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Solo la conoscenza ci può cambiare. Intervista ad Akilah Azra

Solo la conoscenza ci può cambiare. Intervista ad Akilah AzraPhi (Mondadori, 2019 – traduzione di Nicola Verderame) della scrittrice turca Akilah Azra Kohen è il primo volume di una fortunata trilogia che in Turchia, dove è stato pubblicato nel 2013, ha già venduto più di due milioni di copie, oltre ad aver dato origine a una popolare serie televisiva. I volumi successivi, Chi e Pi, saranno pubblicati da Mondadori nel corso del 2019.

Azra Kohen è una psicologa cognitivo-comportamentale, specializzata in studi motivazionali, che attualmente risiede in Inghilterra e che attraverso questa trilogia, con cui ha debuttato come scrittrice di narrativa, ha voluto raccontare una specie di percorso terapeutico multiplo: le storie di una dozzina di personaggi si intrecciano fra loro, con maggiore o minore risalto da un libro all'altro, lasciando al lettore il compito di riconoscerne i problemi, ma soprattutto di seguire i loro percorsi alla ricerca di un benessere personale e di una collocazione precisa nella società. Tutto si svolge in una città turca lasciata senza nome, dove incontriamo uno psicologo all'apice del successo con i suoi assistenti e una diligente studentessa, un musicista docente al conservatorio e alcuni allievi che studiano con lui, una ballerina, una giornalista, un magnate dei media... Il punto di vista della storia si sposta continuamente da un personaggio all'altro, evidenziando legami e collegamenti, ma solo alla fine del terzo romanzo tutte le tessere del mosaico troveranno una collocazione.

 

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I titoli sono presi a prestito dal mondo matematico: Phi(Φ), simbolo della sezione aurea, rappresenta la perfezione estetica, Chi (Χ) è l'ignoto, la variabile sconosciuta, mentre Pi ( Π) è il numero infinito, l'evoluzione umana.

In occasione dell'uscita italiana del primo volume della sua trilogia, Azra Kohen ha incontrato un gruppo di blogger e giornalisti a Milano, rispondendo a qualche domanda.

Solo la conoscenza ci può cambiare. Intervista ad Akilah Azra

Il personaggio di Can, lo psicologo, vive quasi ossessionato dalla proporzione perfetta che crea attorno a sé in ogni forma, dalla casa in cui abita ai personaggi con cui lavora, ma appare in conflitto con la sua imperfezione. È così?

Can è un personaggio vero, perché tutti i personaggi di questo libro si ispirano a persone vere, per cui i suoi dilemmi sono reali: soffre di narcisismo e di disturbo della personalità borderline.

Il narcisismo colpisce chi in realtà non si sente all'altezza, si comporta come superiore ma sente di mancare di tante cose. Io spero che il lettore si renda conto della veridicità del personaggio e di questo suo dilemma interiore.

 

Per "reali" intende persone che ha incontrato nella vita, suoi pazienti o altro?

Si tratta di combinazioni di tante cose che ho riscontrato nella realtà. Can, in particolare, unisce le caratteristiche di due persone esistenti. Alla fine della trilogia potrete rendervi conto che non è poi così importante il singolo personaggio, ma quello che conta sono i fatti che accadono e i sentimenti manifestati. Ci sono quattro livelli di lettura possibili: nel primo livello vediamo i personaggi e leggiamo gli eventi, nel secondo iniziamo a cogliere le informazioni che ci sono all'interno delle frasi, fra le righe, ma questo nel primo libro si avverte ancora poco. Il terzo e quarto livello si manifesteranno nei libri successivi.

In realtà la prima cosa che ho scritto è stata l'ultima pagina del terzo libro. Sono partita da lì, ma mentre scrivevo Pi mi sono resa conto che era qualcosa di molto denso e pesante, per cui ho pensato che sarebbe stato meglio far entrare il lettore nella storia attraverso un libro preparatorio, per cui è natoChi.  Alla fine mi sembrava che neanche quello introducesse bene i personaggi, per cui ho scritto questo primo volume che vuole entrare a fondo nei loro caratteri, compresa la loro sessualità.

Per me l'essenza di una persona sta nel modo in cui fa l'amore.

 

Ha dovuto riadattare il terzo libro quando poi ha scritto i precedenti?

Non ho stravolto la storia principale, ma ho dovuto comunque fare degli aggiustamenti.

 

La sua intenzione era fin da subito quella di fornire dei suggerimenti al lettore? E come mai ha scelto questa struttura corale?

Quando scrivo imito la vita e nella vita non esiste il protagonista. Noi, per semplificare i nostri pensieri, abbiamo bisogno di creare dei personaggi più importanti degli altri. Nella trilogia i personaggi principali cambiano da un volume all'altro.

Viviamo in una società che ci fa dimenticare quali sono i veri valori e ce ne propone altri che non sono quelli importanti. In questi tre libri cerco di dare tante informazioni che possono essere utili nella vita quotidiana, per orientare i lettori verso un percorso personale. Alla fine i personaggi non hanno più molta importanza, perché quello che conta di più è raggiungere una consapevolezza di sè.

Voi pensate di leggere una bella storia d'amore, ma alla fine scoprirete di aver letto ben altro.

Solo la conoscenza ci può cambiare. Intervista ad Akilah Azra

In che modo è stata accolta in Turchia questa visione della vita dei suoi abitanti, soprattutto i più giovani, che sembra piuttosto lontana da come il paese cerca di presentarsi al mondo?

Nulla è come appare. La situazione turca che viene percepita all'estero non è come quella reale. Ci sono dei cittadini, c'è il popolo, e poi c'è la politica. Io sono interlocutrice delle persone, non dei politici, in una società da cui ho escluso i politicanti, perché chi comanda oggi è una sorta di teatrino delle marionette. La trilogia ha venduto tanto in Turchia in modo trasversale. È stata letta da persone di ogni tipo e di ogni appartenenza politica che vi hanno trovato informazioni utili per cambiare le loro vite.

In Phi questo non c'è ancora, ma nei miei libri successivi, compreso Eden, il mio ultimo romanzo in cui si parla di fisica quantistica, ci sono annotazioni e citazioni delle fonti per permettere ai lettori di accedere direttamente alle informazioni. Per me questo è come mettere un seme, perché la conoscenza è l'unica cosa che può cambiare gli esseri umani. Tu non puoi convincere una persona, ma puoi fornirle gli strumenti per permetterle di decidere se cambiare o meno idea.

 

Ma c'è stato qualcosa in lei che ha fatto nascere la volontà di portare i suoi lettori attraverso questo percorso?

Mi sono occupata di animali randagi e di bambini abusati, ma poi mi sono resa conto che non è tanto aiutando la singole persone che si riesce a cambiare qualcosa. Avrei potuto diventare una terrorista, ma ho preferito scrivere dei libri per poter aiutare più persone. In Turchia si dice che la penna è più forte della spada e io ho iniziato questo percorso per capire se questo è vero. Se non lo sarà magari passerò alla spada...

 

Il grande successo dei libri è arrivato prima della serie televisiva o dopo?

Quando è stata realizzata la serie erano già state vendute un milione e duecentomila copie.

Tanti produttori hanno cercato di ottenere i diritti, per cui è stato difficile per me decidere a chi affidarmi.

 

Questo percorso di auto aiuto appare anche nella serie televisiva?

Nella prima stagione sì, anche perché ho seguito molto la lavorazione. In seguito le cose sono cambiate, sono stati messi come protagonisti i personaggi secondari e viceversa, stravolgendo il senso della storia, per cui ho deciso di bloccare la produzione e sono riuscita a farlo alla fine della seconda stagione, anche se in origine avrebbero dovuto essercene quattro. È stata una battaglia molto dura, a cui ha assistito tutta la Turchia perché il programma era molto popolare e il pubblico è rimasto un po' traumatizzato. Mi hanno dato anche tutta la colpa di quello che è accaduto, ma per me era una tortura vedere le puntate in cui la mia storia era completamente stravolta.

Mi hanno anche offerto molto denaro per continuare ma ho preferito comunque chiudere la cosa, nonostante mi sia presa un sacco d'insulti. C'è stata una vera campagna diffamatoria montata sui social.

 

Dietro questo suo percorso sulla consapevolezza c'è una base religiosa o spirituale, oppure l'influenza di qualche maestro?

No. Sono nata in una famiglia in cui sono presenti tutte e tre le grandi religioni monoteiste, per cui, avendole assimilate tutte a pari merito e avendo avuto la fortuna di essere molto curiosa, d'interessarmi alla filosofia e al pensiero, la sola cosa a cui sono arrivata è stata la consapevolezza che c'è comunque un Creatore. Ci sono domande per cui non avremo mai risposte assolute, ma il nostro compito è quello di fare uno sforzo, di impegnarci e di cercare. Una vita in cui non ci si impegna è una vita noiosa.

 

Com'è il suo rapporto con i lettori?

Ci sono scritte sui muri che riportano frasi del libro e una grossa comunità su Instagram chiamata "noi". La comunità nata attorno a questo "noi" è molto attiva anche nel supporto agli immigrati, nell'accoglienza, nell'insegnare il turco a chi arriva.

Nel mondo ci sono due categorie di persone: coloro che ci tengono e che s'impegnano e coloro a cui non importa nulla. Se fate parte di coloro che s'impegnano siamo nella stessa specie.

Io vedo il Paradiso come una cosa in cui avremo il diritto di entrare solo se saremo stati capaci di crearlo prima sulla terra.

 

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Nel libro abbiamo una ballerina, un musicista e la musica che compare spesso. Qual è il suo rapporto personale con la musica?

Nel secondo libro ce ne sarà anche di più, in una sorta di crescendo. Penso che la musica, come l'arte, sia un modo per dare forma a dei concetti. Per me è molto preziosa, è il luogo in cui io conosco Dio.

 

In Turchia ci sono tante scrittrici di successo o lei è un caso isolato?

Ce ne sono parecchie, ma sono considerate meno degli scrittori maschi. Io ho creato un'équipe che seleziona manoscritti per permettere ad autori e autrici di valore di essere pubblicati.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: David Monje su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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