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“Se nessuno sa dove sei” di Laura Bonaiuti: l’amore che risveglia l’istinto alla vita

“Se nessuno sa dove sei” di Laura Bonaiuti: l’amore che risveglia l’istinto alla vitaSe nessuno sa dove sei è il romanzo d’esordio di Laura Bonaiuti (Piemme), un esordio che, più che a un innesto per il futuro, assomiglia all’approdo di esperienze e riflessioni, indagini, stimoli assecondati con una consapevolezza e una maturità che contendono all’autrice, appena ventiduenne, il diritto alla leggerezza e alla spensieratezza dei suoi anni.

D’altra parte, Alba, la protagonista, è a sua volta prima una bambina e poi una giovane donna a cui la vita sembra aver negato la possibilità di vivere la propria giovinezza nella declinazione lieta e fiduciosa che quegli anni dovrebbero trasmettere. La morte, precoce e drammatica, del padre e il conseguente frantumarsi dell’equilibrio psichico materno la costringono a un agro distacco dalla banalità del quotidiano. Le giornate di Alba si dividono tra la clinica dov’è ricoverata sua madre, il lavoro in un’impresa di pulizie e quello nel pub di un vecchio amico del padre, moltiplicando i gradi di deprivazione di ogni forma di umanità. Ogni cosa è come bloccata in una dimensione di inviolabile alterità, una roccaforte di assenze, distanze, omissioni. Ma se quella roccaforte è il cuore di una donna, allora, non importa quanto ben equipaggiato sia, o addirittura armato, è più che verosimile che celi, da qualche parte, una crepa. E basta agire su di essa per preparare l’attacco, abbattere le difese e occuparlo con la forza di reagire all’ostinazione del destino e rinascere. 

Lo stile, da parte sua, investe molte risorse – ma sempre con ineccepibile equilibrio – nella costruzione plastica del periodo, rigoroso nei rapporti metrico-eufonici, accurato nel ritmo narrativo. E queste sono solo alcune delle argomentazioni che possiamo portare a credito di questo romanzo e della sua autrice.

 

Chi è Laura Bonaiuti, cosa desidera condividere di sé, della sua vita, delle sue emozioni, di questo esordio e delle aspettative per il futuro con i nostri lettori?

Laura Bonaiuti è una ragazza normale, una persona che arrossisce se le si fa un complimento, che si imbarazza alla prima esperienza pubblica, una persona che ha messo al centro della propria vita la scrittura per un puro caso, perché ha conosciuto le persone giuste e queste persone si sono innamorate del mio libro. A cinque anni componevo canzoni, anche se il vero esordio lo considero il momento in cui ho inviato una lettera a Umberto Galimberti per la sua rubrica all’interno de La Repubblica delle Donne. Ecco, quello è stato il momento in cui ho capito che le parole scritte, stampate, erano quello che volevo; volevo essere letta, volevo che le persone parlassero con me, interagissero con me. Lì ho capito che la scrittura era il mio futuro. In seguito ho intrapreso un percorso da giornalista per una piccola testata on line dove, però, si lavora sodo e che mi permette di stare a contatto con le persone – una cosa che amo. Ho grandi progetti in testa, forse troppo grandi, legati soprattutto al giornalismo. Dalla scrittura invece non mi aspetto molto, solo di continuare a scrivere perché mi fa stare bene, perché non riesco a non farlo, è un’urgenza che non riesco a eludere. Questo libro nasce non da una mia vicenda personale ma dalle storie di tutti, dalle storie delle persone che ho incontrato, per questo ci sono molto affezionata.

“Se nessuno sa dove sei” di Laura Bonaiuti: l’amore che risveglia l’istinto alla vita

Lei ha frequentato un corso di scrittura creativa. Oggi i corsi di scrittura sono tanti e non sempre è facile distinguere il confine tra prodotto di consumo e valido servizio, supporto, insegnamento. Ci racconti la sua esperienza, quanto è stata importante e utile per arrivare a questo esordio e rafforzare quel talento innato, e la sua passione per la scrittura?

Con i corsi di scrittura ho sempre avuto un buon rapporto; li vedo come un’opportunità, un modo per fare esperienza e acquisire nuove idee. Ma un corso è valido quando ti incoraggia, quando ti fa capire se vali o meno qualcosa e ti aiuta a produrre qualcosa di positivo. Sono stata anche nei circoli letterari, la cui importanza, almeno secondo me, è solo relativa perché in un confronto tra pari livello, e senza la mediazione di un docente, viene meno la percezione del proprio lavoro, e scrivere per scrivere, senza comprendere eventuali errori e cercare di migliorarsi, non è molto produttivo. E sì, concordo, non tutti i corsi offrono un valido supporto, ma questo – purtroppo – lo si sa solo dopo. Fortunatamente per me ho sempre trovato corsi buoni, invece.

 

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In Se nessuno sa dove sei affronta un tema come la depressione con delicatezza e allo stesso tempo senza ipocrisie, con sensibilità ma senza fare sconti alla drammaticità di questa condizione umana. Due domande. La prima: il perché della scelta di questo tema; la seconda: se uno dei compiti (o forse degli oneri?) della letteratura è di illuminare anche gli interstizi più oscuri della realtà e far sentire meno soli chi in quegli interstizi ci vive, cosa si augura che il suo romanzo trasmetta al lettore riguardo questo argomento, in realtà sempre più diffuso ma per molti ancora tabù?

 

Ho deciso di affrontare questo tema perché ho conosciuto, per vie traverse, una persona affetta da depressione invalidante; quello che ha la mamma di Alba, infatti, è qualcosa di più di una semplice depressione, soffre di psicosi, di momenti di delirio totale. C’è un dovere dello scrittore, che è quello di vedere nelle crepe e se certi argomenti restano dei tabù è perché ne abbiamo paura; ma se li si affronta e ci si guarda dentro, solo allora si comprende che è inutile avere questa paura perché di fatto possiamo imparare molto anche da persone che soffrono.

“Se nessuno sa dove sei” di Laura Bonaiuti: l’amore che risveglia l’istinto alla vita

L’amore può davvero salvare una vita? O è una leggenda, una fantasia, un’utopia alla quale abbiamo bisogno di aggrapparci per continuare a sperare e a vivere?

Non è un’utopia. Qualche volta può salvare davvero. Nel caso di Alba, lei viene salvata da un bambino, quando nel bagno vede prendere forma dalle pareti sul muro questo bambino che è stato suo amico per tanto tempo. Ma forse più che l’amore ci salvano i sentimenti forti, l’amore inteso come sentimento universale. Però ci salva anche l’amore duro, quello che ci mette di fronte alle difficoltà, che ci sfida, ci sprona, un’emozione forte. Come quelle che prova Alba e che risveglia il suo istinto alla vita.

 

Ma se nessuno sa dove sei, come fa l’amore a trovarti e a salvarti?

Alba si nasconde, si nasconde perché non ha capito come si vive; quando lo capisce, comprende anche che ha vissuto con molta più fatica di quanta sarebbe stata necessaria. Ma si fa trovare dall’amore e, anzi, lo va a cercare, perché fa anche una scelta coraggiosa, fare questo viaggio e andarsene e lì si percepisce quanto possa essere intenso questo sentimento, che personalmente anche le invidio.

“Se nessuno sa dove sei” di Laura Bonaiuti: l’amore che risveglia l’istinto alla vita

Un piccolo gioco: questa è la mia copia del libro. Come può vedere sfogliandola, ci sono delle sottolineature. Sono le frasi che mi hanno più colpita, quelle in cui mi sono ritrovata, quelle che non voglio dimenticare. Mentre le scriveva, pensava che potessero avere questo effetto su qualcuno?

[Prende la mia copia del suo libro con una certa timidezza, lo sfoglia delicatamente. Si capisce all’istante il pudore di entrare nella vita di qualcun altro, benché invitata, benché attraverso lo specchio creato dalle sue parole, n.d.r]. Alcune sì. Ci sono dei punti centrali nel libro e quelli che vedo sottolineati sono, in effetti, i punti che sento anche più miei perché vissuti, seppure attraverso gli occhi degli altri, con maggiore intensità. Il lettore attento sa capire dove si nasconde lo scrittore.

 

Per finire: cosa legge Laura Bonaiuti? Una cinquina di autori che, anche se non l’hanno direttamente ispirata, considera maestri d’arte o di vita?

Leggo autori come Niccolò Ammanniti, il mio maestro del romanzo psicologico, l’americano Patrick McGrath a cui invidio moltissimo la capacità di entrare nella psicologia dei personaggi. E poi Carver, Alice Munro, anche nell’ottica di ripulire la scrittura quando è troppo retorica, che è un rischio che come scrittrice a volte corro: frasi nette, molte pause, mi servono… Alessandro Baricco, che mi ha fatto sognare con alcuni suoi libri, non tutti però…

 

Sapere chi siamo, sapere cosa siamo, sapere a che punto della nostra vita siamo. Perché, come ricorda questo esordio di Laura Bonaiuti, se nessuno sa dove sei è difficile salvarci dai nostri demoni interiori.


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