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“Segreti e ipocrisie”, il nuovo appuntamento con Sveva Casati Modignani

“Segreti e ipocrisie”, il nuovo appuntamento con Sveva Casati ModignaniSegreti e ipocrisie (Sperling&Kupfer, 2019) è il titolo dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani, che come ogni autunno offre una nuova storia al suo folto pubblico di fedeli lettrici e lettori. Questa volta la scrittrice milanese riprende l’ambientazione e i personaggi del precedente romanzo Festa di famiglia (Sperling&Kupfer, 2017) e continua a raccontarci le vicende di quattro amiche – Maria Sole, Carlotta, Andreina e Gloria – che negli ultimi giorni dell’anno si ritrovano ad affrontare una serie di problemi cruciali.

Maria Sole ha appena scoperto che il suo matrimonio era stato costruito sull’inganno e deve ricostruire una nuova vita per sé e per il figlio, Andreina ha deciso di portare a termine da madre single una gravidanza inaspettata, Gloria scopre la fragilità di un rapporto che credeva solidissimo, Carlotta è indecisa se fidarsi o meno di un uomo.

Tutte e quattro, in definitiva, vivono delle esistenze in cui il peso di segreti taciuti e di molte ipocrisie costruite attorno a essi è notevole, ma ciascuna di loro sarà in grado, anche grazie alla solidarietà e all’affetto delle amiche, di affrontare la realtà, per quanto impegnativa e perfino sgradevole possa essere.

 

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Tornano anche in questo romanzo i temi prediletti di Sveva Casati Modignani: l’ambientazione nella buona borghesia milanese, la forza dei legami familiari, l’amicizia e il sentimento. E come ogni anno, la scrittrice ha incontrato i blogger per rispondere alle nostre domande.

 

Segreti e ipocrisie parte dove finiva Festa di famiglia, e questa è la prima volta che lei scrive il seguito di un suo romanzo. Come mai?

È nato per caso. Alterno da anni un romanzone più corposo a una storia più breve. Quando ho iniziato la storia delle quattro amiche, che faceva parte di quelle brevi, a un certo punto mi sono accorta che dovevo chiuderla, ma avevo dato spazio solo a una delle quattro, Andreina. E le altre? E le questioni rimaste aperte? Inevitabilmente è nato un seguito, poi ce ne saranno anche un terzo e un quarto, uno per ogni protagonista. Ma non era un’operazione voluta, è arrivata per caso.

“Segreti e ipocrisie”, il nuovo appuntamento con Sveva Casati Modignani

Pensando a tutte le donne che lei ha raccontato nel corso della sua lunga carriera, mi chiedevo: come si fa a raccontare ogni volta donne così diverse? È vero che la natura femminile ha infinite sfaccettature, però è anche vero che ogni autore magari mette qualcosa di sé nei personaggi, e aumenta anche il rischio di ripetersi. Come nascono quindi le sue donne?

Non lo so. Adesso sto molto con i giovani perché le carampane della mia età mi immalinconiscono e ascolto le loro storie, i loro linguaggi. Osservo il loro modo di vivere e di comportarsi di fronte ai problemi della vita, al lavoro, alle relazioni sentimentali e parentali. Se devo fare un confronto tra la mia biografia, che è quella di una donna cresciuta ancora secondo schemi ottocenteschi e vittoriani, e le donne di oggi, provo tanta invidia: beate loro che vivono molto meglio! Qui, in particolare, volevo raccontare l’importanza dell’amicizia tra donne: io sono cresciuta in un tipo di civiltà che desiderava mantenere le distanze tra le donne rendendole aggressive tra loro. Non c’era nessuna fiducia nella donna, ma solo negli uomini. Le donne erano percepite come inferiori, quindi loro stesse si fidavano più degli uomini che delle altre donne: si andava da un medico maschio, si votava un candidato politico maschio. Quand’ero giovane non c’erano quasi donne in parlamento.

Invece di mettersi le dita negli occhi, le donne dovrebbero imparare a fare squadra come gli uomini, perché la squadra ti rafforza. L’idea di partenza era la solidarietà, con quattro caratteri diversi che sono nati dalle storie che ascolto dalle mie nipoti e dalle loro amiche.

 

Mi ha incuriosito il titolo e volevo sapere perché è stato scelto proprio per questo romanzo, dato che segreti e ipocrisie, in fondo, sono dei temi costanti nei suoi romanzi, perciò avrebbero potuto chiamarsi così anche altri usciti in precedenza.

Qui più che mai c’è la volontà di nascondere delle verità che alla fine sarebbero normali, banali. La moglie che tradisce il marito e viceversa non è una novità per nessuno, però la famiglia in questione ha una rispettabilità da ostentare ed è ancorata al perbenismo imperante. Maria Sole e suo fratello Filippo crescono in una famiglia che è piena di ombre, di segreti, di cose non dette. Il perbenismo impedisce di accettare la diversità del marito di Maria Sole, che madre e suocera non arrivano a comprendere. Per loro è un sacrilegio ammettere l’esistenza dell’omosessualità, che non è una malattia ma una condizione normale come l’eterosessualità.

 

Le protagoniste vengono da quattro mondi, età e livelli sociali diversi, però a un certo punto si ritrovano più o meno nella stessa condizione sociale e lavorativa. C’è davvero tra le donne una volontà di coltivare amicizie che uniscano età diverse?

Non sono poi così diverse, perché una donna di trent’anni e una di quarantaquattro oggi sono quasi coetanee. A una certa età le differenze non sono più così rilevanti. Unendosi si rafforzano, spalleggiandosi ma anche criticandosi. L’amicizia tra donne è bella, quando è vera. Gli uomini sono molto più grezzi e superficiali, danno per scontato che ci sia un’amicizia anche con persone che conoscono poco, mentre le donne pretendono qualcosa di più profondo.

“Segreti e ipocrisie”, il nuovo appuntamento con Sveva Casati Modignani

Perché le donne fanno ancora fatica a instaurare dei rapporti d’amicizia sinceri?

Sì, ci sono tante gelosie e invidie, soprattutto negli ambienti lavorativi. Se invece le donne si coalizzassero ne avrebbero tutte dei grandi vantaggi. L’invidia è un sentimento costruttivo se sai usarlo bene, ma paghiamo il conto di un’educazione tramandata dai secoli per mettere le donne una contro l’altra.

 

Tutte le sue protagoniste, oppure le loro madri, partono da un ceto sociale non altissimo e poi, con la voglia di fare e con la tenacia raggiungono grandi obiettivi. Però è anche vero che hanno quasi sempre la fortuna di incappare in qualche principe azzurro: è una forma di incoraggiamento?

Certo, potrei anche raccontare la storia di un uomo e una donna nati nella ricchezza e poi caduti in miseria, ma poi finirei per intristirmi: io devo vivere per mesi in compagnia dei miei personaggi e devo tenermi su il morale.

 

Lei che messaggio vuole trasmettere alle giovanissime, quelle che in questi giorni scendono in piazza per il clima? Crede che possano rispecchiarsi in qualcuno dei suoi personaggi?

Di messaggi non ho mai voluto trasmetterne: se chi legge le mie storie ne trova qualcuno mi fa piacere, ma io mi rifiuto di dare consigli perché penso che ognuno di noi sia bravissimo a sbagliare in prima persona senza l’aiuto degli altri, e deve essere libero di fare le proprie scelte ragionando con la sua testa.

 

Lei scrive e pubblica dagli anni Ottanta. Come crede che sia cambiato il suo modo di scrivere da allora ad oggi? È cambiato qualcosa da quando scriveva con suo marito?

La modalità è sempre la stessa. Racconto i personaggi come sono oggi e poi torno indietro a raccontare da dove vengono, com’è stata la loro storia. Anche in principio ero solo io a scrivere, mio marito si limitava a criticare e a suggerire modifiche. Da quando non c’è più lui ho comunque la mia editor, Donatella Barbieri, con cui lavoro da tanti anni ed è lei a darmi suggerimenti. Chi scrive ha bisogno di qualcuno che legga, giudichi e suggerisca, anche se ci sono autori che rifiutano i consigli degli editor pensando di essere bravissimi in prima persona. Io penso che si facciano del male.

“Segreti e ipocrisie”, il nuovo appuntamento con Sveva Casati Modignani

Nel libro viene citato un romanzo di Rosa Teruzzi, che tra l’altro ha dato il nome Cairati (il vero cognome della scrittrice) alle sue protagoniste. In generale, che cosa legge?

Con Rosa Teruzzi siamo amiche e ci facciamo questi piccoli scherzi.

Io sono onnivora: leggo di tutto, ma in prevalenza gialli, polizieschi. Camilleri è morto lasciandomi nel dolore perché adesso so che ci sarà ancora solo un libro che chiuderà la saga di Montalbano. Mi è mancato tantissimo anche Simenon.

I polizieschi sono i libri che mi fanno rilassare la sera prima di dormire, anche se può sembrare paradossale rilassarsi leggendo di omicidi. Non ho amato troppo il commissario Ricciardi di De Giovanni, mentre mi piace molto la serie dei Bastardi di Pizzofalcone.

 

Negli anni si è affezionata a un personaggio che ha creato più che ad altri?

No, li amo finché li racconto, ma quando la storia finisce ci diciamo addio e io parto per un’altra avventura.

 

Lei ha detto che certi personaggi e situazioni vengono da storie che le sono raccontate da persone reali. Come bilancia suggerimenti reali e finzione narrativa?

Lo scrittore filtra sempre la realtà e la manipola secondo i propri schemi.

 

E lei quanto manipola?

Io so che quando racconto un personaggio capita che alcuni vi si riconoscano, altri pensano di essere loro e invece non lo sono.

 

C’è una domanda che non le hanno mai fatto nelle numerosissime interviste e a cui sarebbe stata contenta di rispondere?

No. Io non ho molto da dire, ma quello che ho da dire lo metto nei libri.

 

Come si trova a essere una celebrità, ad esempio se la riconoscono per strada?

Se capita che qualcuno mi chieda per strada se sono la scrittrice, rispondo che sono la sorella gemella. Forse sarei più famosa se vivessi a Napoli, ma a Milano succede di rado che mi riconoscano.

 

Quanto le piace raccontare Milano nei suoi libri?

In realtà mi piace raccontare di tutto, perché io scrivo divertendomi.

 

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Non vedrebbe bene queste sue protagoniste in una serie tv o sul grande schermo?

Il piccolo e il grande schermo non sono il mio linguaggio. Io scrivo narrativa, non conosco il linguaggio cinematografico, per cui la scelta non spetta a me. Una volta hanno sceneggiato, e anche bene, un paio di miei romanzi, Disperatamente Giulia e Donna d’onore e ho visto volentieri gli adattamenti televisivi, ma non è il mio lavoro.


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Per la prima foto, copyright: Priscilla Du Preez su Unsplash.

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