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Siamo tutte un po’ Bridget Jones e amiamoci così come siamo

Bridget Jones, Un amore di ragazzoC’è un po’ di Bridget Jones in ognuna di noi. Ammetterlo è una conquista e, perché no, anche una liberazione. Il modello della donna impeccabile a casa e fuori, in carriera e in amore, con la messa in piega perennemente in tiro e la manicure a mani e piedi, forse andava di moda negli anni Ottanta, ai tempi di Dallas e della Milano da bere. Per fortuna ci ha pensato Helen Fielding, con la sua trilogia, a proporci un modello di donna più “normale”, che non ha niente a che vedere con il quartetto di splendide di Sex and The City, firmato da Candace Bushnell. È arrivata Bridget, la paffutella, a salvare noi comuni mortali. Io sono stata salvata da Bridget, che chiamo così in confidenza, quasi fosse un’amica vera, negli ultimi sei mesi di università, alle prese con un esame e la tesi da scrivere: in preda allo stress e alla stanchezza, ho divorato i romanzi della Fielding arrivando fino a notte fonda, ridendo a crepapelle da sola e riacquistando la serenità.

Il terzo capitolo della saga della strampalata giornalista Bridget Jones, Un amore di ragazzo, pubblicato in Italia da Rizzoli nella traduzione di A. Di Meo, prosegue con lo stesso stile, ritmo e impronta di sempre. Le lettrici affezionate possono stare tranquille e fare un sicuro investimento: quello che la Fielding ha sempre promesso con i romanzi precedenti (Il diario di Bridget Jones, 1995; Che pasticcio Bridget Jones, 1999), interpretati sul grande schermo da Reneè Zellweger, Hugh Grant e Colin Firth, viene mantenuto anche questa volta. Jones è l’inguaribile pasticciona di sempre, alle prese, però, questa volta, con due bimbi, nati dal matrimonio con lo splendido Darcy che, nel frattempo, è passato a miglior vita. La cinquantenne Bridget – è passato già così tanto tempo? – si trova ad affrontare i problemi, i dilemmi e le difficoltà quotidiane di mamma, di donna tornata a essere “single”, di giornalista alle prese con i social network, di cui vuole apprendere i segreti per essere al passo con i tempi e per sentirsi sempre una con quindici anni in meno. «Ma il Dalai Lama twitta personalmente o delega tutto al suo assistente?». E ancora «È giusto mentire sull’età quando sei a caccia di appuntamenti on-line?».

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Helen FieldingIl successo di Bridget Jones sta proprio nella sua disarmante normalità, capace di suscitare gag e ilarità e di generare quell’identificazione che ce la fa rendere subito simpatica, in quel rasserenante effetto terapeutico che dissipa ogni malumore. Chi non si è mai trovata in panne davanti a una ceretta all’ultimo momento o in imbarazzo per una gaffe in pubblico? Anche quando si trova alle prese con il toy boy con venti anni in meno, come sempre più spesso accade nella società di oggi, Bridget ritrova quella freschezza e quella spontaneità che le avversità della vita non sono riuscite ad abbattere. E in fondo, anche noi, possiamo meritarci la felicità che sogniamo, senza essere delle modelle, coccolandoci quel po’ di grasso superfluo che proprio non riusciamo a eliminare.

Un amore di ragazzo si conferma, dunque, un successo della narrativa per ragazze, ribattezzata chick-lit, ma che presenta sicuramente una marcia in più rispetto all’esercito di romanzi concorrenti presenti sugli scaffali delle librerie e dei supermercati. Consigliabile anche a chi non ha letto i precedenti, è specchio dei tempi che stiamo vivendo, cui non serve addentrarsi in approfondite analisi sociologiche, e merita un posto sul nostro comodino per andare a dormire con quel sorriso che la Fielding sa sempre come strapparci.

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