e custodire nella propria anima ciò che era caduco.»

Sopravvivere alle miserie umane. “Resta con me” di Elizabeth Strout

Interessante il lavoro della autrice nel trattare l'argomento della fede, difatti il libro è ricco di citazioni bibliche che rendono la figura del pastore più pura e scevra da pregiudizi. Non tutti gli scrittori sarebbero in grado di accattivare il lettore con citazioni religiose per confutare i toni convulsi della cattiveria di una cittadina di provincia.

Una nota particolare va riservata alla scelta di Fazi di dare la veste grafica alle copertine di Strout con i quadri del realista americano Edward Hopper, il pittore capace di dipingere il silenzio. Ogni personaggio dipinto difatti sembra un'isola a fianco a un'altra isola. Ai nostri occhi ipnotizzati da queste figure umane solitarie non resta che cercare di seguire la direzione del loro sguardo che oltrepassa la tela del quadro in modo inquieto e metafisico. Questo coglie pienamente lo spirito dei romanzi di Strout.

 

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Anche in questa ultima nuova edizione Resta con me è un romanzo che vale la pena leggere o rileggere per ricordarci, in maniera introspettiva, quanto può essere difficile penetrare nelle profondità dell'amore in senso assoluto quando in realtà siamo tutti capaci di amare soltanto il modo imperfetto.


Per la prima foto, copyright: Akira Hojo su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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