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"Skin", il disagio di sentirsi diversi nell'esordio di Loretta Grace

"Skin", il disagio di sentirsi diversi nell'esordio di Loretta GraceSkin è il primo romanzo di Loretta Grace, nota al grande pubblico come cantante, attrice e star di You Tube, dove riscuotono molto successo i suoi video di make up dedicati alle ragazze che non rientrano negli standard a cui si rivolge il mercato dei cosmetici, impostato sulla pelle bianca e i colori chiari. Esistono anche le ragazze con la pelle scura, vuol sottolineare Loretta Grace, che è diventata un po' l'emblema dei ragazzi italiani dalle origini più disparate.

Zara, la protagonista di Skin, non ha la pelle scura ma capelli rosso fuoco e lentiggini dappertutto, che la fanno sentire troppo diversa dalla media delle sue coetanee. Studentessa svogliata, vive con una madre troppo presa dal lavoro e una nonna invadente, soffre per la mancanza di un padre uscito dalla famiglia quando lei era ancora bambina e pensa di trovare una sua collocazione entrando a lavorare come runner nella compagnia teatrale che sta allestendo il musical Skin. Entra così a contatto con attori e addetti ai lavori, scoprendo un mondo pieno di rivalità e invidie. Nemmeno Liam Nelson, il bellissimo protagonista maschile dalla pelle scura e dalla forte presenza scenica, è immune da problemi e insicurezze, ma grazie a lui Zara imparerà ad accettarsi e a dare una svolta alla sua vita.

 

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Come mai una star del web decide di scrivere un romanzo? Lo abbiamo chiesto a Loretta Grace in questa intervista.

 

Lei è già molto nota nel mondo dello spettacolo ed è seguita da decine di migliaia di persone sui social. Come mai ha avvertito l'esigenza di affrontare il tema della diversità scrivendo anche un libro?

Perchè no? Io adoro comunicare e credo che la comunicazione sia uno dei miei maggiori talenti, per cui penso che attraverso la lettura si possano trasmettere tantissime emozioni: così ho provato, con molta umiltà, a cimentarmi anche nella scrittura.

"Skin", il disagio di sentirsi diversi nell'esordio di Loretta Grace

Zara, la protagonista di Skin, viene descritta come profondamente insicura: si ritiene "diversa", ma una ragazza con i capelli rossi e le lentiggini non è poi così rara. Come mai non ha immaginato una protagonista in cui la diversità fosse più accentuata, e in fondo più plausibile?

Il protagonista maschile è nero, quindi c'è in lui una versione accentuata della diversità, ma Zara ha un tipo di bellezza che in Italia non viene assolutamente rappresentato. A parte Vanessa Incontrada non mi viene in mente nessuno nel mondo della moda o dello spettacolo che abbia i capelli rossi e le lentiggini, soprattutto nella generazione più giovane. Le persone con i capelli rossi che ho conosciuto spesso non si accettano, hanno molti complessi che magari non traspaiono, certi addirittura si tingono i capelli rossi per cambiarsi. Un ragazzo che ho intervistato mi ha raccontato di aver ricevuto un sacco di insulti online per il solo fatto di avere capelli rossi e le lentiggini. Sembrano cose assurde eppure pare che succedano davvero.

 

Quali sono le difficoltà maggiori che ritiene di aver incontrato crescendo in Italia come italiana di seconda generazione?

Sicuramente la difficoltà più grande è quella di mostrare agli altri che non sono diversa da loro. Quando sono al telefono nessuno mi chiede da dove vengo, ma quando mi vedono di persona iniziano a farmi domande, anche a essere indiscreti, e sicuramente è questa per me la cosa più difficile da accettare. La mia famiglia non è nemmeno disagiata, non siamo arrivati su un barcone, ma durante l'adolescenza io e mio fratello avremmo voluto essere bianchi. Da piccolo avresti bisogno di qualche punto di riferimento, ma quando ero bambina non ricordo di aver visto in televisione nessuno che fosse scuro di pelle, a parte Whoopy Goldberg e Naomi Campbell. Oggi per fortuna ci sono molti più riferimenti, tra attori, cantanti, modelle, sportivi...

"Skin", il disagio di sentirsi diversi nell'esordio di Loretta Grace

Pensa che le forme di razzismo verso tutti i tipi di diversità, dal colore della pelle alla disabilità, siano peggiorate rispetto a qualche anno fa?

Trovo che i mass media abbiano contribuito un po' a far aumentare questa sensazione di rabbia che gli italiani autoctoni sembrano provare nei confronti della diversità. Più che razzisti direi che sono xenofobi, perché tendono ad allontanare e a condannare tutto ciò che è diverso da loro, anche se sappiamo benissimo che adesso in Italia nascono quasi solo bambini stranieri. I giovani come me, nati da genitori immigrati, non hanno questo odio perché sono cresciuti in contesti dove hanno assorbito una doppia cultura, mentre è difficile far capire i cambiamenti alle persone di una certa età. Forse le cose andranno meglio quando se ne andranno loro e se ci ritroveremo in un contesto politico migliore. Purtroppo quelli che votano oggi sono soprattutto le persone più anziane.

 

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La campagna social che ha lanciato tempo fa #ilmakeupèpertutti intendeva aiutare ragazze come lei a sentirsi a loro agio, trovando prodotti per il trucco adatti a chi non rientra nei canoni standard adottati dalle aziende di cosmetici per le donne europee. È soddisfatta dei risultati ottenuti da questa campagna?

Assolutamente sì. Il makeup è una disciplina aperta a tutti, anche a tanti maschi piace truccare e truccarsi, così come fa il protagonista maschile del romanzo, ed è giusto che ognuno trovi i prodotti giusti per le proprie esigenze, senza doversi accontentare del meno peggio.Ho dovuto sfondare un po' di porte e litigare con diverse persone, però alla fine sono felice dei risultati ottenuti.

 

A chi consiglierebbe di leggere il suo romanzo?

È una lettura leggera, adatta a tutti, ma specialmente a chi attraversa un periodo in cui ha difficoltà di accettazione, perché ho cercato comunque di affrontare dei temi seri, sia pure all'interno di una storia leggera. Zara racconta tutto in prima persona, per cui credo che un lettore entri facilmente in sintonia con lei, come mi hanno già scritto tanti dei miei follower in rete.


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Per la prima foto, copyright: Erik Mclean su Unsplash.

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