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“Segnali di fumo” di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri, Segnali di fumoSegnali di fumo, edito da Utet, raccoglie 142 brevi pensieri di Andrea Camilleri. Il celebre papà di Montalbano, arrivato alla veneranda età di 88 anni, con questo testo ha deciso di rivelare una parte del suo mondo. Si tratta di una raccolta degli scritti comparsi nel corso del 2012 sulla prima pagina della Domenica del «Sole 24 Ore», all’interno della rubrica Posacenere, integrati da un centinaio di altri fugaci pensieri riguardanti temi come la cronaca quotidiana, la politica e la letteratura che si intersecano intimamente con i ricordi d’infanzia.

Il testo, attraverso una serie di considerazioni e intuizioni spesso memorabili, presentate sotto forma di barriere protettive che non possono altro che cadere di fronte alle esigenze della Storia – come quella che collega la vicenda di una zia proprietaria di una pistacchiera al fenomeno migratorio – conferma la lucidità di uno dei maggiori scrittori italiani e la sua capacità di raccontare l’Italia molto meglio di quanto non facciano tanti articoli di giornale. Una capacità veicolata tramite ricordi e aneddoti, oltre che semplici aforismi, in grado di far capire l’evoluzione di una Nazione perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. Una evoluzione che in fondo coincide con quella vissuta personalmente dallo stesso Camilleri, diventato comunista ad appena 17 anni a dispetto di un mondo (compreso quello familiare) permeato di fascismo, nel quale la maturazione avveniva a costo di sofferenze anche fisiche, nella totale solitudine e sulla scia di opere di scrittori come Malraux e Vittorini.

Tra i “segnali di fumo” di Camilleri figurano una serie di riflessioni su quanto visto di recente in Italia e sulla perdita di civismo che ha caratterizzato le ultime vicende politiche del nostro Paese. Si tratta di valutazioni nelle quali è rintracciabile la lucidità di una persona che ha potuto sfruttare la propria abilità di scrittore per analizzare un Paese ove gli equivoci si sprecano, talvolta creati ad arte da classi dirigenti spesso inadeguate. Basti pensare, per esempio, alla diffusa convinzione legata all’idea secondo la quale il politico debba essere giovane anagraficamente anche a costo di risultare poco esperto nella pratica, idea sempre più popolare in un Paese che ha forse dimenticato l’enfasi posta sulla gioventù nel corso del ventennio di Mussolini. Un pensiero, questo, avversato da Camilleri in nome di quell’esperienza che piuttosto dovrebbe essere valorizzata al meglio, invece di essere messa da parte come un bagaglio privo di valore. Tra una boccata di fumo e l’altra, lo scrittore siciliano conduce il lettore in un viaggio che in alcuni momenti raggiunge vette narrative altissime, introducendo personaggi come Charles De Gaulle, Franz Kafka, Raúl Alfonsín, Enrico Berlinguer e molti altri, tutti raccontati con un linguaggio volutamente semplice ma in grado di non ridurre la complessità alla stregua di un mero bozzetto. Una semplicità che riesce anche a fare giustizia degli orrendi misfatti compiuti sul corpo della nostra lingua dall’avvento di un nuovo modo di parlare, in cui sono diventati abitudine termini e neologismi tali da costituire un attentato a stile e buon senso. Non mancano poi agili riflessioni su temi di stretta attualità come il femminicidio, l’importanza delle nuove tecnologie e di Internet, dalle quali trapela la capacità di tenere conto della realtà circostante di uno scrittore che non manca mai di collegare le sue opere alla vita di ogni giorno, come ben sanno i tanti appassionati del commissario Montalbano.

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Andrea CamilleriA primo impatto, la scelta da parte dell’autore di ridurre il suo pensiero a semplici pillole, spesso e volentieri fulminanti, potrebbe provocare una certa sorpresa nel lettore, soprattutto in quello che ha già avuto modo di saggiare la complessità della sua scrittura. A questa prima reazione, però, ne segue subito una seconda di vero e proprio piacere, suscitata dalla constatazione del fatto che, nonostante l’agilità, non avviene alcun sacrificio rilevante sul piano della chiarezza, la quale viene anzi ulteriormente esaltata senza scadere nella superficialità o nella banalità. Segnali di fumo si trasforma così in una vera e propria prova di virtuosismo, nella quale la lingua viene plasmata e asciugata in modo da offrire al lettore una serie di riflessioni in grado di arrivare al punto senza inutili digressioni; uno stile che continua a nutrirsi del linguaggio parlato, attingendo alla realtà sino a sembrare una sorta di dialogo tra scrittore e lettore. Una simile scelta potrebbe essere fonte di insoddisfazione per chi sperava di trovare in questo saggio un riassunto più esaustivo dell’universo di uno dei maggiori scrittori italiani degli ultimi decenni, causando una piccola delusione scaturita più che altro dalla voglia di non perdere il filo dei ricordi che accompagna e guida il lettore pagina dopo pagina. Il testo riesce a riproporre ancora una volta al meglio la figura di Andrea Camilleri, a dispetto di una scelta editoriale, quella riguardante la struttura, che avrebbe potuto essere oggetto di maggiore cura, magari cercando di contestualizzare i pensieri o raggruppandoli per aree tematiche. Un piccolo difetto che comunque non preclude il piacere di leggere Segnali di fumo, opera ultima che potrebbe essere interpretata come una sorta di saluto del grande autore siciliano.

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