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Scrivere per i giovani. Intervista a Gayle Forman, tra scrittura e impegno civile

Scrivere per i giovani. Intervista a Gayle Forman, tra scrittura e impegno civileGayle Forman, autrice americana di Il nostro giorno migliore (Mondadori, 2018 – traduzione di Alice Casarini) e di tanti altri romanzi Young Adult di successo, tra cui il più noto è senz'altro Resta anche domani (Mondadori, 2009 – traduzione di Simona Mambrini), portato con successo sul grande schermo nel 2014, è venuta in Italia per una breve vacanza con la sua famiglia e ne ha approfittato per incontrare un gruppo di blogger nella sede romana della casa editrice Mondadori.

Quello che accomuna tutti i romanzi di Forman è la scelta di protagonisti in bilico tra minore e maggiore età, in quella fascia che va grosso modo dai diciassette ai vent'anni e che costituisce il passaggio obbligato al mondo degli adulti. È in quel periodo che ogni ragazza o ragazzo si trova a dover fare i conti con le proprie aspirazioni da trasformare in obiettivi reali, con il rapporto con i genitori ed eventuali criticità familiari, infine con gli amici e con gli amori, perché non tutti i legami intessuti durante l'adolescenza sono destinati a resistere nel mondo adulto.

Gayle Forman, che ha lavorato per anni come giornalista nelle riviste destinate al pubblico giovanile, ha sviluppato una grande sensibilità alle diverse tematiche adolescenziali, facendone i punti di forza dei suoi romanzi. Resta anche domani, ad esempio, il suo libro di maggior successo, racconta l'esperienza di Mia, una diciassettenne che, ricoverata in ospedale in bilico tra la vita e la morte dopo un terribile incidente d'auto che ha distrutto la sua famiglia, si ritrova a osservare, in una sorta di scissione dal proprio corpo martoriato, i comportamenti di parenti ed amici accorsi al suo capezzale, sospesa nell'indecisione se lasciarsi morire o tentare di sopravvivere.

 

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I tre protagonisti dell'ultimo romanzo, Il nostro giorno migliore, sono invece tre ragazzi provenienti da ambienti completamente diversi, ma accomunati dal fatto di essere tutti in un momento di profonda crisi personale: dopo essere entrati in contatto in modo del tutto casuale in un parco di New York, finiscono per trascorrere insieme una lunga giornata carica di avvenimenti ed emozioni, da cui usciranno più forti e determinati.

Scrivere per i giovani. Intervista a Gayle Forman, tra scrittura e impegno civile

Ma come si diventa scrittrici di romanzi Young Adult? Ecco quello che ci ha raccontato Gayle Forman.

 

Su Instagram lei ha pubblicato il suo proposito per il nuovo anno che era «scrivere di più, leggere di più, resistere di più». Cosa ci può dire a questo proposito?

Ho iniziato a farmi coinvolgere maggiormente dalla vita politica dopo le ultime elezioni, partecipando alle riunioni di alcune organizzazioni che si propongono di cambiare un po' quello che accade negli Stati Uniti, ma soprattutto di riflettere e cercare di capire cosa vogliono davvero le persone. Credo che scrivere, leggere e resistere di più siano collegati tra loro perché oggi c'è una mancanza di empatia, un vedere l'altro come una persona diversa da te e anche un demonizzare l'altro, per cui credo che si debba intervenire e resistere a questa ondata. È invece molto importante cercare di mettersi nei panni degli altri, cercare di vivere la loro vita e i loro bisogni. Il mio intento è quindi quello di cambiare la politica.

 

Il suo modo di scrivere è cambiato dopo questa presa di posizione?

È molto importante scrivere per i giovani, perché ti dà un ruolo importante. Dopo le elezioni ho sentito la necessità di esprimere la mia rabbia come donna, perché c'è stata una forte ondata di misoginia. In particolare, nell'ultimo libro descrivo tre personaggi completamente diversi tra loro, che però hanno tantissimo in comune: volevo mostrare gli aspetti comuni nella differenza.

La seconda esigenza era di resistenza: avevo bisogno di impegnarmi sul serio, per cui partecipo a un gruppo molto attivo, e questo è diventato per me una specie di lavoro part time, perché non volevo sentirmi sempre e solo confinata a scrivere. Essere un'attivista aiuta la mia salute mentale, perché non volevo più limitarmi a restare seduta e mandare qualche tweet, intendevo fare qualcosa di concreto, proprio come la scrittura mi permette di elaborare delle emozioni.

 

Qual è allora la sua visione del futuro per le nuove generazioni, in America ma anche in Europa, visto che pure qui non siamo messi molto bene? È ottimista o pessimista?

Sono dei Gemelli... quindi sono sia ottimista, sia pessimista. Credo che in questo momento viviamo in un mondo terrificante, avvolto da un'ombra cupa e oscura per una serie di motivi: il cambiamento climatico prima di tutto, con l'incapacità che abbiamo di reagire a questo problema. A volte penso che siamo alla fine di tutti i tempi, poi però avverto anche l'opposto, grazie all'azione degli attivisti, in particolare dei giovani che in America, in qualche modo, costringono l'opinione pubblica a focalizzarsi sull'intersezionalità: un incrocio di femminismo, diritti civili, razzismo, LGBT, problemi che vengono affrontati dai giovani in maniera incredibile. Voi in Europa penserete che in America siamo pazzi conil problema delle armi, e davvero c'è un atteggiamento contrario a ogni forma di buonsenso, eppure credo che i giovani abbiano una consapevolezza di tutti questi problemi e un modo di affrontarli con cui saranno in grado di gestire il pianeta, se non glielo consegneremo totalmente guasto.

Scrivere per i giovani. Intervista a Gayle Forman, tra scrittura e impegno civile

Ho letto Resta anche domani dopo aver visto il film, e da lì ho letto altri suoi romanzi. Sono tutti libri che affrontano il dolore nella maniera più profonda, ma al tempo stesso rimangono su un piano molto luminoso, molto soft. Si è relazionata con persone che hanno vissuto questo genere di esperienze, ne ha di personali oppure ha lavorato solo di fantasia?

Direi tutte e tre le cose. Quello che ci fa immedesimare con i personaggi di un libro sono le emozioni, che per esserci familiari devono essere universali. A volte mi dicono che scrivo libri troppo dark, ma per me non sono affatto oscuri, bensì pieni di speranza. In realtà, io mostro come dei giovani, che vivono spesso in condizioni disagiate e sono costretti ad affrontare situazioni in apparenza travolgenti, colgono l'occasione per realizzare qualcosa.

A volte, temiamo di non sapere come comportarci in una certa situazione, ma poi scopriamo di poter trovare nell'unione con gli altri molto coraggio, molto conforto, una specie di grazia che ci arriva in modo inatteso.

 

Come affronta ogni nuovo romanzo? Soffre di ansia da prestazione?

Possono accadere tante cose nelle settimane e nei mesi che precedono l'uscita di un libro, ma in fondo questa è la parte migliore. Il successo di un libro è fatto al dieci per cento dalla sua scrittura e al novanta per cento da tempistica e fortuna, che non si possono controllare.

Mentre un libro esce, di solito ne scrivo un altro, perché quella è la parte che posso controllare e mi mantiene in equilibrio. A volte è necessario un tempo aggiuntivo perché un romanzo ottenga lo stesso successo degli altri, per cui il giorno in cui esce un nuovo libro cerco più che altro di pensare che sia una giornata come tutte le altre, anche perché è raro che il successo sia proprio immediato.

 

A cosa sta lavorando adesso? Ha dei progetti?

Sì, in questo periodo mi sento una specie di giocoliere che deve tenere in ballo molte cose. Il primo è l'audiolibro di un romanzo storico molto complicato, con personaggi più giovani, che dovrebbe uscire l'anno prossimo, e poi ho un paio di progetti che riguardano la televisione.

Scrivere per i giovani. Intervista a Gayle Forman, tra scrittura e impegno civile

Nei suoi romanzi ci sono spesso personaggi che suonano o cantano. Quanto è importante la musica per la sua scrittura?

Non sono una musicista e mentre scrivevo quest'ultimo libro ho evitato di ascoltare la musica perché avevo bisogno di molta concentrazione. Credo però che nella musica ci sia qualcosa che ha a che fare con lo spazio emotivo profondo che tutti noi abbiamo: certi brani suscitano in noi emozioni molto forti. Credo che musica e amore siano fortemente interconnessi.

 

Quando inizia un nuovo libro pianifica o si lascia trasportare solo dall'ispirazione?

Di solito non ho un piano preciso. Normalmente ho un inizio molto forte, so dove voglio arrivare ma al centro c'è una grande matassa di niente e quindi i personaggi si sviluppano mentre procedo.

Per esempio, nell'ultimo libro avevo lavorato molto sulla famiglia di Harun, ma poi ho utilizzato solo una piccola parte di questo lavoro, anche se il tutto mi ha aiutato a capire il personaggio. Molto lavoro fatto durante la scrittura sembra inutile, ma poi serve in momenti diversi. Bisogna però stare attenti a non finire in un vicolo cieco, o a prendere svolte sbagliate. Non bisogna neanche sforzarsi troppo sull'idea iniziale, ma lasciarsi andare nel processo di scrittura.

 

Perché ha scelto di scrivere proprio per la fascia di lettori Young Adult?

Non è stata una decisione cosciente, ma qualcosa mi ha sempre spinto in quella direzione. Prima di scrivere romanzi ero una giornalista e scrivevo per il pubblico dei giovani adulti, che secondo me era molto attento e impegnato, pronto a esprimere la rabbia di fronte a ogni ingiustizia. Quando ho scritto il primo romanzo mi sono accorta che stavo continuando il lavoro precedente nella stessa direzione.

 

A distanza di anni cambierebbe qualcosa delle storie passate oppure le riscriverebbe allo stesso modo?

Un libro non viene mai finito, viene semplicemente pubblicato. Ci sono tante cose che cambierei dopo, ma ho anche libri rimasti nel cassetto perché non li sentivo pronti per la pubblicazione, altri che sicuramente potrei riscrivere in modo diverso.

 

In diversi suoi romanzi ci sono momenti drammatici come incidenti stradali o malattie improvvise. Perché è necessario avere eventi così drammatici e che colpiscono pesantemente i personaggi nel corpo per cambiare il corso delle cose?

Non è necessario un evento fortemente drammatico per riorganizzare la propria vita, ma può servire: il momento decisivo è quando ci si rende conto che si è arrivati a un punto morto della proprio esistenza e che occorre modificare qualcosa. Questo può accadere anche in una giornata qualsiasi, e succede quasi sempre col passaggio alla maggiore età.

 

Da scrittrice, che effetto le ha fatto vedere i suoi personaggi sullo schermo quando è stato realizzato il film? Ha avuto problemi con la sceneggiatura o qualche tipo di conflitto sulle scelte fatte?

In principio ero abbastanza scettica, perché spesso i film tratti dai libri sono proprio brutti, ma siccome ci sono voluti sei o sette anni per realizzare il progetto, ho avuto modo di conoscere con calma regista e sceneggiatori. Il lavoro è stato fatto molto bene e molti lettori mi hanno detto di non aver avvertito differenze tra la storia narrata nel libro e quella apparsa sullo schermo.

Scrivere per i giovani. Intervista a Gayle Forman, tra scrittura e impegno civile

Com'è il suo rapporto con i lettori, soprattutto quando si reca nelle scuole?

Adoro incontrare lettori e non lettori, soprattutto quando i ragazzi in principio appaiono indifferenti e poi si fanno coinvolgere. Sono spesso critici nei confronti della scrittura e mi costringono ad approfondire certi temi, per cui sono molto grata ai miei lettori per gli stimoli che mi offrono.

 

Ambienterebbe mai un romanzo in Italia?

Le mie figlie adorano l'Italia e in questi giorni mi hanno detto che vorrebbero vivere qui. Ho ambientato un romanzo in Francia, ma si sarebbe potuto svolgere anche qua.

 

Quali sono i suoi gusti da lettrice?

In genere ascolto non fiction e leggo la fiction, mi interessano molto gli autori contemporanei. Un libro mi ispira quando avverto subito una buona dose d'invidia nei confronti dell'autore, perché mi chiedo come abbia fatto a scrivere cose così belle. Trovo stimolante questo tipo d'ispirazione, che non significa copiare ma cercare di correre gli stessi rischi.

 

Le sue figlie cosa pensano di quello che scrive?

La maggiore, che ora ha quattordici anni, ne aveva circa dieci quando è uscito Resta anche domani e siccome tutti i suoi amici lo leggevano si è degnata di manifestare una certa attenzione, ma in generale sia lei, sia la sorella rimangono piuttosto neutre e non si esprimono. In fondo a loro la scrittura non piace perché è la cosa che mi allontana un po' dalla famiglia. La piccola, quando aveva sei anni, entrava in libreria e diceva "mia madre è un'autrice, se volete vi firma i libri".

 

Scriverebbe mai libri di genere diverso, per esempio un horror o un thriller?

Ho scritto per due terzi un distopico femminista, ma non so bene cosa farne, potrei forse trasformarlo in una graphic novel. Volevo anche scrivere un romanzo storico, ma facendo della scrittura un lavoro occorre trovare un equilibrio tra la propria parte creativa e quello che vuole l'editore, perché la realtà è sempre quella delle esigenze commerciali.

 

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Ha sempre voluto essere una scrittrice?

Inventavo storie molto dark già quando andavo all'asilo. Al college avevo iniziato gli studi di medicina, ma poi ho lasciato perdere. Viaggiando ho iniziato a fare la giornalista, ma mi sono sentita una scrittrice solo quando mi è venuta in mente la prima storia.


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Per la prima foto, copyright: Priscilla Du Preez su Unsplash.

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