Come leggere un libro

Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Senza lavoro a cinquant’anni, ecco come ci si sente “Fuorigioco”

Senza lavoro a cinquant’anni, ecco come ci si sente “Fuorigioco”Nel gioco del calcio, il giocatore in “Fuorigioco” è fuori posto. La stessa sensazione di inadeguatezza viene provata da chi a cinquant’anni perde il proprio lavoro. Ritrovarsi disoccupati a metà del proprio cammino di vita vuol dire vedere vanificato tutto quello che si è cercato di costruire fino a quel momento. Carlo Benso, autore di opere teatrali e sceneggiature cinematografiche, ha intitolato proprio “Fuorigioco”, la sua opera prima.

La pellicola, prodotta da RIO Film e distribuita da STEMO PRODUCTION, sarà dal 3 giugno al cinema. Si tratta di una produzione indipendente, di un’autoproduzione, in cui il regista, gli attori e tutti coloro che sono stati coinvolti nell’impresa hanno messo passione e zelo, con l’intento di voler trasmettere un messaggio forte su un tema attuale, trattato in modo superficiale dai media. Il protagonista, Gregorio Samsa, un manger di azienda sui 55 anni, viene licenziato e da un giorno all’altro si ritrova privato del suo ruolo nella società. Ogni mattina si sveglia e, guardandosi allo specchio, non si riconosce più come se insieme al lavoro avesse perso anche se stesso. Una storia dei nostri giorni, in grado di raccontare la metamorfosi interiore di un uomo, vittima di una mentalità sociale che impoverisce la persona in quanto tale.

Il tema della perdita del lavoro viene affrontato da un punto di vista sociologico e psicologico: la crisi non è solo economica ma dell’intero sistema sociale. Il regista, Carlo Benso, introduce così il suo lavoro: «Il film racconta di quello che ti succede quando ti viene tolto il tuo posto nel mondo, il tuo ruolo. Non a caso il protagonista si sente vittima di un complotto, primo segnale di un percorso nevrotico, quasi di una psicosi. La scintilla è il fallimento. È come se tutto quello che hai fatto non sia servito a nulla. Del resto la cronaca parla chiaro: chi si suicida non è l’impiegato o l’operario, è quasi sempre un imprenditore o un dirigente con un ruolo di responsabilità, che privato del suo lavoro si considera un fallito».

Abbiamo incontrato il regista in occasione di un’anteprima presso la Casa del Cinema di Roma. 

 

Il titolo Fuorigioco non è casuale, rimanda alle regole del gioco del calcio. Cosa significa nello specifico, riferito al film?

Nel gioco del calcio il fuorigioco significa che tu puoi anche segnare il goal ma non vale nulla: sei fuori dal gioco. Il giocatore è bloccato in quella posizione senza essere in grado di andare avanti e indietro e la partita si ferma. Lo stesso accade al protagonista del film nel momento in cui viene licenziato.

 

Il nome del protagonista, Gregorio Samsa, è identico a quello del protagonista della Metamorfosi di Kafka. La scelta è nata insieme all’idea del film oppure è successiva?

Si, l’idea è venuta in fase di scrittura. Volevo agganciarmi a un personaggio che fosse un simbolo e il Gregorio Samsa della Metamorfosi di Kafka rendeva bene la mia idea: una mattina si sveglia e non si riconosce più, essendosi trasformato in uno scarafaggio. Mi interessava sottolineare la metamorfosi. Avevo anche pensato di riprendere due insetti per rendere chiaro il concetto, poi ho lasciato perdere.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Leggete le nostre pubblicazioni

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Senza lavoro a cinquant’anni, ecco come ci si sente “Fuorigioco”Perdere il lavoro coincide con la perdita del ruolo sociale che si riveste nella società, in cui il valore di un uomo è determinato da quello che rappresenta ed è riuscito a realizzare. Secondo Lei, esiste una strada per modificare queste erronee convinzioni che ci portano a perdere il controllo di noi stessi nel momento in cui vengono a cadere le nostre sicurezze?

Dovremmo avere più considerazione di noi stessi come persone. Io sono un regista, vivo del mio lavoro e continuerò a farlo, ma non posso ridurre la mia vita al lavoro! Devo allontanarmene! Se dovessi fallire, non avrei sostegno. Il tuo lavoro è il frutto della tua vita e non viceversa. Per prima cosa sono una persona e se riesco a realizzare quello che voglio va bene, tuttavia, al primo posto vengo io come essere umano, non per il ruolo che rappresento. Quello che deve cambiare è la nostra mentalità, la nostra cultura, che è lentissima. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia è andata avanti e non siamo rimasti così indietro da fare fatica a metterci al pari.

 

Un uomo senza lavoro ha davanti a sé intere giornate da riempire, alle quali dare un senso e un significato. Il protagonista del film è un manager di 55 anni. Secondo Lei, un giovane laureato e disoccupato in cerca di una strada prova la stessa di sensazione di frustrazione oppure ha maggiori possibilità di non cadere nel vortice depressivo?

No, questo non posso dirlo. Il giovane vive di speranze frustrate e delusioni. L’anziano a livello lavorativo ha una frustrazione diversa e su di lui pesa il passato. Diversamente il giovane non ha un passato ma ha un futuro incerto e nebuloso. Entrambi si sentono impotenti nel cambiare le loro situazioni.

 

Crede che responsabile dei numerosi suicidi degli ultimi anni sia la sola crisi economica oppure è colpa di tutte quelle convinzioni sociali, quali il detto “volere è potere”, che ci hanno portato a credere che se non ottieni un risultato non vali nulla?

Questo ce lo inculcano fin da bambini. Tuttavia, c’è chi ce la fa e chi no! Volontà è potere! Si, io sono riuscito a fare un film ma non è questa la strada. La volontà non basta. Siamo cresciuti con una mentalità sbagliata e dobbiamo cercare di cambiarla per non cadere nel baratro.

 

Ho trovato positivo il personaggio della moglie del protagonista. Anche se Gregorio sembra essere cieco e sordo alle sue attenzioni e alle sue ripetute parole di amore e di stima. E’ come se cercasse aiuto ma in realtà non lo volesse. Perché?

Perché la depressione è così. Il depresso non vuole essere distratto dal suo dolore. Se riuscisse a non pensare al suo problema sarebbe guarito dalla sua ossessione, dal suo vuoto interiore. Riuscire a tirarlo fuori dal tunnel è un’impresa.

 

Quindi, il film descrive la crisi dell’essere umano più che la crisi economica?

Non viviamo solo una crisi economica in cui se riusciamo a salvare la Grecia, l’Italia e la Spagna dal default ci salviamo tutti. La nostra è una crisi epocale. Se non cambia il nostro modo di pensare si può solo sprofondare. Io e Toni Garrani (nel ruolo del protagonista) abbiamo messo in campo le nostre frustrazioni e insoddisfazioni, rispettivamente di regista e attore, nascondendoci dietro una metafora. Sono un registra teatrale e racconto storie partendo dalle esperienze vissute ma facendo sempre uso di metafore: nessuno sarebbe interessato alla vicenda di un singolo, la metafora mi aiuta a trasmettere al pubblico il messaggio che mi propongo di veicolare.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.