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Social Book, la biblioteca condivisa

Social bookIl Tropico del Libro è sempre stato un portale particolarmente attivo (e interattivo) per tutto ciò che riguarda le ultime novità editoriali, culturali e letterarie. Già con il progetto di geolocalizzazione Open Culture Atlas si è dimostrato all’altezza del compito di dare una forma concreta e fruibile alle sue idee.

Con un nuovo progetto, ancora in cantiere, l’attenzione del Tropico si sposta sulle biblioteche. In una situazione di crisi piuttosto complessa e altalenante, esse oscillano tra un calo dei servizi offerti all’utenza, per mancanza di fondi, e un paradossale aumento dei punti di prestito, accompagnato, purtroppo, da una diminuzione dei lettori. Il progetto Social Book, pur nascendo da una rete online di contatti, vuole oltrepassare i limiti dei confini telematici per farsi reale, perché, quando si parla di libri e di biblioteche, il rapporto umano e l’incontro tra persone sono importanti.  Prima di tutto, che cosa è Social Book?

È un progetto abbozzato dall’agenzia di comunicazione The Lab e portato avanti da Giancarlo Briguglia. Un social network di prestito di libri tramite cui ogni utente mette a disposizione di tutti la biblioteca personale che possiede in casa. Chiaramente, definire “biblioteca” le poche centinaia di libri possedute dai singoli privati è un’esagerazione, che però ha un senso in questo discorso. È un modo di dare una seconda vita, anche in termini ecologici e di risparmio, a tutti i libri che rimangono inutilizzati sui nostri scaffali. Gli utenti del social network si incontrano in un luogo prestabilito per prestarsi i libri e in questo modo hanno occasione di conoscersi di persona e di allacciare dei rapporti sociali.

In quest’ultimo anno, con scopi diversi, sono nate alcune esperienze affini, come Social Street, il cui obiettivo è stimolare la nascita di legami tra i vicini di una stessa strada di residenza, al fine di instaurare una rete di condivisioni di necessità e conoscenze, per portare avanti progetti collettivi di interesse comune. Precursori di questa idea di socialità e di condivisione letteraria sono stati i progetti di Bookcrossing, di Libros Libres e di supporto alla lettura offerto da piattaforme come 10 righe dai libri o Bookliners. Oltre a questo importante aspetto di socialità, Social Book si propone di attivare una collaborazione fertile con le biblioteche pubbliche. Nel momento in cui queste, per la necessità di dover accontentare tutti, fossero sfornite di certi titoli o di determinate sezioni specialistiche, o, come succede in certe zone e province, fossero assenti o malfunzionanti, Social Book potrebbe rappresentare una soluzione.

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Social bookIl progetto presenta la difficoltà, per gli utenti, di dover catalogare le proprie librerie personali e fidarsi nel prestare dei libri a degli sconosciuti. Diceva Arthur Bloch: «Non si perde mai nessun libro prestandolo, a eccezione di quelli cui si tiene particolarmente». Eppure, i libri sono di certo da annoverare tra gli oggetti che prestiamo poco volentieri. Sarà un fatto da attribuire al loro valore (i libri costano e tanto, anche) o, più probabilmente, alla loro dimensione affettiva e personale, che lega l’oggetto, il contenitore, a tutta una serie di ricordi intimi. Le pagine dei libri sono i nostri campi di battaglia, fin dall’infanzia, sui quali si versano lacrime, acqua, cioccolate calde e riflessioni. Il libro emana una certa sacralità intoccabile, che ci trattiene dal gettare via molti dei testi che, ormai, non abbiamo più la necessità di riutilizzare o di rileggere. Un libro nel cestino della spazzatura ci appare come un abominio e, quindi, preferiamo lasciare tutti quei nostri ricordi nella polvere delle nostre stanze.

Si tratta, tuttavia, di una questione di fiducia e di diffusione della possibilità di conoscere, anche con il supporto delle biblioteche in veste di garanti e supervisori. Social Book è un progetto che s’inserisce in questa nostra indecisione sulla scelta del destino dei libri, proponendo una soluzione alternativa. Nell’antica Grecia, il filosofo Teofrasto liberava dei rotoli in mare, chiusi in delle bottiglie. Erano degli scritti destinati a tutti e a nessuno, alle onde e a mille potenziali lettori, ma accomunati da una semplice idea: è meglio condividere, piuttosto che dimenticare. Ci sono tanti modi per dimenticare e uno di questi è l’abituarsi ai libri che abbiamo relegato negli angoli polverosi, impedendo a molte altre persone di entrare in contatto con loro.Il progetto Social Book ha delle radici del tutto made in Italy, perché non esistono altre realtà analoghe all’estero. Questa ispirazione nostrana è positiva proprio perché, non essendo un modello proveniente da altre situazioni sociali, culturali e geografiche non italiane, ha saputo sviluppare al meglio il senso di un’idea del genere: il punto di forza non sta nell’ampiezza, cioè nel mettere in contatto ad esempio lettori sardi e friulani, ma nella profondità, prendendosi cura dei legami cittadini e di quartiere. 

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