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Solitudine, incertezza, paura. “L’abbandonatrice” di Stefano Bonazzi

Solitudine, incertezza, paura. “L’abbandonatrice” di Stefano BonazziL’abbandonatrice (Fernandel, 2017) è l’ultimo libro di Stefano Bonazzi, webmaster, grafico pubblicitario e artista visivo che ha esposto le sue fotografie ispirate all’arte surrealista oltre che in Italia anche a Miami, Seul, Monaco e Londra. Ed è proprio nel bel mezzo dell’inaugurazione di un’esposizione fotografica che inizia il romanzo.

Durante la sua prima mostra, il protagonista Davide riceve una telefonata inaspettata che sconvolgerà la sua esistenza: Sofia, l’amica di cui aveva perso i contatti da anni, si è suicidata. Si ripercorre a ritroso la vita del giovane ventenne, contrassegnata da crisi, droga, attacchi di panico, solitudine, da fatti non rivelati per non far soffrire, ma che inevitabilmente verranno a galla portando pesanti conseguenze. Una narrazione che colpisce perché tratta di temi attuali, raccontati dal protagonista come una sorta di lettera rivolta a una persona cara: il compagno Oscar. Davide, che inizialmente appare il personaggio più fragile perché di lui vengono subito alla luce debolezze e insicurezze, si rivelerà un uomo tenace. Dovrà superare ostacoli non indifferenti, in primis i suoi frequenti attacchi di panico che lo metteranno in difficoltà in diverse situazioni. Tali “onde blu”, così vengono definiti, saranno la sua condanna, ma anche la sua forza e gli permetteranno di assumere forme di autocontrollo sempre più forti. Il colore blu ritorna spesso nel romanzo con significati che ripercorrono la tradizione afroamericana, quasi per dare quel tocco cromatico nella scenografia delle vicende e che, se anche immaginato, rende la lettura ancora più immersiva.

 

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Lo stato d’animo di disagio che caratterizza Davide si insinua in gradi differenti nelle vite di tutti i personaggi che prendono parte alla storia. La madre di Sofia che la abbandonerà assieme ai due fratelli Sara e Tommaso, i quali saranno adottati da due diverse famiglie. I genitori di Davide che non riescono ad accettare l’omosessualità del figlio. Lo zio di Davide che irromperà nella storia lanciando forti provocazioni al nipote. Diamante, figlio sedicenne di Sofia, che Davide conoscerà a Londra al funerale della donna. Scontroso e irrequieto lo metterà a dura prova. Oscar, il pianista, che inizialmente appare l’uomo perfetto, sicuro di sé, giudizioso, ma che si rivelerà un uomo debole che sceglie la droga come rifugio, incidendo pesantemente sulla vita del compagno.

Solitudine, incertezza, paura. “L’abbandonatrice” di Stefano Bonazzi

Solitudine, senso di incertezza e paura del cambiamento sono tre aspetti che si intersecano nelle varie vicende narrate e che riflettono il mondo dei giovani.

«Più le cose intorno a noi cambiano, più ci sforziamo di trovare qualche appiglio, qualcosa che rimanga nel tempo, oltre i cambiamenti» – dichiarerà Sofia. Perché ogni cambiamento, seppur voluto, genera nell’inconscio un senso di incertezza e la mente, quasi per preparare un cuscino su cui cadere nel caso in cui il corpo non reggesse il colpo, rievoca ricordi di stabilità.

Davide affronta, Sofia abbandona. Abbandonatrice è l’aggettivo che più le si addice e non a caso è il titolo del romanzo: lascia per paura di essere lasciata, molla prima che gli altri lo facciano per primi. Forse a causa dell’abbandono subito in gioventù prima da parte del padre, poi dalla madre, Sofia preferisce mollare. Pagina dopo pagina il lettore si pone continue domande perché le scelte dei protagonisti a volte risultano inaspettate. Cosa accadrà ora a Davide? Come si comporterà Oscar? Che ne sarà di Diamante? Ma soprattutto chi è il padre di quest’ultimo?

Solitudine, incertezza, paura. “L’abbandonatrice” di Stefano Bonazzi

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Il lettore percepisce quel senso di insicurezza che permea le vite dei protagonisti. Rivivrà i momenti di inquietudine e angoscia, conoscerà i motivi del suicidio di Sofia, ma soprattutto scoprirà il destino di Davide. L’abbandonatrice è un romanzo che incuriosisce e coinvolge emotivamente. Parte da un abbandono fisico che è quello di Sofia e termina con un abbandono della tensione che accompagna il lettore per tutta la narrazione: una sorta di liberazione che genera un respiro di sollievo perché come ricorda la protagonista: «Esistere è resistere. Ogni giorno è uno sforzo immane per resistere».


Per la prima foto, copyright: Tegan Mierle.

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