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Scrittura creativa – La revisione

Scrittura creativa, RevisioneUltimato un racconto o un romanzo? È il momento della revisione, quello in cui la scrittura creativa diventa (ri)scrittura creativa. Sembra uno slogan: lapidario, semplice da ricordare. E invece, prima di tutto, è una verità inoppugnabile. Non si parla molto di revisione del testo nei manuali di narratologia; ci si focalizza su singoli aspetti tecnici, specialmente di tipo linguistico; non è facile reperire supporti teorici. Molto è lasciato al “fare”, all’esperienza individuale, perciò vi esorto a prendere le mie indicazioni come qualcosa di non strutturato ma comunque (spero) utile a suggerirvi un possibile percorso – che potreste personalizzare secondo le vostre esigenze – nell’arduo e insidioso compito di limare il vostro script. Anche nella prospettiva (perché no?) di concretizzarlo in una futura proposta editoriale.

Prima di tutto intendiamoci sui termini: revisione è diverso da editing. Parliamo comunque di processi imparentati tra loro, ma attuerete una revisione sui vostri testi, mentre l’editing è un intervento eseguito su testi altrui. Il vostro scritto potete stravolgerlo, amputarlo o dilatarlo come vi aggrada, per capirci. Su un testo diverso dal vostro dovete invece suggerire integrazioni, modifiche, tagli e spostamenti nel rispetto del registro adottato e dello stile del suo autore, frenando in voi possibili “invasioni di campo”, nonché l’impulso a coartare l’autore con le vostre “visioni” dell’opera.

Innanzitutto, terminata la prima stesura, vi consiglierei di lasciar decantare il vostro manoscritto. Prendetevi del tempo; almeno un paio di settimane potrebbe essere il tempo utile a far “svaporare” il coinvolgimento personale e le energie che avete mobilitato nella prima versione. La scrittura richiede lentezza; se non avete scadenze che vi pendono sul capo assecondate i suoi tempi lunghi, artigianali, da amanuensi e copisti medievali, per intenderci. Ne guadagnerete in qualità. Prima di tornare con sufficiente senso critico sul vostro lavoro, stampate il manoscritto. Non so voi, ma personalmente ho bisogno di un rapporto fisico con la pagina. Anche se la griglia finalizzata cambierà, vedere e toccare la pagina vi permetterà di apprezzare la distribuzione spaziale del testo, la lunghezza degli a capo, dei paragrafi, dei salti di riga o dei capitoli. Potrete evidenziare a colori, sottolineare e prendere appunti a margine del foglio.

Ho suddiviso le mie indicazioni di revisione in 3 distinte fasi, a scopo didattico e divulgativo. Vi consiglio di considerare le fasi non come dei momenti distinti ma tre diverse modalità di approccio al vostro testo che potete integrare, pure senza soluzione di continuità o nell’ordine in cui vado a illustrarle, se siete sufficientemente abili e consapevoli. L’importante è che le applichiate a singole porzioni di testo: concentrarvi su un singolo capitolo per volta o su un blocco di pagine (non più di 6-8) vi permette di mantenere un adeguato standard di attenzione e freschezza. Dovete essere vigili e riposati per evitare che il testo svicoli e si sottragga alla vostra indagine.

1) Fase del corpo astrale. L’ho definita così pensando a quei santoni che in corso di meditazione riescono a separare la propria anima dal corpo fisico e farla vagare nell’universo. L’impresa consiste nello sdoppiare il vostro “io”; l’io lettore deve prendere le distanze dall’io autore, dal suo amor proprio e dalla sua sicumera. Deve vincere le sue resistenze e guadagnare in obiettività. Rinchiudetevi nel vostro studio o nella vostra cameretta: dovrete essere soli. Cominciate a leggere a voce alta il vostro scritto; fate appello a tutto il vostro senso musicale: meglio ancora se avete delle effettive conoscenze o nozioni di musica. Ascoltate il respiro della vostra prosa, apprezzatene il ritmo e la cadenza. Qui l’avete effettivamente voluta così concitata, frettolosa? È sincopata, come un brano jazz, o in levare come uno ska? Ha un andamento paratattico (tic, tac – punto; tic, tac – punto)? Avete coltivato un florilegio di subordinate? Vi piace il suono di quel che avete scritto? L’io lettore dovrà essere molto esigente; non potrete eluderlo, non avete scampo come autori. Sarà impietoso, per il vostro bene. La domanda più spietata che il vostro io lettore si porrà, alla fine del capitolo, sarà: «Lo leggerei un romanzo come questo? Lo acquisterei se lo trovassi in libreria?»

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2) Fase del tagliandoDopo una prima lettura “di pancia” segue il lavoro sporco. È la fase più tecnica e viene detta “del tagliando” proprio perché la metafora è calzante: portate l’auto in officina per testare l’elettronica, cambiare il filtro e l’olio, le pastiglie dei freni, effettuare la convergenza degli pneumatici eccetera. Passerete il testo al setaccio, alla ricerca di refusi, di errori grammaticali, di ripetizioni e di ridondanze. Ci sono dei paragrafi troppo lunghi? Vanno spezzati, per dare maggiore ritmo e agio al respiro (l’io lettore quasi ci si strozzava, annaspava alla ricerca del punto). Curate la punteggiatura: le virgole sono tutte al loro posto? Ogni tanto ricordatevi di inserire un punto e virgola. Usate a sproposito i puntini di sospensione? La pagina non è uno spezzatino. Attenzione agli avverbi: sono come la gramigna e vanno estirpati. Conservate solo lo stretto necessario. Il mese scorso mi è capitato di infilare una sfilza di avverbi in –mente nei miei articoli e di non accorgermene. Fortuna che qualcuno mi ha letto e fornito assistenza. Ricorrere a un lettore esterno (un amico competente, per esempio) è un supporto preziosissimo. Controllate la concordanza dei verbi. Curate il lessico; osservate che non ci sia un’eccessiva ricorrenza degli stessi termini. Si chiama culto della variatio, una tradizione che noi italiani ci portiamo dietro fin dal Duecento. Munitevi di utili strumenti del mestiere: un vocabolario o le garzantine di Italiano (per la grammatica, la sintassi e i vari dubbi); una buona grammatica italiana, come la Salvi-Vanelli, edita da Il Mulino; ancora: Il nuovo manuale di stile di Zanichelli, ma ce ne sono a iosa. Per non dire di un dizionario dei sinonimi e contrari. Fate molta attenzione ai dialoghi: come suonavano all’io lettore? Li ha trovati di suo gusto: erano verosimili? Inducevano sbadigli sospetti? Meglio ritoccarli, renderli più agili e frizzanti. Controllate anche le didascalie: servivano a creare maggior ritmo? Evocavano bene il contesto della conversazione, creavano intriganti effetti di “diversivo”? Come stiamo a descrizioni? È tutto chiaro, avete l’impressione che il messaggio sia stato indirizzato in maniera adeguata? O l’io lettore ha rivelato delle frasi ambivalenti, delle proposizioni che andrebbero più circostanziate, dei passaggi dove focalizzare di più l’attenzione del lettore e fornirgli ulteriori elementi? Ci sono degli anacoluti, delle autoreferenzialità, delle occorrenze gergali là dove non sarebbe opportuno? Che dire delle metafore? Vi sembra siano azzeccate e poco convenzionali? Se «i capelli di lei ondeggiavano al vento» può risultare la solita minestra (i capelli come le onde del mare), dire che «i suoi denti erano bianchi come un gregge di pecore» o «regolari come un esercito schierato in battaglia» è meno comune. Dipende dall’effetto che desiderate indurre nel lettore: colpirlo col vostro stile ricercato, farlo sorridere o altro. Modificate. A ben guardare si potrebbe scrivere un manuale solo per questa fase della revisione.

3) Fase dell’atto di doloreNon giriamoci intorno: riscrivere è doloroso. La scrittura è vischiosa; una volta che l’abbiamo oggettivata sulla pagina, ci resiste. Ci si affeziona a quel che abbiamo scritto. Di primo acchito non vorremmo contrabbandarlo con alcuna frase adamantina al mondo. Perché non l’abbiamo scritta noi. Cerchiamo di farci un’idea generale del nostro lavoro: può essere che dei capitoli o dei passaggi in particolare, pur piacevoli e colmi di buone idee e soluzioni, non siano pertinenti o funzionali a rappresentare quel che ci proponevamo. Magari frenano il dettato, o ci fanno divagare e gigioneggiare; stiamo perdendo di vista il bersaglio. Bisogna trovare il coraggio di sfrondare, di tagliare ancora. Va tenuto solo quel ch’è in stretta relazione, che si armonizza bene con l’ecosistema “narrativo” che abbiamo contribuito a creare. Valutiamo di spezzare la descrizione di un personaggio, di spostare dei segmenti narrativi, di tornarci sopra in un altro capitolo. Meglio ancora: Show, don’t tell! Cerchiamo di focalizzarci sulle azioni, sugli eventi della nostra storia. Mostriamo, evitiamo di sbrodolarci addosso. Il personaggio si spiegherà per quello che compie o afferma. Talvolta ci sono dei salti logici: abbiamo dilatato troppo un evento di per sé marginale e risolto bruscamente un fatto cruciale che imprime una svolta all’intreccio. Chiediamoci se ci soddisfa, se è l’effetto che ci siamo proposti o se è il caso di tornarci sopra: di andare giù di mannaia e riscrivere. In alcuni casi, è così anche per i tempi verbali. Una volta ho scritto di un sogno; rileggendo il tutto c’era qualcosa che non mi andava a genio. Ho provato a sostituire i tempi dei verbi, da remoto a imperfetto, come parlano i bambini, collocando gli eventi in una dimensione vaga e non precisata… Funzionava. «Mi pento e mi dolgo dei miei peccati», dovremmo salmodiare. E riscrivere. Anche interi capitoli. Una, due, tre, dieci volte. Fino a che l’io lettore non ci dà un qualche cenno di soddisfazione.

Non è una passeggiata, insomma. Vi sarete resi conto che sono richieste motivazioni, dedizione e allenamento per la revisione del testo, così come per tutta la scrittura creativa, più simile a una maratona: non si improvvisa. Un caro saluto a tutti.

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Commenti

Ho letto il suo articolo, molto interessante. Limitatamente all'ambito di questo suo brano, cosa è da intendersi con la dicitura "scrittura creativa"?
La ringrazio.

Grazie a lei Concetta. Facciamo prima a circoscrivere il concetto di "scrittura creativa" partendo da cosa non è. La scrittura creativa non è la scrittura vincolata agli ordini professionali e di settore. Quando il medico fa una diagnosi, scrive un referto seguendo le direttive di una scrittura (con un lessico e una terminologia) inerente alla sua professione; vale lo stesso per le scritture burocratiche e della pubblica amministrazione in generale. Il concetto può essere esteso a quelle scritture settoriali che rientrano in ambiti specialistici: filosofici, psichiatrici, legali, giornalistici giusto per fare qualche esempio. Per "scrittura creativa" si intende invece una pratica della scrittura riferita all'invenzione e all'immaginazione. La scrittura creativa produce opere di narrativa (romanzi e racconti), poesia e poemi, teatro, sceneggiature per il cinema e il fumetto, radiodrammi (o programmi radiofonici in generale) e pubblicità.

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