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Senza perdere il candore. “Ami”, il primo romanzo di Edoardo Erba

Senza perdere il candore. “Ami”, il primo romanzo di Edoardo ErbaLeggere Ami, di Edoardo Erba (appena pubblicato da Mondadori), significa intraprendere un viaggio nelle cattiverie e nelle indifferenze del mondo in compagnia dell’eponima protagonista, che dal Marocco raggiunge l’Italia dove inizia a vivere la sua nuova, ennesima esistenza.

Ami ha solo quattordici anni quando scappa di casa con un ragazzo bello e ricco, che immagina essere l’amore della sua vita e che subito l’abbandona, è giovanissima quando incomincia – lasciandoseli presto alle spalle – lavori fuori dalle mappe della normalità, tutti nominati con dispregiative parole straniere. Sarà prostituta, ancella, pastora, contrabbandiera. Partorirà il figlio del suo unico amore fra i sassosi pascoli delle montagne dell’Atlante, fuggirà in Spagna a bordo d’una delle tante imbarcazioni della disperazione e della speranza di cui sono cariche le cronache dei nostri giorni, attraverserà strade senza nome nascosta dentro camion freddi come iceberg, raggiungerà l’Italia, Ospedaletti, Sanremo, fino a giungere a Roma, dove il suo adorato figlio Majid Ricardo (cognome rubato a un morto in terra di Spagna) crescerà, abbandonerà la scuola, si darà a una causa oscura e infine, dopo una discesa morale e fisica nel baratro più fosco, tornerà a nuova vita, regalando vita agli altri.

 

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È tutta qui, la densa storia di Ami, questa eroina del nostro presente, che valica la geografia e la storia del Mediterraneo con una leggerezza alla Voltaire che non l’abbandonerà mai, e che sarà la cifra del suo modo di affrontare e abitare il mondo.

«Per fortuna le onde erano basse, perché a ogni onda un po’ d’acqua entrava dentro e si era formata una specie di ondina sul fondo del canotto che ci bagnava il sedere. A me non dava tanto fastidio, ma i ragazzi erano preoccupati. E a un certo punto uno seduto sul bordo ha chiesto se negli zaini qualcuno aveva una pentola per ributtare l’acqua in mare. E diverse persone hanno tirato fuori dei pentolini, e ce li siamo passati per farli arrivare a quelli che stavano davanti e di dietro, così quando l’ondina arrivava davanti, quelli davanti cercavano di buttare fuori l’acqua, e quando arrivava dietro, quelli dietro facevano lo stesso. […]

Più andavamo avanti, più i ragazzi che remavano aumentavano il ritmo, più quelli col pentolino buttavano fuori acqua. A un certo punto uno dei ragazzi seduti sul bordo, che aveva un testone di capelli ricci, ha cominciato a dire che secondo lui il canotto si stava sgonfiando, che prima era più duro e adesso lui col sedere sentiva che ci affondava.»

Senza perdere il candore. “Ami”, il primo romanzo di Edoardo Erba

Va così, Ami, di Edoardo Erba, un po’ seguendo la lezione del grado zero della scrittura, un po’ omaggiando la letteratura che s’immagina scritta da chi ha meno cultura del lettore a cui si rivolge, una malia che parte come minimo da Huckleberry Finn di Mark Twain, il libro dal quale, almeno secondo Hemingway, ha avuto inizio il romanzo americano moderno, giovane Holden compreso.

Forse la soluzione narrativa, per raccontare una storia così dolorosa e felice, non poteva essere che questa: una scrittura semplice e diretta, senza fronzoli e poche figure retoriche, e una voce sincera, al confine dell’ingenuità e del candore, nonostante le sue esperienze siano tutt’altro che facili, scontate o limpide.

«I mesi che sono venuti dopo che Majid è scappato sono stati i più brutti. Passavo le notti a piangere. Pensavo alla mia mamma, a quando ero scappata io. E certe notti mi sembrava di essere lei che piangeva per me e non io che piangevo per Majid. Non dormivo. Cioè, dormivo, ma poco e continuando a pensare anche quando sognavo. Mi svegliavo spaventata, con la paura di una brutta notizia. Invece non succedeva niente. Ero stata alla polizia. Non volevo andarci, perché pensavo: adesso lo cercano come si cerca un delinquente, ma Makid non è un delinquente.»

 

Come scrive l’autore nella nota finale, questa storia ha radici lontane, almeno nelle intenzioni originarie. È una storia che nasce dopo gli attentati al giornale satirico francese «Charlie Hebdo», quando avere dei pensieri di risentimento contro gli islamici, contro tutti gli islamici, era piuttosto facile.Forse era anche di moda.

«Sapevo che erano pensieri sbagliati,» scrive l’autore, «che era proprio quello che i terroristi volevano ottenere, e mi sono detto: l’unico modo che hai per rovesciarli è entrare nel cuore di un islamico.»

Senza perdere il candore. “Ami”, il primo romanzo di Edoardo Erba

Questa prima prova narrativa di Edoardo Erba, artista noto per la sua ampia produzione teatrale e televisiva, è un viaggio nel cuore di un islamico attraverso il cuore e la vita d’una donna islamica, a cui accade tutto quello che potrebbe accadere a quelle e alle nostre latitudini.

 

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Ami, di Edoardo Erba, è questo: un libro scritto bene e un viaggio nello e dello stupore. Nel cuore della persona che sta raccontando la storia, nel cuore di tutti noi che la stiamo ascoltando. A cui è richiesto di non dimenticare alcuna lezione: nemmeno quella del presente in cui viviamo, del quale potremmo essere tentati di sottovalutare gli insegnamenti.


Per la prima foto, copyright: Mohamed Nohassi su Unsplash.

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